La ripresa del gioco d’azzardo dopo il lockdown

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    Il comparto del gioco d’azzardo riporta nelle casse dello stato circa 10 mld di euro all’anno, con un trend che è stato in continua crescita negli ultimi anni, ma il coronavirus ha colpito pesantemente anche gli operatori di gioco soprattutto nelle sale terrestri dove per ovvi motivi il traffico di giocatori è colato a picco.

    Se da un lato ci sono state molte persone che si sono rivolte ai Casinò Online legali, come rilevato da indagini dell’ISTAT e del CNR, un’altra fetta di circa il 23% il di giocatori ha smesso totalmente di giocare.

    L’ADM, ente incaricato per il controllo e la gestione di tutte le forme di gioco legali, aveva già previsto a fine Marzo un periodo negativo dichiarando che per tornare ai livelli abituali di raccolta sarebbero necessari almeno 6 mesi. Un riscontro che non è tardato a manifestarsi, con i primi sondaggi che parlano di perdite di circa il 20% di fatturato per le attività che gestiscono lotterie e scommesse sportive.

    Il fantasma della chiusura si fa sempre più concreto, e molte associazioni di categoria chiedono la proroga della cassa integrazione, o l’inclusione negli aiuti del governo dedicati anche agli settori.

    È stata, forse, proprio la gestione politica che poteva mostrare una maggiore sensibilità. Per gli imprenditori del comparto non sembrano, infatti, esserci state delle decisioni a sfondo agevolativo: tutt’altro, è stato imposto un ulteriore prelievo sulla raccolta delle scommesse con le agenzie che sono state le ultime attività a poter riaprire i battenti dopo la quarantena.

    Gli esercenti non hanno mai nascosto di sentirsi trascurati e indignati per queste decisioni. Ma d’altronde, non si può che prendere atto di una tendenza politica che negli anni non è mai cambiata, considerando tutti i tipi di gioco d’azzardo come un qualcosa da abolire, come dimostrano le leggi via via adottate dal 2012 con il Decreto Balduzzi fino al Decreto Dignità 2018 in cui si proibisce qualsiasi forma di pubblicità al gioco d’azzardo.

    Ma è davvero questo la soluzione sociale ai problemi derivanti dalla presenza del gioco d’azzardo?
    Proprio in questo periodo, si nota l’avvicinarsi di un cambio di prospettiva.

    Finora le scelte del governo non avevano mai approfondito le strategie con i professionisti del settore, tant’è vero che l’AGCOM ha trovato, per esempio, molte incongruenze proprio con la sopracitata legge del 2018. Le associazioni di dipendenti e di imprenditori non si sono mai tirate indietro da un confronto, sottolineando come politiche di mero proibizionismo non avrebbero fatto altro che alimentare l’ombra del gioco illegale.

    Finalmente, è di nuovo l’Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM) a rendersi protagonista di un nuovo regolamento in collaborazione con le forze dell’ordine per contrastare il gioco illegale.

    Da tempo si aspettava un’azione congiunta che riconoscesse l’importante ruolo di tutti i bookmaker legali, e sembra che questa sia la volta giusta, dopo che alcune regioni (Liguria, Campania, Basilicata, Piemonte, Abruzzo) hanno attuato nuove politiche a favore degli esercenti più virtuosi.

    Il nuovo regolamento sottoscritto il 2 Luglio è stato accolto con grande positività e si auspica, perciò, di poter limitare il mercato del gioco illegale, promuovendo il gioco responsabile e consapevole.

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