Economia: la Maremma si difende grazie al turismo, ma il peggio potrebbe arrivare a fine anno

GROSSETO – I dati diffusi dalla Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno mettono in evidenza come fino ad oggi il sistema economico ha tenuto. Una convinzione che arriva dall’analisi del saldo tra la aziende che hanno chiuso e quelle che hanno aperto.

Si tra di una buona notizia in contesto come quello rappresentato dal 2020: nonostante il periodo sfavorevole alla creazione d’impresa, il saldo tra iscrizioni e cessazioni resta positivo, vale a dire che non si registrano cambiamenti rispetto ad un andamento che da anni caratterizza il secondo trimestre di ogni anno. Le preoccupazioni, viceversa, riguardano il secondo semestre dell’anno ed anche l’inizio del 2021: un periodo per il quale si teme di registrare il forte contraccolpo determinato dalla crisi pandemica.

“Mi preme innanzitutto sottolineare un fatto positivo: la stagione turistica in corso sta dando nelle nostre zone risultati soddisfacenti ed ha superato i forti timori iniziali – commenta il Presidente Riccardo Breda -. Con una nota di ottimismo, vorrei augurarmi che questo trend possa proseguire anche nei mesi futuri e trascini con sé tutto l’indotto, quell’economia del mare così importante per il territorio livornese e maremmano”.

“Tuttavia – prosegue – non si possono dimenticare altri settori che invece stanno subendo una crisi più accentuata. Il nostro report riporta i dati relativi ai mesi da aprile a giugno: vedremo in seguito cosa accade, ma è indubbio che gli effetti dell’emergenza sanitaria da Covid19 li registreremo nei prossimi lavori. Inoltre, mentre all’inizio dell’estate speravamo di lasciarci definitivamente alle spalle la pandemia, adesso lo scenario e’ cambiato. Il virus è purtroppo sempre tra noi e  tutti, imprenditori e cittadini, dobbiamo mantenere alta l’attenzione, attenendoci scrupolosamente ai protocolli di sicurezza per non dover essere costretti a chiudere di nuovo, con effetti che, non solo per il sistema economico, sarebbero devastanti”.

Sedi d’impresa registrate – Le sedi d’impresa registrate in Italia a metà 2020 ammontano a poco meno di 6,07 milioni, all’incirca 23 mila in meno rispetto a dodici mesi prima, lo 0,4% in termini relativi. Peggiore è l’andamento della Toscana, per il cui livello d’imprese (meno di 410 mila) si calcola una perdita abbastanza significativa: -0,9%.

Nel complesso, le sedi d’impresa presenti nelle province di Grosseto e Livorno si contano in 61.902 unità, ossia 209 in meno in ottica tendenziale, per un ammanco dello 0,3%; valore dunque in linea con quanto avvenuto in ambito nazionale e nettamente migliore di quello toscano. Presi singolarmente i due territori mostrano un trend simile: Grosseto (-0,3%) fa solo un po’ meglio di Livorno (-0,4%).

Come sovente accade allo scadere del secondo trimestre di ogni anno, anche per il 2020 si riscontrano variazioni congiunturali positive: +0,4% per la CCIAA della Maremma e del Tirreno (con medesime percentuali per entrambe le province), così come calcolato per l’Italia e +0,2% per la Toscana. Tale andamento sarebbe passato del tutto inosservato in un anno “qualsiasi” ma non è affatto banale nell’anno del Covid-19 e delle sue conseguenze sul mondo delle imprese: su tutte il periodo forzato di chiusura di una buona “fetta” di attività economiche. In estrema sintesi, il tessuto imprenditoriale nostrano mostra dunque una sostanziale tenuta nei numeri.

Considerando l’andamento della serie relativa alla CCIAA della Maremma e del Tirreno, si può affermare che, almeno dalla metà del 2016 alla metà del 2019, gli scostamenti osservati sono rimasti all’interno di una forbice che a malapena supera il punto percentuale e che, soprattutto, la tendenza era orientata ad una sostanziale stabilità numerica. Dalla seconda metà del 2019 si è cominciata ad osservare una certa tendenza alla diminuzione delle sedi d’impresa registrate; fenomeno già ampiamente anticipato dall’ambito regionale.

Secondo una tendenza già in atto ormai da qualche anno, nel corso del secondo trimestre 2020 è continuata la crescita delle società di capitale, anche se a ritmi inferiori rispetto al passato; al contempo si conferma l’arretramento più o meno sostanzioso delle altre forme giuridiche. Le società di capitale crescono localmente di 2,9 punti percentuali (Grosseto +3,7%, Livorno +2,4%), ossia in maniera più robusta di quanto avvenuto in Toscana (+0,6%) ed Italia (+1,8%). A causa del lockdown c’è sicuramente stato un rallentamento nel processo di creazione di nuove imprese (come si vedrà meglio nella parte dedicata alla natimortalità) così come quello di trasformazione di imprese già esistenti in società di capitale, tale rallentamento pare aver influito in maniera minore nelle dinamiche locali piuttosto che nei livelli territoriali più elevati.

