Monciatti: «Sei osservazioni tecniche e sanitarie contro l’inceneritore. Non è a norma»

SCARLINO – «Il comitato per il No all’inceneritore e l’associazione Las (Lavoro Ambiente e Salute di Scarlino) hanno depositato sei osservazioni tecniche e sanitarie al settore Via della Regione Toscana» afferma il presidente comitato per il No all’inceneritore di Scarlino Mario Monciatti.

«Un nuova Conferenza dei servizi è in corso, un’ennesima richiesta di autorizzazione al funzionamento dell’inceneritore di Scarlino è stata richiesta, la sesta , dopo le cinque annullate dai Tribunali amministrativi e la sentenza civile del Tribunale di Grosseto che ha inibito il funzionamento dell’impianto».

«Ancora una volta i comuni di Follonica e Scarlino, a fianco delle associazioni di cittadini, si oppongono ad un disegno incontrovertibilmente insostenibile sotto il profilo tecnico, legale, ambientale e sanitario» prosegue Momciatti.

«Le osservazioni vertono principalmente sulle gravi inadeguatezze impiantistiche che anche la nuova progettazione mantiene inalterate rispetto all’impianto attuale, definitivamente giudicato fuori norma dalle innumerevoli sentenze e totalmente inadeguato per garantire il rispetto dell’ambiente e, principalmente, della salute dei lavoratori e dei cittadini. Le carenze individuate dal Comitato per il no e dalla Las evidenziano come l’impianto, contrariamente a quanto sostenuto a gran voce dal proponente, non sia affatto totalmente nuovo, ma solo sottoposto a marginali modifiche che certo non ne eliminano la pericolosità accertata».

«Quanto è invece di vera, consistente ed inquietante sostanza è l’ampliamento dell’impianto che alle tre vecchie linee, tutte da rimettere in produzione nei piani aziendali (ma non era un impianto totalmente nuovo?), ne affianca una quarta, da realizzarsi dopo che queste avranno continuato a lavorare per vari anni . Quanto è ancora più preoccupante e viene abilmente sottaciuto, è l’enorme potenziale d’incenerimento dell’impianto, pari a 220mila ton/anno di CSS e oltre 20mila ton/anno di rifiuti liquidi pericolosi e non, e il trattamento liquidi, che niente a che vedere con l’attività di incenerimento, che scarica in mare attraverso il canale Solmine, totalmente inadeguato allo scopo».

«Alla luce di ciò, quanto appare ancora una volta evidente è che l’intenzione di fare della Piana di Scarlino la pattumiera ed il centro di incenerimento della Toscana, per liberare le grandi città dai rifiuti e consentire corposi guadagni alle compagini proprietarie, attuali e future, è tutt’altro che abbandonata dalla Giunta Regionale e dai gruppi di pressione politico-imprenditoriali che da 20 anni perseguono pervicacemente il funzionamento dell’inceneritore di Scarlino. Oltre alle osservazioni tecniche, il Comitato per il No all’inceneritore e la Las si sono concentrati anche sugli aspetti sanitari, centro della preoccupazione e della lotta della popolazione».

«Si è infatti evidenziato come la Scarlino Energia non abbia prodotto l’indispensabile relazione epidemiologica e che dai dati ufficiali emerge come nell’area di Follonica e Scarlino vi siano tassi standardizzati di varie patologie più elevati che in altre aree di riferimento, per il Linfoma non Hodgkin nei maschi e femmine , i mielomi multipli nei maschi , le leucemie nelle femmine e per esiti negativi di gravidanze. I nostri detrattori, per celare l’evidenza dei fatti e perché impossibilitati a confutare la verità, ci accuseranno banalmente e vanamente di allarmismo. Noi crediamo, invece, che vero motivo di allarme, quando si tratta della salute dei lavoratori e dei cittadini, sia la mistificazione della realtà» continua Monciatti.

«In tutto questo triste panorama non dobbiamo dimenticare lo stato di grave inquinamento conclamato in cui versa la Piana di Scalino: le bonifiche da anni invocate, che il buon senso e la legge vogliono completate integralmente prima dell’eventuale panificazione di ogni altra attività inquinante, non sono state effettuate . In ragione di tutto ciò il Comitato per il No all’inceneritore e la Las hanno formalmente richiesto il massimo coinvolgimento delle popolazioni interessate e delle associazioni, tramite la procedura dell’Inchiesta pubblica, prevista dalla legge, in modo che possano rappresentare compiutamente il loro punto di vista e possano interloquire direttamente con l’Amministrazione regionale e con la Società proponente».

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