#quarantena – Con certa gente «è come dire puttana alla volpe»

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GROSSETO – Sperare nel senso civico, direbbero qui in Maremma, «è come dire puttana alla volpe». Ovverosia, è un esercizio inutile. Non sempre, in verità, ma molto spesso.

Di testimonianze ce n’è a bizzeffe. Una è andata in onda giovedì sera a “Piazza Pulita”, trasmissione de La7 condotta da Corrado Formigli. In un servizio televisivo, con immagini sfocate e audio distorto, un funzionario bancario raccontava di come molti suoi clienti con sul conto cifre variabili dai 200 ai 500.000 euro – cioè la mitica liquidità – abbiano chiesto allo Stato italiano l’erogazione del “bonus da 600 euro” per i lavoratori autonomi e i professionisti. Ottenendolo e vedendoselo accreditato. Commentando i fatti l’uomo ha detto a chi lo intervistava una frase emblematica: «non c’è nulla d’illegale. È quello spazio che sta in mezzo tra il diritto di averli e il dovere di non chiederli». Sintesi efficacissima della vera inattaccabile patologia etica – autoimmune – che da secoli consuma dall’interno, azzoppandolo, l’eclettico Paese in cui viviamo. Per quanto semplicistico sembri, è proprio questa la zavorra che minaccia di tirare a fondo l’Italia nei prossimi mesi, quando servirà uno sforzo sovrumano per reagire alle conseguenze economiche della pandemia di Covid-19. Momenti nei quali sarebbe auspicabile poter contare gli uni sugli altri. Senza furbizie, nella consapevolezza che chi è garantito per le proprie condizioni oggettive, non sottragga dal poco che c’è quel che ad altri è necessario per vivere. Senza troppa retorica. Semplicemente per senso di responsabilità. Perché sarà necessario ogni euro per garantire un reddito base – di cittadinanza o d’inserimento – a chi versa in condizioni di povertà estrema. Di liquidità per finanziare la cassa integrazione, un fondo per garantire gli affitti del piccolo commercio, la sospensione di scadenze fiscali, indennizzi alle aziende in anossia.

I segnali di decadimento etico, peraltro, abbondano. E la politica espressione di certi approcci, ovviamente, non esita a fare i propri calcoli. Tirandosi indietro per salvaguardare sé stessa. Il sentore di Scandicci, ne è uno dei campioni riconosciuti. «La strada migliore sarebbe quella di un nuovo esecutivo, con un altro premier. Ma se Conte si illude che staremo qui fermi ad aspettare che i danni di oggi si trasformino nella valanga di ottobre – riporta La Repubblica, ritraendolo mentre confida ai suoi senatori rilassandosi a Palazzo Madama, dopo il discorso pronunciato in Aula – si sbaglia. Noi saremo altrove, la valanga ci troverà all’opposizione». Anche qui, niente d’illegale. Tutto lecito. Sulla falsariga del genio italico della navigazione di basso cabotaggio. Purché i propri conti tornino sempre.

D’altra parte mica è obbligatorio affrontare il mare in tempesta. Oggi per salvare le penne all’Italia facciamo debito pubblico, sostenuti ad esempio dal bazooka da 750 miliardi della Bce, ma prima o poi i debiti andranno onorati. E sarà scomodo, per quanto necessario.

Banca d’Italia, infatti, che acquista per conto della Bce fino a 25 miliardi al mese del nostro debito pubblico nazionale, oggi pesa per circa il 35% sugli acquisti fatti col “bazooka” della banca centrale di

Francoforte. Ma l’Italia partecipa al capitale della Bce solo per il 15,6%. Ed ha come vincolo che alla fine del programma di sostegno alle economie in difficoltà, la quota di titoli riservata a Roma sia scesa effettivamente al 15,6%. Sarà uno dei problemi con cui fare i conti. E ci vorrà gente di polso e lungimirante, perché andrà raccontata a tutti la verità. Ed è evidente che per alcuni, certe verità è meglio non raccontarsele né raccontarle.

 

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