Elezioni in autunno, Fare Grosseto: «No ai seggi nelle scuole, trovare una soluzione»

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GROSSETO – «Tutti i partiti mettono al centro dei loro programmi elettorali la scuola e gli studenti, ma poi si continua a ledere il diritto allo studio. Come? Andando a votare proprio nelle scuole che sono costrette a rimanere chiuse per l’occasione. L’istruzione è fondamentale, ancor più in questo momento così delicato. La scuola e gli studenti, in fin dei conti, sono stati tra i più colpiti dall’emergenza sanitaria».

A scriverlo, in una nota, l’associazione Fare Grosseto.

«L’Italia sembra incapace di conciliare il diritto dei cittadini di andare alle urne con quello, altrettanto rilevante, dell’istruzione – prosegue la nota -. Questo conflitto origina dalla circostanza che ogni consultazione elettorale, qualunque ne sia il rango, si svolge all’interno delle scuole.

Eppure gli esempi, in altri Paesi dalle consolidate democrazie, non mancherebbero: in Gran Bretagna la Brexit è stata decisa di martedì, con le urne nei pub, negli uffici postali, nei negozi. Negli Stati Uniti d’America il presidente si elegge il primo martedì di novembre, recandosi in sedi analoghe a quelle della Gran Bretagna. Francia e Germania collocano i seggi non solo nelle scuole, ma anche negli uffici postali e nelle piazze. In Svizzera è ammesso il voto per corrispondenza, pur trovandosi l’elettore all’interno dei confini nazionali. In Estonia, dal 2005, è ammesso anche quello elettronico.

Sfugge, a fronte delle polemiche che ogni volta montano anche sui costi della sorveglianza dei seggi, perché l’Italia non possa ispirarsi almeno ai Paesi già svincolati dalla necessità di espropriare la scuola della sua vitale funzione primaria, ponendoli, per esempio, all’interno delle caserme dell’esercito o delle forze armate. La soluzione delle caserme come sedi elettorali potrebbe essere l’ideale, in quanto sono presenti su tutto il territorio nazionale.

A Grosseto le soluzioni non mancherebbero. Questo tipo di soluzione valorizzerebbe ulteriormente il ruolo delle Forze Armate, chiamate a una nuova centralità nella vita degli italiani, come era una volta con il servizio militare.

La proposta di Fare Grosseto, tra l’altro, andrebbe incontro all’immediata contrazione della spesa per presidiare i seggi, mentre le urne potrebbero essere scrutinate in uno o più centri di raccolta comunali, come avviene a Castelnuovo di Porto per i voti espressi dagli italiani all’estero.

La soluzione sembrerebbe così lineare – concludono da Fare Grosseto – che non resta da augurarsi che si provveda legiferando, senza attendere la nascita di una mirata pressione popolare».

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