A tu per tu con Lorella Ronconi: una vita tra arte, cultura e attivismo

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GROSSETO – Viene nominata “Cavaliere della Repubblica” nel 2006 per l’impegno nel sociale, nel 2010 la sua poesia “Je Roule” viene inserita nell’antologia scolastica rivolta agli alunni di seconda media Zanichelli “Altra Città” e nel 2012 le viene conferita da Emilio Bonifazi, a quel tempo sindaco del Comune di Grosseto, una targa speciale come “Cittadina dell’anno”: Lorella Ronconi, nata a Grosseto, dove attualmente vive, è una delle eccellenze del nostro territorio e conoscerla personalmente per me è un grande privilegio ed un grande onore.

Le telefono verso le 13.30 e le chiedo se posso farle un’intervista e lei acconsente ben volentieri.

Grazie Lorella per questa chiacchierata e complimenti, il tuo è un curriculum davvero eccellente. Ma parliamo anche un po’ di te: sei scrittrice e poetessa ma anche pittrice, raccontaci un po’ le tue molteplici attività.

Ciao Claudia. Che dire delle mie attività? Sono tantissime, a volte troppe. Sono impegnata nell’abbattimento di barriere architettoniche e culturali – vedi Fondazione il Sole Onlus e #solounminuto – ma ho sempre avuto grande gioia nella creatività artistica.

Ho frequentato l’istituto Tecnico Commerciale di Grosseto, ai tempi unica scuola superiore dotata di ascensore, anche se il mio sogno era il Liceo Artistico, ma all’epoca c’erano le scale ed era privato. Quindi ho studiato ragioneria anche se avevo una grossa avversione per i numeri. Da casa ho studiato pianoforte per dieci anni. Dipingevo e studiavo. Ho fatto il corso di stilista perché sognavo di diventare una stilista di moda, e da qui è nato il mio approfondimento sui corpi umani stilizzati che mi ha fatto appassionare al disegno in bianco e nero.

Ho studiato canto e poi ho approfondito la tempera su tela. A 25 anni dipingevo tele, e magliette per una bancarella del mercato: mi portavano le magliette ed io le dipingevo così mi guadagnavo un po’ di soldi per comprarci nuovi colori e pennelli.

Nel 1986 ho ottenuto il diploma di grafica pubblicitaria e dalla grafica sono passata alla comunicazione con i computer. Ho fatto corsi di RPG , fino ad oggi, sull’uso dei social media per arrivare ad ottenere il certificato di “Social influencer” e quello internazionale di “Social media marketing ”.

La mia patologia è progressiva, e negli anni mi ha costretto a rinunciare quasi a tutto, anche a scrivere, ma non mi sono arresa. Ciò che ho acquisito di artistico – pittura, scrittura, musica – lo concentro nella poesia. Attraverso questa dipingo, suono, canto, coloro, soffro, gioisco, cresco, esisto, e studio. Mai smettere di studiare e di crescere: “volere è potere” è una regola che mi ha insegnato mia mamma.

Un posto speciale lo riservi alla fotografia: vuoi parlarci di questa tua passione?

Tra i miei numerosi interessi e studi per l’arte c’è anche la fotografia. Ho fatto anche un corso di fotografia – a partire dalla macchina- perché mi è sempre piaciuto poter fermare gli attimi, anche se è impossibile. Lo so, l’unico modo è fissarli con un obiettivo. Questa passione forse me l’ha trasmessa mio padre. Lui aveva una macchina fotografica vecchio stile ora, ma moderna all’epoca, ci piaceva tantissimo ed ogni tanto mi affidava lo scatto per catturare le immagini. Era un grande momento, un grande valore per me: lo è ancora.

Uno scatto per fissare le immagini nella mia memoria, per “fermare” un fiore, un cielo azzurro, un bocciolo che racconta della sua primavera, per me è stato sempre molto emozionante, entusiasmante: per questo ho fatto un corso di fotografia. E l’ho fatto anche per la mia sete di sapere, per conoscere il funzionamento della macchina fotografia perché volevo sapere appunto quello che c’era dentro.

