Chicche di Maremma: il delitto di Poggio Strozzoni tra storia e leggenda

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PITIGLIANO – C’è un parco, nei pressi di Pitigliano, sconosciuto ai più, ma ricco di storia e leggende. E’ il Parco degli Orsini, fatto erigere molto probabilmente da Niccolò IV Orsini, che fu conte di Pitigliano in due distinti periodi, dal 1547 al 1562 e dal 1576 al 1580.  Le sue rovine insistono su un promontorio roccioso tufaceo dal curioso nome di Poggio Strozzoni, che si affaccia su Pitigliano e la vallata dove scorre il fiume Procchio.

Luogo fra i più suggestivi di Pitigliano, il parco era un tempo abbellito da meravigliose sculture rupestri, molte delle quali sono andate distrutte nel tempo a causa della friabilità della roccia tufacea usata per la loro realizzazione. Ma si possono ancora osservare molte sedute, gradinate, padiglioni e statue fantastiche, di cui una molto grande raffigurante una donna.

Nella stessa area sono visibili i ruderi della Chiesa, distrutta da un incendio nel 1911, e del Convento di San Francesco, entrambi risalenti agli inizi del XVI secolo, costruiti su progetto dell’architetto fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane.

Il luogo più caratteristico e famoso del parco è Poggio Strozzoni, dove sono concentrati la maggior parte dei resti. Leggenda vuole che intorno al nome del promontorio (Strozzoni) si nasconda una triste storia, che ha come protagonisti Orso Orsini, feroce conte di Pitigliano (1565-1575), e la su sventurata moglie.

Nel 1573 il conte Orsini uccise con l’inganno il giovane Galeazzo Farnese, figlio di Bertoldo, signore di Làtera (Viterbo), durante una battuta di caccia nella Selva del Lamone, posta al confine tra i due feudi.

Ma perché Orso Orsini uccise il povero Galeazzo, visto anche il loro legame di parentela e amicizia?

Secondo la tradizione popolare il movente del delitto fu la gelosia. “Il duchino”, come era chiamato il povero Galeazzo, si era invaghito della moglie di Orso. Si racconta che, subito dopo avere ucciso il ragazzo, il conte Orsini corse ad ammazzare la moglie, la bellissima Eleonora degli Atti da Morlupo. La trovò nel parco, allo sbocco di un passaggio sotterraneo proveniente dal castello, di cui egli stesso si serviva per recarsi a Sorano dove aveva numerose amanti.

Interrogata su cosa avesse fatto a Pitigliano durante la sua assenza, ella rispose provocatoriamente: «Quel che avete fatto voi a Sorano», segnando così la sua rovina. Orso la strangolò e poi gettò il suo corpo senza vita dal ponte giù nel Procchio. Dal misfatto, il luogo avrebbe preso il nome di Poggio dello strozzone, divenuto poi Poggio Strozzoni.

Secondo un’altra versione, invece, la domanda del conte fu: «Che si fa a Pitigliano?», e la risposta della contessa, del tutto ingenua: «oh, niente di diverso da quello che si fa a Sorano». Per cui, immaginando che la moglie sapesse cosa il marito faceva a Sorano, Orso credette di aver avuto conferma di essere stato tradito, così la uccise.

Come ci spiegano gli storici, l’uxoricidio avvenne realmente, ma non contestualmente al delitto di Galeazzo, il che rende problematico il collegamento fra i due omicidi. L’uccisione di Eleonora avvenne due anni dopo, nell’ottobre del 1575.

Contro Orso Orsini, già colpito da un bando imperiale due anni prima non avendo ottemperato all’ordine di cedere al fratello la Contea di Pitigliano, si scatenò un tumulto popolare che lo costrinse alla fuga. Orso si recò così a Firenze, tentando di recuperare il favore del granduca, ma Francesco I de Medici non gli concesse udienza. Il conte fu ucciso sul ponte Rubaconte – l’attuale Ponte Vecchio – nei primi giorni di marzo del 1576, raggiunto dagli emissari dei Farnese.

Tornando al termine “Strozzoni”, alcuni esperti escludono che la derivazione si riferisca alla triste vicenda dell’omicidio di Eleonora. In un documento del 1564, infatti, il promontorio veniva chiamato “Poggio sterzoni”, facendo riferimento, probabilmente, al termine “sterzare”, nel senso di “dividere il terreno in tre parti”, alludendo alla ripartizione del territorio in poderi oppure alla suddivisione naturale operata dai tre torrenti che delimitano il promontorio.

Un’altra ipotesi è che il termine “sterzoni” da cui deriverebbe “strozzoni” sia da collegare all’operazione della “sterzatura”, ovvero l’eliminazione dei polloni degli arbusti da legna per ottenere, al momento della raccolta, tronchi più robusti.

Fonte: Il parco di caccia degli Orsini a Pitigliano – Grosseto tra storia e leggenda di Marco Maria Melardi.

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