#quarantena – Con la vicenda dell’Isgrec il buon senso è andato in quarantena

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GROSSETO – Si chiama ISGREC, e sta per «Istituto storico grossetano per la resistenza e l’età contemporanea». È un’istituzione culturale che fa parte di una rete nazionale di centri di ricerca storica, che ha una biblioteca specializzata di 20.000 libri, una decina di fondi documentali, e svolge un ottimo lavoro di ricerca storica e divulgazione scientifica. Vedere per credere il bellissimo filmato “Tirar su una città non è cantare una canzone”, realizzato in mood bianciardiano in collaborazione con l’Ance di Grosseto (associazione nazionale costruttori edili) per raccontare il boom edilizio del capoluogo maremmano nel dopoguerra. Un docufilm che tiene insieme storia, sociologia, economia e narrazione letteraria.

Oggi l’Isgrec è sotto sfratto dai locali della Provincia che lo ospitano alla cittadella dello studente, in conseguenza della più classica delle delazioni: una lettera anonima di denuncia della mancata agibilità di uno dei locali che ospita la biblioteca. I vigliacchi agiscono sempre nell’ombra, ed è nello stile di chi sguazza nella subcultura fascistoide, che ha individuato da tempo nell’Isgrec un “nemico politico”. Da colpire anche con questi mezzucci. Magari, per dirne una, perché con grandissima perizia di ricostruzione storica ha saputo raccontare e spiegare la vicenda delle Foibe istriane, sottraendola alla comica e strumentale narrazione patriotarda di certa destra parlamentare ed extraparlamentare. Che da anni tenta di utilizzare le stragi del confine orientale per scrivere una versione della storia non solo non veritiera, ma addirittura funzionale a un odierno farsesco revanscismo politico-ideologico. Un’operazione spazzatura tanto priva di contenuti, quanto pervicacemente inseguita.

Niente di nuovo sotto il sole, si dirà. D’altra parte che ti vuoi aspettare da un ambiente il cui mantra è «con la cultura non si mangia», e dove è dato per assodato il concetto scelbiano (da Mario Scelba) di cultura come «culturame». La crassa ignoranza dei fascisti del terzo millennio questo è in grado di elaborare. E nessun’altro sentimento che la pena può suscitare.

Meno comprensibile è che la provincia, governata dal Centrodestra obbedisca al riflesso pavloviano di chi nel 2020 non riesce ancora ad accettare il 25 aprile come data fondativa della Repubblica. Piegandosi nei fatti a una sub-cultura non in grado di emanciparsi, a distanza di 75 anni, dal legame col mito fittizio della repubblica di Salò. Perché purtroppo di questo si tratta. Nel momento in cui si tenta di ridurre l’estromissione dell’Isgrec a questione di competenze amministrative o d’incapienza finanziaria. Quando evidentemente il problema è il tipo di produzione culturale.

Oggi il professor Verzichelli, con la diplomazia che gl’impone il ruolo di presidente dell’Isgrec, è stato molto chiaro nel suo intervento sul Tirreno.

Di nostro, non possiamo che sottolineare la débâcle del buon senso, che è stato messo in quarantena, insieme al Covid-19. Ché sul piano culturale non ha più senso provare a baccagliare, con chi non ha orecchie per sentire.

Almeno il buon senso (anche politico). Perché è evidente, l’Isgrec sopravvivrà e troverà una sede a prescindere dalla volontà politica di chi oggi amministra la Provincia. E vincerà anche sul piano culturale senza nemmeno aver bisogno di combattere una battaglia, per assenza conclamata del presunto avversario. Tanto varrebbe trovargli una sede dignitosa, e salvarsi in calcio d’angolo. Onestamente.

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