In questi ultimi anni ho dovuto abbandonare, oltre alle attività di scrittura e pittura, anche quella di fotografia, era troppo pesante la macchina per me ed ho continuato a fare foto usando un cellulare. Però sono riuscita a vincere un premio di fotografia in un concorso dal titolo: “L’ombrellone che colora l’estate 2012”. Un concorso digitale nazionale, il mio scatto si chiamava “Ombrellone Acquilonante” e sono felice. Felice perché è stata per me una bellissima gratificazione.

Sei nata sotto il segno zodiacale dei Gemelli: quali sono le caratteristiche di questo segno in cui ti riconosci di più? E quali sono quelle in cui ti riconosci di meno o non ti riconosci affatto?

Sono dei gemelli, sì: 26 maggio ’62. Mi piace anche questo gioco di numeri. Mi riconosco nel segno di “aria” perché adoro il cielo, la libertà, l’indipendenza,la comunicazione. Adorerei essere libera in tutti i sensi, ma purtroppo non lo sono: essendo in carrozzella devo delegare altri. Sarei inoltre una presentatrice, una chiacchierona, e mi ritrovo nell’essere una grande comunicatrice.

Una volta lessi che i Gemelli amano gli uomini più giovani, che in amore sono molto decisi e che difficilmente si sposano, e ti confesso che quando la lessi questa cosa mi colpì. Sì, perché io in realtà mi sono sempre innamorata di uomini più giovani. Sono ascendente Vergine, per cui questo fatto mi fa essere più “quadrata”. Non sono espertissima di segni, ma mi piace pensare Castore e Polluce insieme, i mitici gemelli figli di Zeus fratelli di Elena, uniti talmente tanto che alla morte dell’uno anche l’altro decise di morire. I gemelli che, molto legati tra loro, decisero di unirsi alla spedizione degli Argonauti, guidata da Giasone, alla ricerca del Vello d’Oro portando un contributo fattivo grazie alle loro impareggiabili doti: Castore si distingueva nella battaglia come abile guerriero, nonché come domatore di cavalli, mentre Polluce eccelleva per abilità pugilistiche. Durante il viaggio, e in diverse occasioni, furono di importanza vitale per la riuscita della spedizione e, a tal proposito, Apollonio Rodio, nelle sue Argonautiche, narra un episodio emblematico: durante una tempesta, la nave Argo rischiò l’affondamento; sulla testa dei due giovani apparve una luce e all’istante la tempesta si quietò. Sono considerati lari dell’ospitalità ma anche, e soprattutto, protettori dei marinai. A loro sono attribuite le luci che sovente i naviganti riferiscono di scorgere sui pennoni o sugli alberi delle navi durante le tempeste (fuochi di Sant’Elmo).

Mi sembra una bellissima leggenda e la lontana costellazione , nel cielo, che raffigura i due Gemelli è visibile di notte nei mesi di novembre e dicembre. Spesso dicevo mi sento un po’ Castore un po’ Polluce, e in me c’è un gran chiacchiericcio, mi parlo da sola e mi dico cosa devo fare, e da sola mi rimprovero. Sarà il segno? Il carattere, facciamo che sono Lorella e son fatta così.

Hai fatto parte di Commissioni per le Pari Opportunità: come vedi il futuro in termini di parità?

Sono stata commissaria sia per la Provincia che per il Comune di Grosseto e spero vivamente che in futuro si arrivi alla parità. Negli anni ci sono stati segnali di miglioramento, ma per certi versi c’è ancora molto da lavorare. Se si pensa alla violenza sulle donne – che non mi spiego -, forse il fatto che la donna abbia iniziato a denunciare i maltrattamenti subiti, la sua emancipazione, l’estremo esibizionismo dei media riguardo al corpo della donna, hanno certamente ridimensionato la virilità del maschio.

La sua parte ancestrale sembra essere rimasta invariata dal momento che i femminicidi sono sempre ancora troppo frequenti, c’è ancora da lavorarci molto.

Per quanto riguarda la parità a livello di persone diversamente abili, mi sono sempre fatta portavoce di questa problematica essendo io stessa disabile, vivendola sulla mia pelle. Ti dico che la parità si può raggiungere, anche mai. Una donna disabile, è ancora un gran tabù per gli altri, soprattutto per “i maschi”. La cultura impone “falsi target” che vengono emulati a vista d’occhio dalle ragazzine e mamme che non si arrendono alla loro età.

