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Le lavoratrici del Cup incrociano le braccia: proclamato lo sciopero

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GROSSETO – Una giornata di sciopero per le lavoratrici del call center di Arcidosso. E’ in programma mercoledì 29 luglio ed è stata indetta da Fisascat Cisl, per esprimere la propria preoccupazione sul futuro delle dipendenti che prestano servizio in appalto per il Cup dell’Azienda Usl Toscana sud est.

“Vogliamo rivendicare – spiega Simone Gobbi di Fisascat Cisl Grosseto -, anche in rottura con le altre organizzazioni sindacali, il principio che non si possono sottoscrivere accordi peggiorativi della situazione dei lavoratori. Con il nuovo appalto affidato da Estar, infatti, dal primo agosto i lavoratori del call center perderanno il loro contratto di multiservizi, per acquisire quello delle cooperative e questo, per noi è inaccettabile”.

Per fare chiarezza: l’Estar, l’ente di supporto tecnico per le aziende sanitarie, ha indetto mesi fa una gara di appalto per l’affidamento di diversi servizi, tra cui quello del Cup, Centro unico di prenotazioni, il servizio per la prenotazione di visite e prestazioni diagnostiche.

Ad aggiudicarsi l’appalto è stata una cooperativa sociale che, come previsto dal bando, si è impegnata ad assumere il personale che l’attuale gestore impiegava per l’erogazione del servizio, tra cui le lavoratrici del call center di Arcidosso. Da quel momento, però, sono iniziate una serie di trattative sindacali per la tipologia di contratto da applicare.

Ai lavoratori del call center, infatti, spetterebbe il contratto del Terziario, quello attualmente applicato era il contratto delle Multiservizi, mentre quello che sarà in essere dal 1 agosto è il contratto delle cooperative sociali.

“Per noi – sottolinea Gobbi – una tipologia di contratto assolutamente inadatta: non solo perché non facilmente attribuibile alle professionalità di un call center, ma anche perché ha una mensilità annuale in meno e per la gestione delle ore di lavoro in più prevede il meccanismo della banca ore e non il pagamento degli straordinari. I lavoratori del Cup, però, in questo periodo stanno facendo molto lavoro straordinario per recuperare i servizi sospesi nel periodo di lockdown e non è accettabile che non si vedano riconosciute dal punto di vista economico queste ore di lavoro in più. Insomma, denunciamo che questo cambiamento avrà pesanti ripercussioni sul bilancio familiare di queste lavoratrici. Speriamo, quindi, che la cooperativa vincitrice faccia un passo indietro e mantenga in essere almeno il contratto attuale, quello della Multiservizi. E’ vero che con il meccanismo dell’armonizzazione si potrebbe bilanciare un po’ la perdita economica nel passaggio dall’attuale al nuovo contratto, ma non ci sembra accettabile”.

La Cisl (Fisascat, Funzione pubblica e segreteria generale) è compatta e unita su questa vicenda, dato che anche a livello di trattativa regionale ha ribadito queste ragioni e deciso di non sottoscrivere l’accordo con il nuovo gestore del servizio, mentre gli altri sindacati hanno posizioni non omogenee: “La complessità della vicenda è evidente anche dal fatto che nelle altre organizzazione sindacali non ci sia unitarietà. Noi, però, siamo sicuri che la strada che abbiamo intrapreso è quella che tutela i lavoratori”.

La trattativa sindacale con Regione ed Estar si è avviata tre anni fa e la richiesta dei sindacati era quella di ricondurre sotto lo stesso contratto tutti i lavoratori del servizio front-office.

“E’ importante definire una strada ora, anche perché non è accettabile che ad ogni cambio di appalto i lavoratori debbano vivere questa incertezza e subire poi dei peggioramenti. Per questo – continua Gobbi – mercoledì le lavoratrici impiegate nel servizio di call center incroceranno le braccia, pur consapevoli di creare un forte disagio ai cittadini. Il servizio di Cup è strategico per la popolazione e non è accettabile che chi lo eroga lo faccia con un contratto di lavoro poco adatto e continuamente alla mercé del prossimo vincitore della gara. Con la mobilitazione di mercoledì chiediamo che le condizioni dell’accordo siano riviste almeno per le lavoratrici della provincia di Grosseto, riconoscendo loro la continuità con il contratto finora avuto”.

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