A Montepescali l’anteprima dell’ultimo libro di Baglioni: ecco la presentazione di “Incerta sicurezza” fotogallery

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MONTEPESCALI – Nel tardo pomeriggio del 12 settembre scorso, a Montepescali (Grosseto), la chiesa di san Niccolò si è riempita di persone mascherate, non già per un raduno di Carnevale fuori stagione, ma per assistere alla presentazione del libro di Umberto Baglioni “Incerta sicurezza”, pubblicato nel dicembre 2019 da Vecchiarelli Editore, con sede in Manziana (Roma).

La chiesa, gentilmente concessa dal parroco locale, era ancora addobbata dei fiori di un matrimonio andato in scena al mattino, appena incignati dal calore dell’afosa giornata tardo-estiva.

Il battesimo pubblico dell’opera era stato previsto in origine per la primavera 2020, ma fu cancellato dall’insorgere dell’epidemia e conseguenti divieti.

L’ente organizzatore, cioè la Società operaia di mutuo soccorso di Montepescali (Soms: storico sodalizio risalente al 1884), lo ha però mantenuto in agenda grazie alla tenace volontà del suo presidente, Gianluca D’Ascoli, fino a che non è stato possibile realizzare l’incontro in condizioni di sicurezza.

I lavori sono stati presieduti dallo stesso D’Ascoli, coadiuvato da Luisella Carnesecchi. Non è mancato né l’ascolto dell’Amministrazione comunale di Grosseto, che ha dato il suo patrocinio, né l’attenzione della Biblioteca Chelliana, presente sabato 12 col suo attuale vertice, Anna Bonelli, grazie alla quale da qualche anno la struttura è più sensibile alle iniziative di promozione della lettura anche fuori dal perimetro della biblioteca.

Alla finalità culturale si aggiungeva in questo caso una finalità solidale: Baglioni ha sempre voluto infatti che i proventi della sua scrittura andassero a vantaggio di enti e/o associazioni operanti nel cosiddetto Terzo Settore: in questo caso la Soms, d’intesa con l’Autore, li ha devoluti all’Associazione Genitori per la cura e l’assistenza ai bambini affetti da leucemia o tumore (A.G.B.A.L.T.), ricoverati all’Ospedale Santa Chiara di Pisa. La risposta è stata generosa.

La biografia letteraria di Baglioni (c’è chi dice la sua seconda vita, dato che nello stesso anno aveva concluso la carriera militare nell’Arma dei Carabinieri) inizia nel 2010, sempre da Vecchiarelli, con Via Pannocchiesca, toponimo derivato dal cognome di Nello, marito geloso e uxoricida della Pia de’ Tolomei, che si riferisce alla strada di Montepescali nella quale l’Autore trascorse l’infanzia. A quel non più vicinissimo racconto autobiografico hanno fatto séguito, scandendo il decennio, due raccolte di produzione poetica a metro libero, dal titolo, Pensieri che affiorano alla mente (2011) e Qua e là (2016).

A tanta distanza dall’orizzonte dell’opera prima, Baglioni ritorna così alla narrazione. Nel nuovo racconto lungo egli non segue la sequenza dei fatti, ma sviluppa i piani cronologici con ritmo musicale creando assonanze e consonanze, intreccia i temi, infoltisce la schiera dei personaggi umani ed animali cui viene data voce, con quasi pari diritto: Sinfonia concertante in quattro movimenti e un finale recita non a caso il sottotitolo del libro, e alla nota di esecuzione si potrebbe forse aggiungere per soli e coro.

Il contrappunto si realizza quando egli mette in scena, con afflato mistico particolare e quasi fosse un personaggio, la Morte, ripetutamente introdotta per dare voce al silenzio eterno. Si rappresentano così nettamente (e non per questo senza empatia) fatti e sentimenti di mezzo secolo di vita professionale, famigliare, sociale: lo hanno sottolineato con puntualità di riferimenti i due esperti in materia letteraria incaricati della presentazione: Monica Storini, dell’Università di Roma1 La Sapienza, e Manfred Pfister, dell’Accademia delle scienze di Berlino. La prima ha sviluppato in modo particolare il tema della contemporaneità ricostruita a memoria giustapponendo livelli cronologici diversi a partire da pretesti occasionali e lontani; come ha detto esplicitamente, celiando ma non troppo, Storini è andata a cercare le madeleinette di Baglioni.

