Comitato Val di Farma: «Stop al taglio indiscriminato degli alberi per limitare i cambiamenti climatici»

ROCCASTRADA – “Un anno fa, nel giugno 2019, il Comitato Val di Farma denunciò, con un video, lo scempio effettuato a Poggio Volpaio nella riserva naturale del Farma e, dopo aver chiesto accesso agli atti relativi all’intervento boschivo, promosse una serie di manifestazioni mettendo in risalto l’impatto negativo dell’operazione e l’inopportunità di tagliare all’interno di una riserva naturale, mettendo in dubbio la legittimità di quello che era stato fatto”.

Scrive, in una nota, il Comitato Val di Farma.

“Le proteste del Comitato – prosegue la nota -, appoggiato da una parte della popolazione, provocarono una discussione su una migliore e diversa gestione del patrimonio boschivo in generale.

Qualche ‘esperto cinghialaio’ tacciò il Comitato di incompetenza, accusandoci di ‘pontificare’ su realtà che non conoscevamo. Ebbene, la Procura nel frattempo aveva avviato delle indagini che si sono appena concluse e che hanno accertato la difformità dell’intervento rispetto a quanto autorizzato, la mancanza di autorizzazione paesaggista, nonché il degrado provocato all’habitat naturale. Questo a dimostrazione del fatto che il Comitato Val di Farma non è composto genericamente da ‘ambientalisti dell’ultim’ora’, che dicono di no a tutto, ma da persone consapevoli, in grado di analizzare la realtà, che studiano prima di parlare, preoccupate per la sorte delle riserve naturali e dell’ambiente in cui viviamo.

Nonostante in questa vicenda, al momento, siano riconosciuti errori e responsabilità ancora da accertare, il problema che rimane è quello di un approccio diverso alla gestione dei boschi e delle riserve naturali.

Il taglio del bosco è in genere difeso in nome della produzione di legname e in nome di una sostenibilità ambientale a cui è difficile credere.

Si parla di sviluppo e programmazione economica, considerando il bosco fonte di energia rinnovabile quando così non è: il bosco non è risorsa in grado di rinnovarsi rispetto alla velocità di sfruttamento da parte dell’uomo ed è criminale tagliare piante al fine di ricavare legname da incenerire per alimentare impianti pericolosi per l’ambiente e per la salute di tutti gli esseri viventi.

Un conto è il taglio del bosco finalizzato all’uso ‘casalingo’ della legna, effettuato con i giusti criteri – che la legge già prevede – e fuori dalle aree protette, un altro – assolutamente da contrastare – è la devastazione di ettari ed ettari di bosco, anche in aree protette, finalizzato alla produzione industriale di energia, spacciata per energia ‘verde’ ma che ‘verde’ invece proprio non è.

Se vogliamo davvero invertire la rotta e intervenire positivamente sui cambiamenti climatici dobbiamo necessariamente abbandonare l’idea di ‘bruciare’ gli alberi che invece sono in grado di assorbire la CO2 che tanto ossessiona le nostre vite; dobbiamo preservare i polmoni verdi che a loro volta sono l’unica risorsa in grado di preservare la vita sul pianeta.

Il problema non è solo ‘ambientale’ ma ‘politico’ ed è quindi la politica che deve operare delle scelte concrete e decidere quale direzione prendere: investire sul futuro delle generazioni a venire e renderne possibile la sopravvivenza o ‘bruciare’ definitivamente quel futuro in nome di guadagni immediati infischiandosene di quello che poi succederà?

Serve una visione più ampia, che guardi al futuro, e la volontà di ‘preservare’ l’esistente, proteggerlo ed incentivare azioni di tutela peraltro già previste dalla nostra legislazione.

Ci auguriamo infine che la giustizia faccia il suo corso – concludono dal Comitato Val di Farma -, che chi è responsabile dello scempio ormai perpetrato paghi gli errori che ha commesso, che chi prende decisioni sul futuro della nostra terra si renda conto che la rotta deve essere invertita per il bene di tutti e che non si risolva tutto in tanto chiasso e in una bolla di sapone”.

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