Opposizione: «Dove sono finiti i 38 milioni per la ripartenza? L’unica cosa finanziata è lo staff del sindaco»

GROSSETO – «L’annuncio che il sindaco di Grosseto avrebbe trovato 38 milioni di euro per il rilancio dopo l’emergenza coronavirus ha fatto sobbalzare tanti. Peccato che tra dire il vero o il falso Antonfrancesco Vivarelli Colonna abbia scelto la seconda o, a voler essere benevoli, una confusione fantasiosa per gettare fumo negli occhi dei nostri concittadini» affermano i consiglieri comunali Gianluigi Perruzza, Antonella Pisani, Daniela Lembo, Francesca Amore, gruppo M5S; Lorenzo Mascagni, Catuscia Scoccati, Ciro Cirillo, Bartalucci Emanuele, Marco Di Giacopo gruppo PD; Carlo De Martis, Marilena Del Santo gruppo Lista Mascagni; Rinaldo Carlicchi, gruppo Italia Viva.

«Noi invece amiamo i fatti concreti e invitiamo famiglie e imprenditori a frugarsi in tasca e verificare se di quei mirabolanti 38 milioni qualcosa gli sia arrivato per davvero. La realtà è che ieri il Consiglio comunale ha approvato la variazione di bilancio per sostenere la ripartenza, e i soldi (quelli veri) sono poco più di due milioni: 2.253.648 per l’esattezza. Oltre due milioni recuperati dalla rinegoziazione dei muti concessa dal Governo, e oltre 120.000 euro da tagli: sono 65.000 euro in meno per le iniziative turistiche, 36 mila euro in meno per iniziative per lo sviluppo economico e 20.000 euro in meno per iniziative dei musei».

«L’unico settore a non aver risentito di tagli guarda caso è l’ufficio comunicazione del sindaco, per il quale, anzi, in piena emergenza coronavirus sono stati stanziati migliaia di euro per gli straordinari dello staff, che è stato pure riportato a cinque addetti dopo che uno si era dimesso. Poco più di due milioni di euro, dicevamo. Sono tanti o sono pochi?».

«Proviamo a mettere ordine semplicemente guardando cosa hanno fatto per aiutare famiglie e imprese altri Comuni anche più piccoli di Grosseto, senza tenere conto di città come Siena e Lucca (che di milioni, veri, ne hanno messi rispettivamente sei e dodici). Ad esempio il Comune di Castiglione della Pescaia, con un decimo dei nostri abitanti, ha varato una manovra da due milioni e ottocentomila euro, ridotto la Tari del 10% alle utenze domestiche e del 40% a quelle non domestiche» proseguono i consiglieri di opposizione.

«A Roccastrada la Tari è stata azzerata per ristoranti, bar, palestre, agenzie di viaggi, parrucchieri e centri estetici, e dimezzata per molte altre attività. A Grosseto invece il sindaco aveva dichiarato che sulla Tari non si può intervenire perché – testuale – non ne ha “la possibilità tecnico-fisico-amministrativa”, poi vista la mala parata ha annunciato 1 milione di euro di tagli, che però ancora nessuno ha visto. A Grosseto raccontano pure che per legge non si può toccare l’imposta sulla pubblicità. Peccato che a Castiglione l’abbiano sospesa per tutto il 2020. Evidentemente oltre il Km 28 si entra in un’altra dimensione, decisamente più fortunata della nostra. Allo stesso modo è sufficiente oltrepassare i confini del Comune e si scoprono Amministrazioni comunali che annullano i canoni per gli impianti sportivi, rendono gratuiti i parcheggi e riducono gli affitti degli immobili comunali dati in locazione».

«C’è da sospettare che la Giunta comunale di Grosseto o non si sia resa conto di quanto successo in questi mesi, o sia così concentrata a promuovere il proprio leader – magari con spot girati con i droni sul Tino di Moscona (una semplice conferenza stampa sarebbe stata troppo sobria in tempi di Covid?) – da non vedere il pericolo che stiamo correndo».

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