Coronavirus: ecco perché il contagio in Toscana è sotto controllo. Meno casi e più tamponi

La risposta del servizio sanitario regionale, assieme alle misure di isolamento sociale e di contenimento, sembrano avere un impatto determinante nella riduzione dei casi e dei ricoveri ospedalieri in Toscana.

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GROSSETO – Questa in estrema sintesi la fotografia che scatta oggi l’Agenzia regionale di sanità sui dati raccolti e messi a disposizione dall’Unità di crisi Coronavirus e da quelli alimentati dai dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie all’interno della Piattaforma Casi ISS.

Da tre giorni i nuovi casi positivi rilevati dai 13 laboratori toscani di analisi (saranno 15 da lunedì) sono sempre sotto i 100: il numero di nuovi casi non era così contenuto dal 13 marzo.

Rimane sempre alto il numero di tamponi effettuati: sono 3.800 in media i tamponi effettuati nell’ultima settimana, erano 2.700 solo un mese fa, 380 nella prima settimana di marzo. Il tasso grezzo di tamponi eseguiti nella nostra regione è di 3,2 ogni 100 abitanti, dato sovrapponibile a quello dell’Emilia-Romagna; tra le regioni più colpite solo il Veneto mostra un tasso superiore (5,2 per 100 abitanti) a quello toscano.

L’epidemia sembra stia davvero perdendo la sua forza in Toscana. La figura riporta la stima dei nuovi casi in Toscana (% dei nuovi casi sul totale dei casi analizzati con tampone sottratte le guarigioni virali): nell’ultimo mese e mezzo la percentuale di nuovi casi sta fortemente diminuendo ed è passata dal 27% del 20 di marzo al 4% ieri.

Riguardo invece il totale di casi positivi diagnosticati, in Toscana sono arrivati ieri a 8.780, classificando la nostra regione come la quinta più colpita in Italia. Considerando il 31 di marzo come la data a partire dalla quale le misure di distanziamento sociale e di contenimento si stima abbiano avuto un effetto, la Toscana ha diminuito la percentuale di nuovi casi positivi del 60%, contro il 36% della Lombardia, il 50% dell’Emilia-Romagna, mentre il Piemonte ha visto addirittura un aumento del 5%.

La circolazione del virus in Toscana si presenta fortemente differenziata: l’area corrispondente all’Asl nord ovest è senza dubbio quella più colpita, con 276 casi per 100.000 abitanti (le province di Massa e Lucca in particolar modo, rispettivamente con 492 e 316 casi circa per 100.000 abitanti); segue la zona dell’Asl centro con 238 casi per 100.000 abitanti (Firenze è la provincia più colpita con 278 casi circa per 100.000 abitanti); infine la zona dell’Asl sud est con 143,5 casi per 100.000 abitanti. Negli ultimi giorni il contributo della provincia di Firenze sul numero totale e di casi registrati in Toscana è diventato rilevante anche in ragione della maggiore presenza, su questo territorio, di posti letto nelle residenze per sanitari e di operatori sanitari, comunità particolarmente colpite dall’epidemia e che i servizi territoriali stanno sottoponendo a screening accurato.

Ma quali sono le caratteristiche dei casi toscani? Dalla Piattaforma dei casi positivi dell’Istituto superiore di sanità, alimentata dai Dipartimenti di Prevenzione delle tre Asl toscane, che ad oggi annovera quasi l’80% delle schede, emerge che i maschi sono il 47% dei casi totali, valore allineato a quello nazionale (50%). L’età mediana dei casi è di 60 anni (61 negli uomini e 60 nelle donne), anche questa coerente con il valore nazionale di 62 anni. In generale, la fascia di età in cui si osserva la maggior parte dei casi è quella dei 50-59enni (19,8%), seguita da quella dei 60-69enni (15,5% dei casi), e quindi da quella dei 70-79enni e degli 80-89enni (entrambe il 14,7% dei casi di SARS-CoV-2). Nella fascia di età 0-19 è stato rilevato appena il 3,2% dei casi totali, in quella 0-10 abbiamo l’1,2% dei casi totali.

