Spiagge, La Duna: «La rivincita di Scarlino, si sta trasformando nella Las Palmas di Maremma»

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SCARLINO – “Nel suo viaggio dell’800 verso la costa scarlinese, il granduca di Toscana definiva i nostri luoghi come selvaggi, dimenticati dagli uomini, con boschi e paludi impenetrabili. E cominciò la ‘civilizzazione’, le ferriere di Follonica, la bonifica della palude, la trasformazione delle aree umide in aree agricole con qualche allevamento e con una vita difficile, una vita come quella del west ricordato da  Luciano Bianciardi un secolo dopo, quando definiva Grosseto come la nostra Kansas city, una vita di frontiera”.

A parlare Marco Stefanini dell’associazione follonichese La Duna.

“E poi assieme alla fame vera e propria c’era la fame di terra, c’era il mare – prosegue -. Che ​ ha comunque sempre avuto un ruolo importante nel nostro golfo, progressivamente occupato da industrie e loro infrastrutture: Piombino e Scarlino. Un ruolo importante come strumento di movimento merci industriali, poca pesca e, dai primi anni del secolo scorso, una importanza sempre più grande per il turismo balneare grazie alle belle spiagge, alle acque basse e l’economicità dei luoghi che solo nel dopoguerra hanno cominciato ad avere una vera e propria industria turistica, tutta concentrata a Follonica.

Oggi, dopo aver assistito al grande sviluppo del tratto follonichese, anche la costa sud, quella scarlinese, sta valorizzando il proprio litorale, grazie ad una natura che è stata generosa laddove è stata libera di esprimersi, senza costrizioni e costruzioni litoranee come dai vicini confinanti.

Il confine comunale è fisico, si percepisce chiaramente: in un soffio si passa dalla spiaggia industrializzata follonichese con uno stabilimento balneare quasi attaccato all’altro ad un litorale di pineta, duna, spiaggia libera in tutti i sensi.

In questo tratto del golfo la pineta è viva, con un sottobosco libero di espandersi, con le onde del mare che si possono allungare ed essere importante apporto di sabbia e spiaggia che nei periodi di calma, tra una mareggiata e l’altra, consentono la nascita della vegetazione che consolida il tutto e crea le dune costiere.

Oggi abbiamo una media di 20/30 metri in più di litorale rispetto agli anni 60/70/80 e questa fascia è costituita da pineta e duna ricostituita naturalmente, senza barriere artificiali orizzontali o verticali, soffolte o emerse, prova provata che la natura prende e la natura dà, con i suoi ritmi che non sono, per fortuna, i nostri.In molti punti sembra di essere nei luoghi più ambiti della nostra Maremma, dove la natura la fa da padrone, immersi nella vegetazione dunale o in una pineta selvaggia, come nella ​ riserva biogenetica della Forestale.

In altri sembra di essere sulle spiagge californiane o di Gran Canaria, con nugoli di Kite surfers che nei giorni di vento svolazzano sulle onde come gabbiani, quasi sfidando il pontile infinito della zona industriale.

Una bella rivincita per Scarlino – conclude -, che si sta trasformando sempre più velocemente, parafrasando sempre Luciano Bianciardi, da Chicago a Las Palmas di Maremma”.

 

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