C’è tanto da lavorare su stereotipi e falsi retaggi culturali e per abbatterli dovrebbero lavorarci insieme donne e uomini, disabili e non. Secondo me su questo tema è importante che ci lavorino i disabili ma anche gli abili, i “normodotati”, maschi e femmine, perché è vero che noi donne sappiamo della nostra storia, del nostro modo di essere, ma se non lavoriamo e cerchiamo di spiegarlo anche agli uomini ci sarà sempre un grande divario.

Per quanto riguarda le persone diversamente abili e l’inserimento nella vita quotidiana, in termini di parità c’è ancora molto da lavorare dal punto di vista strutturale. Infatti, oltre a scale e porte strette, molte strutture, a volte, non sono dotate di attrezzature appropriate o di accessi idonei , ad esempio i lettini per i ginecologi che possono alzarsi ed abbassarsi.

Il raggiungimento della effettiva parità secondo me è ancora lontano. C’è bisogno di attivare percorsi culturali e rimuovere certi “muri” ancora radicati nell’immaginario comune.

La tua poesia “Je roule” è oggetto di studio nelle scuole: cosa ti senti di dire alle nuove generazioni?

La mia poesia “Je roule” è inserita nell’antologia Zanichelli, Altra città, per gli studenti di seconda media e sono fiera di questo traguardo.

Il titolo della poesia viene dal francese “rouler” perché la lingua francese ha il verbo “rouler” che significa appunto “muoversi su ruote”. Sono stata cinque anni in ospedale in Francia ed ogni volta che capitava mi colpiva il modo di dire che loro avevano quando parlando dicevano che erano arrivati in macchina usando il verbo “rouler”. Ed io mi chiedevo cosa faccio io? Non nuoto, non cammino, non volo: io ruoto, je roule.

Questa poesia ha fatto un lungo cammino di premi, di soddisfazioni, è stata tradotta anche a Las Vegas e studiata in un corso di poesia in un college americano.

Cosa dico alle nuove generazioni che loro sanno già molte cose? Sono molto più aperti di quanto noi immaginiamo. Io sono molto positiva nel mio giudizio sui ragazzi. Vado spesso nelle scuole ed agli studenti ed alle studentesse soprattutto delle scuole superiori dico sempre che la parità è una bellezza, una gioia, una vicinanza ed un concetto che va al di là dell’essere e che la persona va rispettata in quanto tale.

Loro sono il futuro, grazie alle loro competenze e al loro studio. E li esorto a studiare ed a “sapere” perché il “ non sapere” li porterà ad una condizione di schiavitù. Il non sapere, il non conoscere li renderà schiavi del loro vuoto. La sete di conoscenza non deve mai smettere in base alle attitudini ed ai loro desideri. E questo dovrà renderli operativi e responsabili nel costruire un mondo migliore, un mondo in cui ci siano le giuste differenze per renderci più vicini e più umani. Le mie poesie sono le mie pitture, fotografie di attimi di vita, immagini colorate, ricerche avanzate.

Ad oggi ho pubblicato queste raccolte: “Je roule” (3 ristampe); “Sirena Guerriglia “(2 ristampe) , “ Attimi, Tra meridiani e paralleli”,” Pippo”, “Come l’azzurro”.

La chiacchierata con Lorella sta per concludersi, ma prima di salutarci le chiedo se vuole regalarci una poesia, e lei gentilmente me la invia in modo che io possa copiarla ed allegarla.

Ed infatti eccola qua. La poesia si intitola “Auguri” e fa parte della raccolta “Attimi. Tra meridiani e paralleli”.

Auguri

La luna si inchinò
L’aria in quel momento
trattenne il fiato.
prese a braccetto
l’ultimo raggio di sole.

Le stelle si accucciarono
tremolanti, in cerchio
e lo spettacolo cominciò,

l’Amore allora strizzò gli occhi
guitto magnifico
e apparve a recitar scene

Grazie Lorella, perché come dici tu “Se tutto è improbabile, nulla è impossibile”.

 

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