Coronavirus, Udc: «Il nostro tessuto economico si sta sfaldando. Si faccia qualcosa per la Maremma»

GROSSETO – “La tutela della salute di tutti i cittadini da un virus pericolassimo è sacrosanta. Sono dunque comprensibili le forti preoccupazioni dei tecnici rispetto ad una riapertura generalizzata dopo il 13 aprile, ma si può procedere con equilibrio e senso di responsabilità. Non si vede perché, pur con le necessarie limitazioni come l’ingresso di una, massimo due persone alla volta, non si possano riaprire cartolerie e librerie, così come andrebbero riaprire quelle attività artigianali che possono assicurare servizi per appuntamento, garantendo così uno scaglionamento organizzato degli afflussi”.

A scriverlo, in una nota, Pierandrea Vanni, commissario provinciale Udc di Grosseto, e Gian Luigi Ferrara, vicecommissario provinciale vicario.

“Ci sono poi, a giudizio dell’Udc provinciale, le problematiche non più rinviabili delle piccola e media impresa, che anche in provincia di Grosseto ha bisogno di liquidità, ma soprattutto ha bisogno che riaprono i cantieri – vanno avanti -. Sorprende, per esempio, che, come denuncia un imprenditore del Comune di Sorano, siano bloccati cantieri che fanno capo a enti pubblici (Ministero della Giustizia e Usl nel caso specifico), i quali dovrebbero essere i primi a consentire la ripresa dei lavori nel rispetto rigoroso delle regole per la sicurezza”.

“Da parte nostra, abbiamo chiesto ai parlamentari dell’Udc al Senato due impegni – vanno avanti Vanni e Ferrara -: il primo è chiedere modifiche sostanziali al decreto liquidità, sia per il prestito sino a 25 mila euro, sia per una forte semplificazione dei passaggi burocratici per gli importi superiori e l’allungamento dei tempi per la restituzione dei prestiti garantiti dallo Stato almeno a dieci anni”.

“Infine – concludono – abbiamo chiesto di valutare la possibilità di provvedimenti specifici per la provincia di Grosseto, tenuto conto che il suo tessuto economico sta subendo colpi pesantissimi e si sta sfaldando nei settori strategici: turismo balneare, montano, turismo culturale (con la chiusura per esempio dei parchi e delle aree archeologiche), agricoltura (in particolare difficoltà crescenti di alcune filiere a iniziare da quella del latte, crisi pesantissima degli agriturismi e difficoltà a reperire mano d’opera regolare per la raccolta nei campi), piccole medie imprese di tutti i tipi, solo per citare alcuni esempi di una specificità territoriale che pur nell’ambito di una emergenza economica nazionale rischia di impoverire e spopolare una provincia che aveva già molte croniche problematiche, ad iniziare dalle infrastrutture”.

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