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Solidarietà all’Isgrec: «E’ un patrimonio storico della comunità, non può chiudere»

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GROSSETO – Il mese scorso, a seguito di un esposto anonimo in Procura, all’Isgrec veniva intimata la chiusura dello stabile che lo ospita, il Poderino dell’Agrario in via De’Barberi 61, di proprietà della Provincia, sul quale veniva apposto un cartello «Attenzione, locale inagibile». Da quel momento, l’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea non ha più una sede.

Nei giorni scorsi, il presidente dell’Isgrec, Luca Verzichelli, ha scritto una lettera al presidente della Provincia grossetana, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, per sapere se ci fossero o meno novità in merito.

Nel frattempo, sono numerose le manifestazioni di solidarietà espresse nei confronti dell’Isgrec.

“Cortese signor sindaco, cortese presidente della Provincia,

a nome dell’Istituto storico della Resistenza di Siena le chiedo massima attenzione per la soluzione del problema logistico dell’Istituto di Grosseto. Credo che sia nei suoi poteri e nella disponibilità di locali pubblici in Grosseto evitare una perdita culturale importantissima per la sua città. Una città che conosco bene e nella quale ho spesso partecipato ad iniziative culturali e che mi sta molto a cuore” a scriverlo Pietro Clemente, presidente Isgrec di Siena.

“La prego – continua Clemente – di tenere conto del fatto che gli istituti storici sono centri di ricerca e di didattica nati per la documentazione della storia della resistenza, della costituzione e del Novecento. Sono presidi di conoscenza contigui alle istituzioni pubbliche che spesso li sostengono. Non hanno risorse che consentano affitti onerosi, e soprattutto svolgono un ruolo di vita civile e di formazione fondato sulla storia, e per statuto estraneo a ruoli di natura politica. Credo che sia nell’interesse del Comune, del territorio, restituire vita culturale a uno spazio e a una funzione culturale radicati nella città”.

“Benché siano tempi difficili – conclude il presidente dell’Isgrec di Siena – per tutti credo che si debba operare nella prospettiva della ripresa e che in questa la cultura abbia un ruolo fondamentale”.

“Istoreco di Reggio Emilia esprime solidarietà all’Istituto storico di Grosseto-Isgrec per l’annosa questione della sede che, se non risolta, potrebbe impedire all’istituto di continuare a operare – a scriverlo, in una nota, Simonetta Gilioli, presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia -. Sottolinea inoltre come proprio uno tra i più importanti luoghi di ricerca scientifica, di tutela e divulgazione della storia e della memoria del ‘900, anche grazie alla sua grande biblioteca (la seconda in città), possa costituire, terminata l’emergenza sanitaria, un imprescindibile punto di ripartenza culturale per l’intera comunità di Grosseto. Non ha futuro chi non ha memoria”.

“Il Consiglio di amministrazione dell’Istituto nazionale “Ferruccio Parri” – Rete degli istituti Storici della Resistenza e dell’età contemporanea, esprime la più profonda preoccupazione per la situazione dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea. Con una procedura a dir poco anomala, a seguito di un esposto anonimo in Procura, la sede dell’istituto, di proprietà della Provincia, è stata sottoposta a un’ispezione, che ha constatato l’inagibilità degli uffici e la non fungibilità dei locali adibiti a biblioteca. L’avvocatura della Provincia ha quindi intimato lo sgombero a stretto giro di tutti i locali” interviene Paolo Pezzino, presidente Istituto nazionale “Ferruccio Parri” – Casa della Memoria di Pisa.

“La questione della sede si trascina dal 2016 – spiega Pezzino -, quando l’allora presidente della Provincia affermò che non poteva più garantirne la manutenzione, ma non mise mai in discussione la permanenza dell’Isgrec prima che si fosse trovata un’alternativa. Si sono succeduti negli anni incontri con Provincia e Comune e proposte di soluzione che però non si sono mai concretizzate. Lo sgombero deciso ora mette a serio rischio la prosecuzione dell’attività di un Istituto storico come quello di Grosseto, che da 27 anni è luogo importante di ricerca ed elaborazione culturale, conosciuto a livello europeo, possiede un’importante biblioteca (la seconda nella città per consistenza) ed
archivio, tutelati dalla Soprintendenza, svolge attività di formazione per insegnanti e studenti, e numerose apprezzate iniziative al
servizio della cittadinanza di Grosseto”.

