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Lega contro sindaco: «La pagina Facebook del Comune non è la sua, non può parlare in prima persona»

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MASSA MARITTIMA – “Pur apprezzandone la buona intenzione, sicuramente gradita ad una parte della popolazione massetana, a nostro parere una pagina ufficiale, quindi istituzionale, di un Comune non dovrebbe parlare in prima persona. Essa dovrebbe avere un curatore o un portavoce ed essere ufficiale e non personale”.

A parlare è Daniele Brogi, del capogruppo della Lega nel Consiglio comunale di Massa Marittima.

“Una consuetudine questa non rispettata dal nostro sindaco, Marcello Giuntini – continua -, che considera scontato che si capisca sia lui a parlare quando si affaccia su Facebook e parla in prima persona, per dire la sua, sulla pagina ufficiale del comune, come se fosse il terrazzo di casa sua.

È una scelta linguistica ed espressiva questa che rende tanto più amaro il contenuto stesso del messaggio del sindaco quanto diretto e gradito ai suoi sostenitori.

Noi come Lega, di solito, quando ci interessiamo socialmente e politicamente delle criticità locali, intervenendo con delle proposte o critiche per innescare un dibattito come abbiamo fatto per la richiesta di vigilare con più rigore sui rientri nelle nostre comunità locali di abitanti non residenti da paesi a rischio Covid, siamo considerati ‘sciacalli’ in cerca di visibilità da chi, per esempio, non è abituato ad essere contrastato da un’opposizione.

Un protocollo questo che il nostro Pd locale, e non solo, usa come arma di difesa ogni volta che un gruppo politico gli fa opposizione.

Il triste episodio che ha portato, con premura, il nostro primo cittadino a dire la sua sui social, diventa quindi (agli occhi delle coscienze di sinistra) strumentalizzato se affrontato da noi, giusto se affrontato dal sindaco con la consuetudine del faccia a faccia, ovvero: seguo i vostri scambi sui social, non intervengo fino a quando non mi indigno per la piega che sta prendendo un argomento, scrivo su facebook sulla pagina ufficiale del Comune, metto in stampatello alcune parole come se stessi alzando la voce e invoco il ‘controllo sociale’ che apparentemente può sembrare una presa di coscienza sulla necessità di vigilare di più per assicurare il rispetto di fondamentali regole comportamentali ma, in realtà, sta solo per ‘se qualcuno vede qualcosa, denunci’.

Comportamento, quest’ultimo, indispensabile per una sana collaborazione, ma non sufficiente e, soprattutto, non auspicabile in una piccola comunità, dove non viene praticato per omertà o indifferenza, bensì perché ci si conosce tutti e sarebbe doloroso denunciare i figli, ad esempio, di una conoscente o di un parente addirittura.

Noi non ci stiamo ad essere racchiusi nelle accuse stereotipate della sinistra che ci vede sempre smaniosi di un palcoscenico, perché la nostra voce non viene da un astratto ‘terrazzo’ o pagina Facebook che sia, bensì dalla strada, quella che percorriamo per stare tra la gente.

E non esitiamo a denunciare la nostra preoccupazione – conclude – per il visibile quanto tangibile degrado della nostra cittadina, affidata ad una gestione buonista che, invece di essere preoccupato per la scadente sicurezza in cui viviamo, intervenendo con protocolli di prevenzione, si concentra di più nel fare opposizione all’opposizione per marcare i suoi fragili confini”.

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