#quarantena – Apri che ti passa. E il Covid-19 diventa un virus virtuale

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GROSSETO – Mo va di moda aizzare la riapertura delle attività produttive, sennò le aziende chiuderebbero i battenti. Le fughe in avanti sono all’ordine del giorno. E ognuno ha la propria ricetta, dal nord al sud. Dalle Regioni ai Comuni. Praticamente mancano i vecchi Quartieri, ma solo perché di fatto sono stati depennati dall’ordinamento degli Enti locali.

Il motivo è sempre il solito. Il genius loci italiano, caratterizzato da mancanza di disciplina congenita e dall’immarcescibile sfiducia in chi ci governa. A prescindere dai demeriti reali. Dalla giacchetta politica che ognuno di noi indossa.

Ma c’è anche la convinzione, introiettata come un virus (o un batterio?), che oramai l’ubi consistam prevalente nell’essere umano, sia quello d’essere un consumatore seriale di beni di consumo. Non tanto una persona. Per cui alla fin fine non può resistere più di tanto lontano dai ritti del consumismo edonistico. Non è in grado di resistere col capo sott’acqua più di quaranta giorni. Più o meno il ciclo di produzione, smistamento logistico e acquisto di un bene di consumo. Così che alla sollecitazione dell’acquisto gli si scatena il riflesso sopito, tenuto a bada. Manco fosse il canetto di Pavlov.

Come se il Covid-19 non ammazzasse. Come se il desiderio di comprare compulsivamente animasse i sogni di ognuno di noi. Come se uno che rischia di perdere, ho ha perso il lavoro, la prima cosa che farebbe sarebbe andare al ristorante, oppure a farsi una vacanza. Come non fosse morto a nessuno qualcuno di caro. Ché aspettare il nulla osta da virologi ed epidemiologi, è una perdita di tempo che si possono permettere solo i ricchi. Quando anche i ricchi, invece, non possono permettersi di sottovalutare il Coronavirus. Che ammazza anche loro, se gli prende il ghiribizzo.

Manco noi italiani fossimo gli unici a confrontarci con la pandemia. Come se in Usa, per dirne una, dove quel cretino con la zazzera ha compiuto il suo capolavoro, non morissero come mosche: 4.600 persone appena ieri, in un giorno solo. O come se i Cinesi, che per certi versi sono un po’ più avanti, morissero tutti dalla voglia di comprare scarpe, borse e vestiti made in Italy.

Ma dove vivono gli apertori seriali di attività produttive? Sulla luna? Sulla celeberrima “Isola che non c’è” di Bennato. Dove non c’è mai la guerra e i virus sono solo avatar che galleggiano nella realtà virtuale.

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