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«Ci ha inseguiti in spiaggia con un piccone» poliziotto racconta l’aggressione nel parcheggio

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA – «Se fossi stato solo non ce l’avrei fatta». L’uomo rimasto coinvolto oggi nella lite in un parcheggio di Punta Ala, nel comune di Castiglione della Pescaia, ne è convinto. «Mi hanno inseguito sulla spiaggia, brandendo un piccone e un martello che alla fine mi hanno anche lanciato, prendendomi tra il braccio e la gamba».

L’uomo, un poliziotto, questa mattina è andato al mare a Punta Ala con la moglie. Ha lasciato l’auto in un parcheggio sterrato, dietro ad alcuni stabilimenti balneari. «Il parcheggio è gratuiti per i clienti, mentre per gli altri costa dieci euro».

«Sono sceso dall’auto e non c’era nessuno». Ha chiuso la macchina e si è avviato verso la spiaggia. Dopo 150 metri si è sentito chiamare. «Un uomo mi urlava dietro e mi ha aggredito verbalmente. Io mi sono qualificato come agente, ma l’uomo ha continuato a gridare, e io ho telefonato ai carabinieri».

Nel frattempo era tornato verso il parcheggio un amico del poliziotto, che aveva lasciato l’auto poco prima, pagando «Il parcheggiatore, albanese, gli ha detto che lui lì non poteva stare, che quello era un parcheggio privato. Quando il mio amico ha provato a spiegare che aveva anche pagato il parcheggio, l’abanese ha negato».

Una situazione che in pochi minuti si è surriscaldata «Mentre ero al telefono con i carabinieri il parcheggiatore ha iniziato a spingermi. Gli ho detto che non mi doveva toccare. Lui, per tutta risposta, ha staccato un pezzo di legno di un metro e 20 per 15 centimetri dalla staccionata e ci ha aggredito. Tra le dita aveva la punta di un trapano con cui mi ha ferito. In due, assieme al mio amico, siamo riusciti ad immobilizzarlo».

A questo punto la moglie del parcheggiatore ha iniziato a gridare, ed è arrivato il nipote dell’albanese, che è saltato addosso al poliziotto «Sono caduto all’indietro, sarà stato alto un metro e 90. Qualche cazzotto è riuscito a sferrarmelo, ma sono riuscito a tenerlo a distanza con le gambe. Nel frattempo lo zio è riuscito a fuggire ed è andato a prendere un piccone, a questo punto siamo fuggiti sulla spiaggia, inseguiti dagli uomini che brandivano piccone e martello».

Una scena surreale, tra i bagnanti che fuggivano. «Abbiamo fatto il giro della spiaggia, sempre inseguiti, e siamo tornati in strada. Qui l’uomo mi ha lanciato il martello dietro, prendendomi di striscio, tra coscia e polso. Era un martello da carpentiere, di quelli con le code. Mi avesse preso sulla schiena o in testa mi avrebbe ammazzato. Se fossi stato solo non ce l’avrei fatta». Alcuni amici del poliziotto, per paura che l’aggressore potesse riprenderlo, hanno lanciato il martello in pineta, in mezzo alle piante.

«All’arrivo degli agenti della Guardia di finanza il piccone era sparito» racconta ancora il poliziotto che spiega: «Quando la lite è iniziata mi sono qualificato subito come agente, è stata un’aggressione a pubblico ufficiale».

Il poliziotto e l’amico sono stati medicati al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia «mi hanno dato 15 giorni di prognosi», mentre l’albanese è stato portato a Massa Marittima.

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