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Cronaca

Ragazza cade di motorino e fa 40 km per andare al Pronto soccorso: «Attrezzare l’ambulatorio del paese»

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Ragazza cade di motorino e fa 40 km per andare al Pronto soccorso: «Attrezzare l’ambulatorio del paese»
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SCANSANO – “Delle criticità dei servizi sanitari a Scansano si è parlato in un incontro, a Siena, lo scorso 14 agosto” spiega il sindaco di Scansano, Francesco Marchi che, insieme ai consiglieri comunali di Scansano Pasquale Quitadamo e Aldo Chelli, ha incontrato il direttore generale dell’Asl Toscana Sud Est Antonio D’Urso, il direttore amministrativo dell’azienda sanitaria Francesco Gherardi, e il responsabile della Dea Massimo Mandò.

“Occasione in cui sono state approfondite questioni annose del servizio nella zona del Morellino, che in questo ultimo anno hanno generato molte preoccupazioni nella popolazione scansanese – prosegue -. Il confronto cordiale e aperto ha permesso di individuare soluzioni ragionevoli per gli orari di apertura dei servizi amministrativi, per le prestazioni specialistiche e per la gestione delle urgenze e emergenze”.

“Era il 18 agosto 2019 quando questo articolo usciva sulla stampa locale – interviene Pasquale Quitadamo -. A distanza di 10 mesi, la sanità territoriale a Scansano è ferma ai problemi che dovevano essere stati risolti da tempo. Avevamo a lungo rappresentato come fosse dannoso sguarnire la assistenza di ‘vicinato’, soprattutto quella delle emergenze: prima la eliminazione della auto medica e del medico per le emergenze, poi un servizio sempre più scadente del posto di Primo soccorso lasciato senza materiale per curare ferite, anche quelle più leggere, e il costante invito ad andare al pronto soccorso di Grosseto.

L’emergenza Covid-19 ha obbligato tutti a riflettere sulla necessità di rafforzare i presidi sanitari di territorio, dimostrando (purtroppo tragicamente) come i sistemi sanitari centrati sulle città e sugli ospedali abbiano creato grandissimi problemi se non portato a veri e propri drammatici fallimenti.

A distanza di quasi un anno, qual è la situazione del punto di primo soccorso di Scansano? E’ stato almeno fornito del materiale sanitario indispensabile per assistere i pazienti?”.

Il consigliere Quitadamo riporta poi la testimonianza di una cittadina scansanese, rispetto ad un fatto successo ieri sera.

Giovedì sera, verso le ore 22, mia figlia è caduta dal motorino facendosi un taglio sotto il mento, piccolo ma apparentemente degno di qualche punto di sutura o un po’ di colla.

Arriviamo al primo punto di intervento del nostro paese, suoniamo il campanello (ambulanza regolarmente parcheggiata davanti alla porta), nessuna risposta. Passa una nostra conoscenza che ci dice che bisogna chiamare il 118 a Siena. In quel momento, fortunatamente, scende un medico che – con cortesia – ci fa entrare in un ambulatorio fatiscente e guardando mia figlia comincia a dire che avrebbe bisogno di punti o colla ma non trova il necessario. Decide quindi di chiamare l’infermiera al piano di sopra ma, paradossalmente, per chiamarla il medico deve chiamare Siena, da Siena passano la chiamata a Grosseto e Grosseto la inoltra all’infermiera a Scansano al piano di sopra e l’infermiera scende.

Anch’ella, però, rileva come in quella stanza non ci fosse nemmeno un cerotto, tanto meno un ago e un filo da sutura. L’inevitabile indicazione è quella di andare al pronto soccorso di Grosseto (della funzione e della attrezzatura presente (?) nella autoambulanza parcheggiata a pochi metri non si sa nulla). E intanto era passata una mezz’ora buona. Se un paziente era un po’ più grave, oggi c’era un funerale.

Siamo andati ad Orbetello (per esperienza con tempi di attesa minori di Grosseto): tre punti di sutura, 85 km di auto andata e ritorno, avendo un Ambulatorio dimostratosi inutile, un’ambulanza parcheggiata (con le attrezzature?) e una burocrazia di chiamate da un capo all’altro della Regione.

Io non condanno medici o infermieri che sono stati corretti ma impossibilitati a intervenire, ma chiedo: cosa ci vorrebbe ad attrezzare un piccolo ambulatorio con il minimo necessario per le piccole emergenze?

“La testimonianza sopra riportata –aggiunge Quitadamo – non è anonima, non riporto il nome per questione di privacy, se la Asl vorrà maggiori informazioni, basta contattarmi per avere nome e riferimenti della cittadina.

Riformula da domanda finale della cittadina: cosa ci vorrebbe ad attrezzare un piccolo ambulatorio con il minimo necessario per le piccole emergenze, come promesso con tanta sicurezza dal vertice della Asl il 14 agosto scorso?

Un altro aspetto che ha evidenziato l’emergenza pandemica è l’importanza dei medici di base nella prevenzione e nell’indirizzo di cura per il Covid-19 ed anche, naturalmente, per il resto.

Come però garantire un servizio adeguato avendo norme pensate per la città e non per realtà disperse territorialmente come quelle di Scansano (e non solo)?

Conosco per esperienza diretta la dedizione con la quale i medici di base operano: visite domiciliari, ricette dematerializzate, visite in ambulatorio su appuntamento … ma come si può operare se un medico ha 7 ambulatori diversi nello stesso comune? Come garantire la sanificazione dei locali (per i quali già le pulizie ordinarie vengono fatte da cittadini volontari delle frazioni)?

L’unica risposta che ho è che non può essere un problema che riguarda solo il medico di base e i pazienti, nel disinteresse della Autorità che neanche rispondono alle lettere. Senza le competenze non mi esprimo su quali protocolli di sanificazione servano, trovo però assurdo che le autorità sanitarie e comunali non prendano il carico il problema trovando una soluzione o contribuendo alla stessa almeno per questo periodo di emergenza.

Leggo che Giacomo Termine ha richiesto per mercoledì 17 giugno un’urgente conferenza dei sindaci al fine di discutere con la Asl e fare chiarezza sulle criticità relative ai servizi sanitari, visto che ‘purtroppo l’emergenza legata al coronavirus, dopo la sua fase di picco, sta lasciando gravi strascichi organizzativi‘.

Mi auguro – conclude Quitadamo – che i sindaci presenti affrontino anche le questioni che emergono da quanto qui riportato: la necessità di garantire le funzioni ambulatoriali anche per le piccole emergenze (come promesso) e disposizioni organizzative che garantiscano la agibilità completa (con le dovute attenzioni sanitarie) anche dei piccoli ambulatori delle frazioni: sono problemi di tutti”.

 

Camilla Ferrandi
12 Giugno 2020 alle 17:58
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