Con “Street’s rooms” educatori a disposizione di giovani e famiglie per un confronto su violenza e bullismo

GROSSETO – Un gruppo di educatori di strada e una responsabile pedagogica che sono anche a disposizione di ragazzi e genitori che vogliono confrontarsi su temi legati al bullismo ed episodi di discriminazione o di violenza. Il progetto “Street’s rooms”, realizzato dal Coeso Società della Salute per conto del Comune di Grosseto è anche questo.

“Abbiamo pensato che, viste le notizie di cronaca di questi giorni – dice il direttore Fabrizio Boldrini – fosse importante ricordare che c’è un servizio attivo, a disposizione dei ragazzi e dei genitori che hanno bisogno di confrontarsi su temi che riguardano il benessere e la crescita dei figli”.

Chiamando il numero 392 8690277 o scrivendo a streetsrooms@gmail.com è possibile confrontarsi con la responsabile pedagogica del progetto e avere suggerimenti utili su come gestire eventuali problemi legati alla crescita e alle relazioni con i figli.

“Abbiamo avviato il progetto Street’s rooms circa due anni fa – spiegano il sindaco Antonfracesco Vivarelli Colonna e l’assessore al Sociale del Comune di Grosseto Mirella Milli – per avviare un percorso di educativa di strada finalizzato a contrastare episodi di vandalismo, creando una rete, tra soggetti pubblici e privati, che potesse dare spazio ai giovani, alle loro idee e alle loro esigenze. Lo abbiamo fatto con degli operatori di strada, che sono andati nei luoghi dove normalmente si incontrano i ragazzi e hanno coprogettato con loro attività di vario tipo. Oggi, molti di questi giovani collaborano a vario titolo con lo staff alla realizzazione di iniziative varie, con lo scopo di creare reti di relazioni intergenerazionali”.

Nei due anni dall’avvio di Street’s rooms sono stati mappati i gruppi giovanili di Grosseto, anche attraverso una ricerca che ha coinvolto tremila ragazzi tra gli 11 e i 20 anni e che è servita a capire desideri, aspettative, problematiche. Sono stati realizzati, con il loro coinvolgimento, momenti di aggregazione che hanno visto la partecipazione anche di scuole e associazioni. I ragazzi hanno potuto esprimersi con i loro linguaggi, spesso legati alla street art, con attività di writing, rap freestyle, hip hop.

“Siamo disponibili – spiegano gli operatori – a collaborare con chiunque abbia bisogno del nostro supporto, in particolare con gli adulti che hanno episodi di segnalare o preoccupazioni da condividere. Insieme possiamo dare risposte ai ragazzi che vivono condizioni di insofferenza, di disagio”.

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