«Non vogliamo più essere invisibili». Le lavoratrici della mensa scolastica lanciano il loro grido di allarme

Più informazioni su

FOLLONICA – «Siamo state dimenticate». Sono quasi una trentina e dal 5 marzo, giorno della chiusura delle scuole, è come se fossero state abbandonate al loro destino. Sono le lavoratrici che operano nella mensa delle scuole del Comune di Follonica e del Comune di Roccastrada. Sono dipendenti della azienda Vivenda e da quasi tre mesi si sentono “invisibili”.

«Fino ad oggi non abbiamo voluto prendere iniziative, ma dopo tutto questo tempo siamo stanche e preoccupate per il nostro futuro».

Da quando il servizio mensa è stato sospeso infatti le lavoratrici non hanno ricevuto neanche la cassa integrazione. Soltanto stamattina alcune di loro hanno ricevuto il primo importo relativo al mese di marzo. «Si tratta di cifre molto basse – ci spiegano – perché i nostri contratti sono per lo più di poche ore e visto che la cassa integrazione è soltanto una percentuale dello stipendio, le cifre che sono arrivate sono molto basse».

«Quello che vogliamo – ci spiegano – è portare a conoscenza la nostra situazione perché in questi mesi ci siamo sentite del tutto dimenticate. Media e opinione pubblica hanno più volte parlato di altri situazioni difficili, come i ristoranti o il turismo o i parrucchieri, ma il nostro settore è totalmente abbandonato».

«Noi – aggiungono – lavoriamo nelle scuole e a contatto con i bambini, ma rispetto sia al personale Ata sia alle insegnanti non abbiamo tutele».

A preoccupare non è soltanto la situazione legata a questi passati, ma anche quello che succederà in futuro. La totale incertezza che c’è nel mondo della scuola di riflesso riguarda anche loro. «Noi vorremmo che le istituzioni iniziano anche a pensare a come organizzare il servizio mensa o comunque a comprendere come, nel caso ci siano ancora problemi a settembre, come si possano risolvere i problemi legati al nostro lavoro e al nostro reddito».

Tra le tante difficoltà di questi con l’emergenza coronavirus e isolate in casa, le lavoratrici sono riuscite a rimanere in contatto e grazie ai social hanno dato vita anche ad un gruppo di comunicazione e solidarietà che le ha tenute unite. «Siamo state in contatto costante e oggi vorremmo quell’attenzione che merita un servizio così importante come quello che svogliamo».

Settembre del resto non è poi così lontano e con un anno scolastico ormai al termine il pensiero non può che andare ai prossimi mesi.

«Quello che vogliamo in questo momento è che le istituzioni e l’opinione pubblica si accorga di noi e che ci si metta ad affrontare seriamente i problemi del nostro settore». La situazione infatti non riguarda soltanto le lavoratrici di Follonica o della Maremma, ma è così un po’ in tutta Italia. «In questi mesi alcune di noi si sono iscritte al gruppo Facebook “#addette mensa unite #” (https://www.facebook.com/groups/642443283274474/) e ci siamo messe in contatto con tante colleghe da tutto il Paese. Tranne rare eccezioni, sono tutte nelle nostra condizione».

«Ora – concludono – è il momento di dire basta. Non volgiamo più aspettare e soprattutto non vogliamo più essere invisibili».

Più informazioni su

Commenti