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76 anni fa veniva uccisa la staffetta partigiana Norma Parenti

MASSA MARITTIMA – «Nelle Colline Metallifere non si erano ancora spenti i sentimenti del dolore e della rabbia per l’orrore infame riservato agli 83 minatori della Niccioleta, che otto giorni dopo a Massa Marittima, l’orrore si trasformò in bestialità, facendo ripiombare i cittadini nella tristezza dell’efferata e orripilante macelleria  nazi-fascista» così Daniele Gasperi della segreteria Pci Colline Metallifere, ricorda l’uccisione della staffetta partigiana Norma Parenti.

«Solamente otto giorni dopo quella fucilazione vigliacca di lavoratori inermi, la stessa sorte toccò, con ferocia inaudita, a Norma Pratelli Parenti. Per tutti era, anzi è, Norma, la staffetta partigiana, medaglia d’oro al valor militare. Aderì alla resistenza contribuendo in maniera fondamentale alla lotta partigiana con compiti di assistenza ai “soldati della macchia” con cibo, soldi, abbigliamento. Ma si prodigò anche nel fornire rifugio temporaneo e sicuro ai fuggiaschi, grazie anche alla trattoria di famiglia che fungeva da base».

«Il tradimento di uno di quei rifugiati gli fu fatale; la sera del 22 giugno 1944, con la forza fu trascinata fuori dalla sua casa, dove non fece più ritorno. La mattina dopo, il 23, fu ritrovato il suo corpo trivellato di colpi di mitragliatrice e straziato da una vera mattanza fisica. Massa Marittima rinnovò le sue lacrime per quella vittima indifesa, una donna della Resistenza, una partigiana. Norma aveva solamente 23 anni. Gli orrori di quegli anni non si fermavano e al peggio non ci sarebbe stato mai fine» prosegue il ricordo.

Per la segreteria del PCI delle Colline Metallifere «a questi fatti del passato oggi bisogna guardare, non dimenticare, senza abbassare la guardia nemmeno un istante e con forza rigettare quelle idee fanatiche, idolatrie pericolose, basate sulla “dittatura dell’ignoranza” delle quali, in questo periodo, siamo circondati. Dobbiamo ricostruire una nuova resistenza, di lotta, di cultura, di uguaglianza e di libertà, che sia da traino democratico e respingere l’infamia di un revisionismo becero, ma d’impatto immediato che sfrutta le paure frutto delle incertezze del tempo».

«Mai come oggi c’è bisogno di rivendicare il nostro passato, la nostra storia per regalare un futuro impregnato di valori, diritti, libertà. Il ricordo e il sacrificio di Norma devono rimanere impressi e costituire esempio di vita. Attraverso quella foto, conosciuta da tutti, un ritratto di una donna fiera, bella, radiosa che ci regala uno sguardo felice al futuro, essere determinati per costruire un mondo migliore, racchiuso in un sorriso che rappresenta un fiore, il fiore della libertà» conclude la nota.

 

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