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Tragedia Erasmus: 50 mesi senza giustizia, il padre di Elena non si arrende

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BAGNO DI GAVORRANO – Oggi sono 50 mesi senza Elena Maestrini e le altre 12 studentesse Erasmus, morte nel tragico incidente di pullman nel marzo del 2016 in Spagna.

A ricordare sui social network la triste ricorrenza è il padre di Elena, Gabriele Maestrini, citando Francesco Guccini: «50 mesi ma è come fosse oggi. Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi».

Com’è noto le famiglie delle vittime sono ancora in attesa dell’individuazione dei responsabili della strage. In questa fase della loro lunga battaglia legale sono in attesa della prima udienza del processo penale a cui la Corte d’Appello di Tarragona aveva dato il via lo scorso ottobre, ma di cui ancora non si conosce la data. «La lentezza della giustizia spagnola – dice Gabriele Maestrini – è ormai nota. Quest’anno c’è stato pure il Covid, ma quello può giustificare due mesi di ritardi, non gli altri 48».

In questi giorni è uscito anche il libro “La figlia d’Europa, Il sogno infranto di Elena Maestrini”(leggi: La figlia d’Europa: da oggi nelle librerie della Maremma la storia dell’incidente Erasmus), in cui l’autrice, la giornalista Jule Busch, ricorda il percorso dei genitori e gli eventi che ruotano intorno all’incidente, tra cui la vicenda giudiziaria. Per Gabriele Maestrini, da sempre in prima linea a chiedere giustizia per le vittime, un’occasione per mantenere alta l’attenzione sul caso. «Ho preparato una lunga lista di persone e istituzioni a cui voglio inviare il libro accompagnato da una lettera personale; dai vari componenti del Governo, sia di maggioranza che di opposizione, dall’ambasciatore al console italiano, così come al mondo universitario e parauniversitario per tenere accesi i riflettori su questo caso».

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