“Il Consiglio di Amministrazione – conclude il presidente dell’istituto pisano – ritiene pertanto imprescindibile la proroga della permanenza nei locali attualmente in uso, finché Provincia e Comune non trovino un’altra sede idonea a consentire il trasferimento di biblioteca e archivio e ad assicurare la continuità dell’attività dell’Isgrec”.

“L’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in provincia di Lucca ha preso atto, nella riunione del Consiglio direttivo di ieri 6 aprile, della situazione drammatica in cui si è venuto a trovare l’Istituto storico Grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea (ISGREC), dopo che a seguito di un esposto anonimo in Procura, la sede, di proprietà della Provincia, è stata sottoposta a un’ispezione che ha dichiarato l’inagibilità degli uffici e dei locali adibiti a biblioteca, per cui la Provincia ha intimato lo sgombero a stretto giro della sede. Il risultato è che una istituzione di interesse pubblico, attiva, impegnata nella formazione, nella ricerca e nella didattica come lo sono i nostri Istituti, si trova impossibilitata a svolgere la sua funzione, senza che, a quanto risulta, sia in vista una
soluzione”.

“Anche nelle difficoltà del momento le attività che gli Istituti storici della Resistenza continuano a svolgere sono preziose – proseguono dall’istituto lucchese -; tanto più l’obiettivo di tenere in vita e di potenziare istituzioni culturalmente così rappresentative sarà fondamentale per la ripres”a.

“Ci uniamo all’appello dei nostri colleghi di Grosseto, di altri Istituti della nostra Rete e dello stesso presidente Paolo Pezzino, affinché la Provincia e il Comune di Grosseto, anche di concerto con la Regione, possano trovare una soluzione alla inagibilità o una nuova sede adeguata alla attività che l’Isgrec svolge” ha concluso il Consiglio direttivo dell’Isrec Lucca”.

E non solo istituti storici. Anche semplici cittadini chiedono la tutela dell’Isgrec grossetano.

“Con la presente – ci scrive Vincenzo – vorrei esprimere la solidarietà nei confronti dell’Isgrec che, come ho appreso dalla stampa, rischia di cessare la sua attività di ricerca e di formazione. Conosco questa istituzione da tempo, ho usufruito più volte dei servizi bibliotecari che mette a disposizione e credo rappresenti un’eccellenza per il nostro territorio. Vi chiedo gentilmente, da semplice cittadino, di farvi carico di questo problema e di impegnarvi per trovare una soluzione compatibile con le esigenze dell’istituto”.

“Io sono nato e cresciuto a Grosseto – ci scrive Giacomo -. La mia familiarità con l’Isgrec risale a quando frequentavo il liceo: ricordo bene di quando la mia classe prendeva parte a lezioni di approfondimento e conferenze promosse dall’istituto. Da allora ho avuto spesso modo di leggere e vedere materiali curati da questa importante istituzione di ricerca della nostra città, lavori di grande qualità che permettono di restituire una dimensione più vicina a noi a fatti della storia che ci sembrano appartenere a una realtà distante e apparentemente svincolata dalla nostra vita quando li studiamo sui libri di scuola. Mi rattrista apprendere che l’Isgrec non abbia, ad oggi, una sede. Penso che le istituzioni di Grosseto dovrebbero innanzitutto riconoscere il valore e l’importanza del lavoro dell’istituto per poi impegnarsi, di conseguenza, una volta superata l’emergenza coronavirus, a fare tutto ciò che è in loro potere per permettere all’Isgrec di continuare la sua preziosa opera. Vorrei che a Grosseto venisse data la dovuta importanza alla memoria e alla storia”.

“Sono Andrea Sortino storico della psichiatria e autore di diversi saggi su riviste scientifiche nazionali – ci scrive un lettore -.
Vi scrivo per esprimere il mio profondo rammarico in merito alla notizia, letta sui quotidiani, dello spostamento-ridimensionamento dell’Isgrec. Un istituto pregevole che, da siciliano fuori sede e giovane studente dell’ateneo pisano, mi ha accolto nel corso delle mie ricerche; l’istituto ha sempre risposto con celerità alle mie richieste e non posso che ricordare con estrema piacevolezza le ore trascorse a leggere qualche manoscritto. Mi chiedo come si possa, in epoca di fake news dilaganti, ridimensionare un avamposto della complessità come l’Isgrec. Allo stesso modo ritengo sconsiderata una politica incapace di trovare una sede ragionevole: la cultura non ha colore politico, ed è una delle poche forme di resistenza possibile. Toc Toc, svegliamoci”.

