A tu per tu con Cristina Berlini, la regista che ha ideato il festival internazionale “DocuDonna”

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MASSA MARITTIMA – Diplomata in regia e riprese video alla scuola Open Studio di Amsterdam, Cristina Berlini, ideatrice e direttrice del “Festival internazionale del documentario a regia femminile”, in questi giorni sta lavorando alla seconda edizione dell’evento, che si terrà il 24 ottobre a Massa Marittima, e la ringrazio perché, gentilissima, accetta molto volentieri di rispondere alle mie domande.

Sei nata a Napoli ed hai vissuto molto tempo ad Amsterdam. Qual è il ricordo di queste due città che più ti porti nel cuore?

Amo molto Napoli, è una città sorprendente. Ma amo ancor di più la zona dove sono cresciuta, Pozzuoli, i Campi Flegrei, terra dalla straordinaria bellezza naturale e ricca di storia.

Gli odori dei fiori di limoni e di gelsomino, i tramonti a mare e le visite domenicali ai siti archeologici, sono i ricordi più belli della mia infanzia.

Ricordo con enorme tenerezza e gratitudine i miei anni passati ad Amsterdam. Una città molto dinamica artisticamente, dove la creatività è vissuta come arricchimento sociale e non privilegio di pochi.

I ricordi che porto nel cuore di Amsterdam sono quella sensazione di libertà insieme alle lunghe biciclettate per la città in ogni stagione e in ogni momento della giornata.

Cristina, quando hai deciso che saresti diventata regista?

Ci sono eventi, luoghi o persone che possono cambiare per sempre il corso della nostra vita. Nel mio caso è stato il film della documentarista Kim Longinotto “The day i will never forget”, un documentario molto intenso e crudo sulle mutilazioni genitali femminili, un orribile rituale tuttora in uso in alcuni paesi del mondo. Uscita dal cinema dissi a me stessa: voglio raccontare storie attraverso il cinema. Il giorno dopo cercai quali scuole fossero conciliabili con il mio lavoro. Detto, fatto!

Come nasce l’idea di “ Docudonna” ovvero un festival internazionale del documentario dedicato alle donne registe?

Nel 2019 a Massa Marittima c’è stata la prima edizione del festival. L’idea nasce da una necessità oggettiva: i festival nazionali e internazionali davano poco spazio ai documentari a regia femminile, bisognava quindi realizzare un evento che potesse dare più visibilità e attenzione a questa bella e stimolante produzione cinematografica, ma anche proporre un evento dove poter presentare installazioni video o audio, mostre fotografiche, presentazioni libri, musica e altro. Mi piace pensarla come una grande festa in onore della creatività femminile.

Come si prospetta l’edizione 2020 considerata le restrizione legate al Covid 19?

E’ davvero una situazione complicata, soprattutto per un festival piccolo come DocuDonna. Dopo un momento di sconforto, la fiducia e l’entusiasmo hanno scacciato via i brutti pensieri, restituendomi l’energia necessaria nel cercare nuove soluzioni.

Se nel 2019 è stato possibile realizzare il festival a Massa Marittima su tre giornate, soprattutto grazie al sostegno dato dall’amministrazione comunale, quest’anno, anche in considerazione del fatto che è molto difficile trovare sponsor privati, abbiamo accettato con enorme piacere e orgoglio la proposta di collaborazione venuta dal festival internazionale del cinema al femminile “Cinema e donne” di Firenze, per cui l’edizione 2020 vedrà un festival che si suddivide fra Massa Marittima e Firenze.

Come si strutturerà il programma di DocuDonna 2020?

Il programma nel dettaglio è consultabile sul sito del festival www.docudonna.it. Da fine agosto verranno inseriti anche i titoli dei film in concorso, arrivati tantissimi e tutti molto speciali per tematiche e stili. DocuDonna sarà a Massa Marittima il 24 ottobre e a Firenze il 27 novembre.

Ora vivi in Maremma, se dovessi descriverla con quattro immagini quali sceglieresti?

Sicuramente la prima immagine che mi viene in mente sono le mani rugose e callose di un contadino, in rappresentanza della realtà rurale che contraddistingue questa meravigliosa terra.

La seconda un cappello di paglia ornato di fiori e nastri rossi, che mi ricorda la tradizione dei maggiolini e i canti in ottava rima per la festa dell’1 di maggio.

La terza un capriolo che fa il bagno nel mare che costeggia il Parco dell’Uccellina.

La quarta, quella che più mi emoziona, insieme al silenzio di questi luoghi che però non posso renderlo in immagine, è il cielo stellato delle notti maremmane. Semplicemente indimenticabili.

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