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Scuole paritarie e Coronavirus, don Mosetti: «Delusi dal disinteresse dello Stato»

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GROSSETO – “Circa 900 tra bambini e ragazzi – dai nidi al liceo – di cui 812 nel solo territorio comunale di Grosseto; 134 dipendenti tra docenti, educatori, personale ausiliario e amministrativo, che con grande passione e competenza ogni giorno fanno il loro lavoro; 14 istituti (Medie e licei Chelli; infanzia e primaria Sant’Anna; scuole di infanzia Sacro Cuore, Santa Lucia, San Giuseppe, Santa Elisabetta, Castiglione della Pescaia, Ribolla, Caldana; nido e scuola di infanzia Cottolengo), che rappresentano il luogo fisico in cui ogni giorno si compie l’esaltante sfida educativa”.

A parlare don Pier Mosetti, responsabile del coordinamento delle scuole cattoliche della diocesi.

“E’ il patrimonio delle scuole paritarie presenti sul territorio diocesano di Grosseto – prosegue -, una ricchezza fatta di competenze, professionalità, visione ideale messa a servizio di tutti.

“Anche da Grosseto vogliamo far sentire forte la nostra voce per come, in questo momento così delicato e difficile per tutti, lo Stato sta trattando tutto il sistema delle scuole paritarie italiane. Siamo delusi, amareggiati, ma non fiaccati. Siamo abituati a lavorare sodo e continueremo a farlo, perché il valore della proposta educativa vale più di ogni tentativo di tagliarci le gambe.

In questo frangente nessun provvedimento adottato dal Governo sta andando nella direzione di realizzare concretamente quella parità scolastica che pure è sancita da una legge dello Stato approvata esattamente vent’anni fa. Una legge mai applicata fino in fondo ma che, almeno in teoria, afferma un principio fondamentale e non eludibile: il sistema di istruzione italiano poggia su due gambe, quella delle scuole pubbliche gestite direttamente dallo Stato e quella delle scuole pubbliche gestite da soggetti diversi. Rinunciare a dare piena attuazione a questa visione significa né più né meno riportare le lancette dell’orologio indietro nel tempo ed essere assolutamente non allineati a quel che avviene nei principali Paesi dell’Unione europea, a cui quando conviene facciamo riferimento.

Le scuole paritarie presenti in diocesi di Grosseto in questi quasi tre mesi di lockdown hanno agito in modo tempestivo e puntuale, non solo per garantire la piena continuità didattica, ma anche per sostenere le famiglie nella difficile responsabilità di aiutare bambini e ragazzi a vivere serenamente questa prova.

Gli effetti si sono visti. Abbiamo avuto attestati innumerevoli, da parte delle famiglie e dei ragazzi più grandi, di gratitudine per come i docenti hanno saputo fare scuola a distanza senza mai mollare la presa, mai. Addirittura coi ragazzi della scuola media e dei licei è stato possibile portare avanti anche attività formative extracurricolari e i colloqui coi genitori, così come alla primaria paritaria e in tutte le nostre scuole d’infanzia la didattica si è rimodellata sui tempi e i bisogni dei bambini, ricorrendo in alcuni casi anche a seguitissimi tutorial sui social, che – possiamo dirlo – hanno fatto scuola.

Tutto questo, è bene sottolinearlo, con uno sforzo doppio dei docenti, che hanno una retribuzione più bassa dei loro colleghi delle scuole statali e, non usufruendo della carta del docente, hanno potuto far conto solo e soltanto sulla strumentazione informatica in loro possesso. Ma lo hanno fatto con passione e competenza, dedizione oltre il dovuto e coscienza. E di questo siamo orgogliosi.

Tuttavia – conclude don Mosetti – vogliamo anche far sentire la nostra voce, di cittadini in nome di molti altri cittadini: non elemosiniamo nulla; chiediamo che sia rispettata fino in fondo una legge dello Stato che non relega a comparse le scuole paritarie, ma le reputa ciò che sono: parte integrante e irrinunciabile di un sistema di istruzione plurale e libero”.

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