Il Pci ricorda la tragedia di Ribolla: «Anche oggi i lavoratori tornano a morire per il profitto»

RIBOLLA – “Sono passati 66 anni ma nessuno ha dimenticato e potrà dimenticare quel 4 maggio 1954 in cui persero la vita 43 minatori. Con un boato cambiò la vita di famiglie, di una comunità”.

A scriverlo, in una nota di ricordo, la segreteria Pci Regione Toscana – Federazione provinciale di Grosseto.

“Sembra un film, ma nella realtà i lavoratori non avevano mai certezza di tornare a casa – prosegue il Pci -. Una miniera che aveva già avuto morti, con una cadenza di 10 anni: nel 1925 scoppiò per via del grisou; nel 1935 una inondazione dopo l’esplosione di una mina; nel 1945 un’esplosione causata dal gas grisou.

Morirono in tanti per la non sicurezza della miniera, perché schiavi di fronte alla necessità di produzione, per quella paga definita ‘l’ultimo pane’ che serviva giusto per mangiare e portare avanti la famiglia tra mille difficoltà.

Una tragedia annunciata che purtroppo si è presentata portando via la vita a 43 lavoratori e gettando nella disperazione le loro famiglie. Un ricordo che dovrebbe far riflettere, oggi più che mai, la politica ed i governi del territorio.

Da decine di anni invece stiamo inseguendo, nel nome del progresso e del il mercato, la massima produzione per aumentare il profitto ma chi lavora è sempre più sfruttato e continua ad essere sacrificato, a morire.

Anche in questa fase di emergenza sono morti oltre 150 lavoratori della sanità che si sommano alla strage di morti e infortuni gravi sul lavoro che avvengono nelle fabbriche.

Diritti dei lavoratori che in questi ultimi anni anziché essere migliorati ed estesi sono stati eliminati dalla politica e dai partiti che hanno governato in questi anni.

Come si può pretendere sicurezza, se il lavoratore è stato trasformato in uno schiavo la cui vita vale meno di zero e come possiamo accettare che i governi dal centrosinistra al centrodestra si siano resi complici di una strage che sta continuando ad avvenire e, purtroppo, a crescere.

C’è chi fa finta di nulla, non si vergogna di avere finto di difendere e poi abrogare l’art. 18, di avere precarizzato il lavoro, di avere introdotto contratti anomali che strozzano chi ha bisogno. Oggi Matteo Renzi è uscito, ma chi si spaccia di sinistra non pensa a rivedere le regole.

Tutto questo per riportare le future generazioni a tornare schiavi come i minatori di Ribolla.

Se davvero vogliamo cambiare dopo il dramma sanitario, è venuto il momento di dire basta a chi si dichiara di sinistra uscire dalle ambiguità politiche dalla scelta del meno peggio.

La realtà ci dimostra che in Italia abbiamo due destre, una più integrale che si ispira al fascismo, razzista, omofoba e xenofoba, e una più subdola che si professa di sinistra ma fa politiche di destra.

Entrambe hanno tolto i diritti tagliando sanità, istruzione, welfare, servizi ed hanno votato insieme per equiparare il nazismo al comunismo.

Per il Pci – concludono – abbiamo il dovere di ricordare quei morti ma non limitarsi al solo ricordo, di uscire dalla precarietà, di non far diventare il lavoro ‘l’ultimo pane’, avere il coraggio di cambiare, far tornare il lavoro alla sua funzione umana, per vivere e non accettare chi vuol farci vivere per lavorare e renderci schiavi”.

 

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