Quanto a Pfister, egli era, per la verità, fisicamente assente, dato che all’ultimo momento il suo volo Berlino-Pisa è stato annullato (sempre causa Covid-19); ma avendo avuto cura di farsi precedere dalla spedizione del testo, redatto direttamente in perfetto Italiano, abbiamo potuto egualmente conoscere il suo pensiero, letto con professionalità teatrale da Rossella Russo, autrice della postfazione e quindi precoce conoscitrice di Incerta sicurezza. Egli si è soffermato in particolare sulla dualità vita civile / vita militare, aiutato dall’avere studiato a fondo Edmondo De Amicis e i suoi bozzetti (1884) per presentarne al pubblico tedesco Liebe und Gymnastik nel 2013. Per capire meglio l’adesione di Manfred al tema Baglioni, nonché la sua padronanza dell’Italiano, va detto però che anch’egli vive parte dell’anno in Via Pannocchiesca, e del libro omonimo fu primo presentatore dieci anni or sono.

Ambedue le relazioni si sono giovate della collaborazione di Gabriella Rossi e di Fabiana Paladini, alternatesi al microfono per la lettura delle citazioni selezionate dai relatori.

“Chi stende queste note era presente alla manifestazione con due ruoli. Mi obbligava alla presenza il compito, quale vicepresidente della Vecchiarelli Editore, di sopperire all’assenza forzata del presidente e fondatore della Casa editrice, l’amico Varo Augusto Vecchiarelli, impedito a muoversi da un occasionale ma cogente inconveniente di salute. Ero stato inoltre fra i primi lettori del manoscritto di Via Pannocchiesca, persuadendomi da subito della sua qualità e della opportunità di acquisirlo; ho poi seguìto il percorso decisionale che ha portato alla pubblicazione delle due raccolte poetiche, e infine per Incerta sicurezza mi sono occupato del suo inserimento nel ciclo produttivo: dalle scelte di realizzazione tecnica fino alle ultime bozze impaginate”.

A parlare Piero Innocenti, già professore nelle università di Firenze, Potenza, Salerno, Viterbo, Siena, Roma San Pio V, La Sapienza di Roma.

“L’obbligo, diciamo così, cerimoniale / aziendale – prosegue – è stato reso particolarmente gradito dal fatto di essere stato, quando ancora non era manifesta la vocazione letteraria dell’Autore, prima vicino di casa dei suoi genitori, e poi suo amico personale. Ho trovato dunque piacevole razionalmente ed emotivamente vivere la giornata di sabato 12 come conciliazione dello sdoppiamento di ruolo: mi pare di avere apprezzato ciò che la più gran parte dei presenti sembrava condividere.

Prima di tutto, la novità letteraria che consolida una presenza d’autore matura e consapevole, non più da esordiente; circolava nell’aria una certa curiosità di conoscere quali possano essere gli sviluppi futuri della sua vena d’autore. In secondo luogo, il piacere di vedere fra il pubblico molti amici della Vecchiarelli, inclusi alcuni autori presenti in catalogo con loro monografie o che hanno scritto sulle sue riviste: a partire da Anna Bonelli, già menzionata direttrice della Chelliana, che figura in catalogo con la sua storia dei progetti di rinnovamento della biblioteca, uscita nel 2008, e con un attento studio della biblioteca personale del compianto Pino Lombardi (divisa fra Parigi e Viterbo), uscito due anni prima.

A questo si lega l’ulteriore compiacimento di vedere che la narrativa, quota piccolissima all’interno della nostra produzione (per il 90% pubblicazioni scientifiche di ambito bibliografico-storico, destinate al mercato estero più che a quello italiano), contribuisce però positivamente al profilo aziendale e alla qualità dell’insieme.

Ho colto anche aspetti apparentemente di contorno, ma che secondari forse non sono; l’avere riempito una chiesa per la presentazione di un libro è di per sé notevole; averlo fatto per finalità solidale, non per ossessione d’immagine, lo è ancora di più.

Infine e per chiudere vorrei proporre una riflessione sulla provenienza del pubblico, distribuito abbastanza uniformemente, a parte i curiosi da altrove, fra le due contigue frazioni di Braccagni e Montepescali: di fatto una conurbazione, però con personalità bipolare. Infrequente vederli sotto lo stesso tetto. Chi conosce la vita dei piccoli centri e i suoi talvolta imperscrutabili criteri di rivalità, penso sia in grado di cogliere la sfumatura e il significato comunitario di questa caratteristica della giornata: dovuta certamente a fisionomia e prestigio dell’Autore presentato e dei suoi presentatori, ma anche alle finalità solidali e inclusive dell’ente promotore, che mi sembrano, in questa circostanza, raggiunte.

Ingredienti semplici – conclude -, come si vede, ma quasi sempre di buona riuscita”.

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