Molto interessanti le informazioni che provengono dallo stato clinico storicizzato: nelle ultime 8 settimane i casi lievi e paucisintomatici sono passati dal 25% al 76%, dimostrando come oramai i servizi territoriali riescono ad intercettare sempre prima la casistica lieve e a trattarla a domicilio, con una minor pressione sugli ospedali. Per i soggetti positivi al virus SARS-CoV-2, per i quali è presente l’informazione su eventuali patologie concomitanti, un terzo ha almeno una condizione clinica pre-esistente; circa uno su cinque è affetto da 2 patologie croniche e il 14,1% da 3 o più patologie croniche. I tempi di guarigione sono di 28 giorni in media totale dalla comparsa dei sintomi, variando pochissimo tra i vari stati clinici dal lieve al severo.

Per quanto riguarda la risposta messa in campo dalla Regione attraverso il proprio sistema ospedaliero, questa è stata declinata nei tre sottosistemi di Area Vasta, ciascuno dei quali è strutturato per fornire le cure necessarie, a tutti i livelli d’intensità di assistenza, ai pazienti Covid-19.

Il numero massimo di ricoverati contemporaneamente presenti in reparti medici, in Toscana, si è osservato tra il 2 e il 7 aprile (1.099 il 3/4). Sempre al culmine della curva (un plateau, piuttosto che un picco) la richiesta di letti di terapia intensiva è stata di 281 ricoveri il 2 aprile. Dopo questa fase, si è osservata una decisa diminuzione della pressione sulle strutture ospedaliere, con una graduale riduzione delle presenze di Covid-19 sia in reparti medici che in terapia intensiva. Il 23 aprile si contano 715 ricoveri in area medica (con una riduzione del 35% rispetto al picco) e 160 ricoveri in terapia intensiva (riduzione del 43%). Nell’ultimo mese la riduzione dei ricoveri totali Covid-19 è stato in media del 14% in Italia, del 16% in Lombardia, del 25% in Toscana.

Focalizzando l’attenzione sui posti letto di terapia intensiva, i letti occupati rispetto alla capienza massima (cioè letti intensivi disponibili sommati a quelli attivabili entro 48 ore, definiti “impegno su surge capacity”) varia da 15,6% (ospedali della Asl sud est) a 90,6% (Aou Careggi, che ha ridotto 12 posti letto di intensiva dal 22 aprile). L’occupazione dei posti letto in terapia intensiva in Toscana è del 38,4%.

Qualche considerazione deve essere fatta anche sui deceduti, che ad oggi sono 716 (più 7 pazienti provenienti da fuori Toscana ma deceduti nella nostra regione). L’attuale tasso di mortalità grezzo per Covid-19 in Toscana è pari a 19,4 per 100mila abitanti, contro il 42,3 x100.000 della media italiana. Al momento, si tratta di un valore molto inferiore a quello osservato in Lombardia (128,6 per 100mila), Emilia-Romagna (73,3 per 100mila) e in molte altre regioni italiane.

L’andamento provinciale dei decessi risente ovviamente di quanto osservato per i contagiati totali. La provincia di Massa e Carrara è quella più colpita, seguita da Lucca, Pistoia e Firenze. Come per i casi, sono i territori delle province a Sud della Toscana (Siena, Arezzo e Grosseto), ad avere i tassi di mortalità più contenuti.

Riguardo le caratteristiche dei deceduti toscani, il 60% è di genere maschile, con un’età media più bassa dei deceduti femmine (79 contro 85). Per i soggetti in cui è stata recuperata l’informazione (415), tre su quattro avevano almeno una comorbosità (più patologie concomitanti), uno su quattro ne aveva due, quasi la metà ne aveva tre o più. Le patologie prevalenti: diabete mellito e le malattie cardiovascolari e respiratorie croniche.

Nel corso dell’epidemia si sono contratti i tempi che intercorrono tra l’emergere dei sintomi ed il ricovero e allungati quelli tra ricovero e decesso. Il tempo medio tra data inizio sintomi e decesso è 12,9 giorni (13,1 giorni per quelli ricoverati), il tempo medio tra sintomi e ricovero per i ricoverati è di 4,1 giorni, e 9 tra data ricovero e decesso.

“Siamo di fronte all’inversione di tendenza che tanto stavamo aspettando anche in Toscana.  Rispetto all’emergere di nuovi casi, il sistema ospedaliero riesce a rispondere con minor difficoltà all’emersione dei nuovi casi gravi, e quelli territoriali stanno sempre più intercettando la sintomatologia lieve, anche grazie all’effetto delle misure di distanziamento sociale – osserva Fabio Voller, cooordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia dell’Ars Toscana – A questo punto l’attenzione si sposta gradualmente verso il sistema di monitoraggio e di presa in carico dei nuovi casi nel momento in cui ci sarà la riapertura”.

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