Sedi d’impresa attive – Al 30 giugno 2020 le sedi d’impresa attive iscritte alla Camera della Maremma e del Tirreno si contano in 53.760 unità, ossia 321 in meno rispetto alla medesima data del 2019, differenza che vale il -0,6% in termini relativi, stesso valore messo a segno dalla Toscana ed inferiore a quello nazionale (-0,2%). Nel confronto fra le nostre due province, la perdita subita da Livorno (-0,7%) è peggiore di quella grossetana (-0,5%, in tabella 3). Italia esclusa, l’andamento delle sedi d’impresa attive è dunque peggiore di quanto visto per le registrate.

Negli ultimi due anni e mezzo si riscontra una lenta e generalizzata tendenza alla riduzione delle sedi d’impresa attive, il trimestre in esame non fa eccezione, anche se i livelli numerici osservati vedono un buon incremento in termini congiunturali (Maremma-Tirreno e Toscana +0,6%, Italia +0,4%). Il livello di imprese attive rilevato a metà anno è comunque inferiore a quello che si aveva a metà del decennio: il numero indice relativo al territorio della Maremma e Tirreno, pari a 99,4 punti base, s’inserisce tra quello toscano (98,4) e quello nazionale (99,8).

Gli andamenti tendenziali degli otto Sistemi Economici Locali (SEL) che compongono le due province sono orientati quasi tutti al ribasso, anche piuttosto “pesante”: è il caso dell’Amiata grossetano (-1,3%), dell’Albegna-Fiora (-1,2%) e della Val di Cornia (-1,1%). L’unica nota positiva viene dall’Area grossetana, che sperimenta un piccolo ma significativo incremento (+0,2%).

Dai grafici 3 e 4, in cui è presente lo storico (ultimi quattro anni) delle variazioni tendenziali dei SEL grossetani e livornesi, emerge che in pratica quasi nessun territorio può vantare un prolungato periodo di crescita in termini d’imprese attive. Da un lato solo l’Arcipelago livornese e, in minor misura, l’Area livornese; dall’altro le Colline metallifere e l’Area grossetana, mostrano aumenti numerici riconducibili ad un massimo di 5/6 trimestri consecutivi.

Settori economici – Passando alle variazioni tendenziali per settori (sedi d’impresa registrate, tabella 8), si osserva la diminuzione numerica dei due numericamente più rilevanti: più pesante e per certi versi attesa quella del commercio (-1,9%), più contenuta per l’agricoltura (-0,5%). A questi vanno aggiunti i “passi indietro” del manifatturiero (-0,8%) e, per la prima volta da diversi anni a questa parte, dell’alloggio e ristorazione, seppur di lieve entità (-0,1%).

Si rileva per contro l’ormai confermata fase di ascesa numerica delle imprese delle costruzioni (+0,8%) così come più in generale di tutti i comparti del settore terziario, con l’importante esclusione della logistica (trasporto e magazzinaggio, -0,9%).

Volgendo l’attenzione agli ultimi quattro anni, i settori che hanno evidenziato una costante crescita sono stati solo l’alloggio e ristorazione e, in misura assi inferiore, il primario. Per tutti gli altri si rilevano quasi solo arretramenti numerici, in particolare per manifatturiero e costruzioni, anche se queste ultime, come visto sopra, mostrano un cambio di rotta a partire dal secondo trimestre 2019.

Molti degli altri comparti del terziario appaiono d’altro canto in costante crescita: le attività professionali, scientifiche e tecniche, gli altri servizi e, soprattutto quello “promiscuo” del noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese, che ha evidenziato variazioni estremamente positive soprattutto nella prima parte del periodo considerato. Le attività immobiliari e la logistica hanno invece evidenziato un andamento opposto, seppur la prima pare aver “invertito la rotta” nello stesso momento in cui lo hanno fatto le costruzioni.

Unità locali – A fine giugno 2020 le unità locali registrate ammontano a 15.886 (7.255 ubicate in provincia di Grosseto e 8.631 in quella di Livorno), delle quali 9.579 aventi sede in provincia e 6.307 fuori provincia. Anche se non sostanziosa come nei trimestri precedenti, si rileva comunque una rinnovata crescita tendenziale delle unità locali aventi sede fuori provincia (+2,1%) e ad una più contenuta di quelle con sede in provincia (+0,3%); nel primo caso il fenomeno si riscontra anche altrove mentre nel secondo caso, va rilevata una sostanziale stabilità in Toscana (-0,1%).

Con la crescita delle localizzazioni si “argina” la perdita in termini di sedi d’impresa sopra commentata: la somma di sedi d’impresa e unità locali presenti nel Registro della CCIAA della Maremma e del Tirreno arriva così a 77.788 unità, valore che in un anno è solo lievemente diminuito (-0,1%), confermando una variazione in linea con quanto accaduto a livello nazionale e superiore a quella regionale (-0,6%).

Il livello di “plurilocalizzazione” delle due province è in crescita (0,26 unità locali per ogni sede contro le 0,25 dello scorso anno) e continua a restare più elevato sia della media regionale (0,24), sia di quella nazionale (0,21, in tabella 9).

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