“Vorrei esprimere la mia solidarietà nei confronti dell’Isgrec che rischia di cessare la sua attività di ricerca e di formazione – scrive Federico -. Conosco questa istituzione da qualche anno, i suoi servizi e i suoi materiali mi hanno aiutato molto per il mio lavoro di tesi magistrale sui volontari antifascisti nella guerra civile spagnola. Non sono di Grosseto, abito in provincia di Massa-Carrara, ma credo che un’istituzione di questo tipo sia un’eccellenza a livello regionale e nazionale. Come cittadino e appassionato di storia, vi chiedo di impegnarvi per trovare una soluzione compatibile con le esigenze dell’istituto e risolvere ogni problema”.

“Vi scrivo questa email perché sono venuta a conoscenza, grazie ai social, del rischio di cessazione delle attività dell’Isgrec e di chiusura della sua sede – scrive Alessia -. La prima volta che ho conosciuto questa istituzione ero al primo anno di Liceo scientifico. Una professoressa organizzò un incontro con i volontari Isgrec e successivamente una visita nella loro sede. Mi ricordo ancora quanto rimasi colpita e affascinata dal ruolo svolto da questa istituzione sul territorio grossetano e maremmano. Anni e anni dopo mi sarei servita della loro biblioteca e archivio per cercare notizie funzionali alla mia tesi di laurea. È una risorsa preziosa. Pertanto chiedo al Comune e alla Provincia, da cittadina grossetana e da studentessa universitaria, di farvi carico del problema e di trovare una soluzione consona e dignitosa per questo Istituto. Confido nel vostro buon senso e nell’importanza che date alla cultura”.

“Ho recentemente appreso dai principali organi di stampa locale della delicata situazione che coinvolge l’Isgrec – ci scrive Lucia -.Con questa mail desidero esprimere il mio rammarico al riguardo: ho partecipato a numerose attività organizzate e promosse dall’Istituto e ho potuto apprezzarne la qualità, usufruendo delle preziose risorse messe a disposizione di tutta la cittadinanza. Sono sinceramente dispiaciuta dell’incerto futuro dell’Istituto e confido nella possibilità che gli venga assicurata una nuova sede, in modo da preservare il patrimonio storico – culturale e tutelare, cosi, la possibilità di partecipazione di tutti alle numerose proposte volte all’informazione e alla tutela della memoria, così fondamentale e importante. Abito a Grosseto e l’Isgrec è stata una scoperta per me estremamente positiva che ha contribuito a rendermi più fiera della mia città: sarebbe davvero una delusione dover apprenderne la chiusura semplicemente a causa dell’assenza di una nuova sede”.

“Intendo esprimere la mia solidarietà nei confronti dell’Istituto storico Grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea, che attualmente sta rischiando la chiusura a causa di una sede non agibile – ci scrive Daniele, dottorando di Filosofia all’Università di Parma -. Ritengo che far fiorire e mantenere un ente dal così grande significato storico sia un’importante missione di ogni istituzione politica degna di questo nome. Sono convinto dell’essenzialità dell’Isgrec sia come struttura di memoria storica che come sorgente di buona educazione e vita sociale. Per esempio, ritengo che il corso di formazione «La filosofia educa alla cittadinanza i bambini», tenuto a cavallo tra il 2019 e il 2020 dai docenti Iacono, Mori (autore di “giochi filosofici”, per Erickson 2018) e Rocchi, abbia i meriti di proporre un approccio pionieristico all’educazione infantile e di restituire la filosofia al luogo che le appartiene: tra la gente.
Pertanto ritengo tale Istituto Storico un’eccellenza da mantenere”.

“Con lo sgombero disposto dalla Provincia, le attività dell’Istituto sono in serio pericolo, poiché non è stata fornita alcuna soluzione alternativa per la tutela dello stesso – spiega Claudio, dottorando in Studi storici, geografici e antropologici -. Durante i miei studi presso l’Università di Pisa, ho avuto modo di conoscere l’Isgrec e le sue attività, e di apprezzare l’impegno di chi ci lavora. L’Istituto conserva testi importanti nella sua biblioteca, e contribuisce a costruire conoscenza e coscienza nel tessuto sociale di Grosseto e non solo. Si tratta di un elemento prezioso per lo studio del passato e la costruzione cosciente del futuro. Da storico trovo inaccettabile che le istituzioni non tutelino l’Isgrec e che addirittura, con la loro assenza, rappresentino una minaccia per questo importantissimo punto di riferimento culturale. Come parte della comunità accademica, mi unisco alla lotta a tutela e solidarietà dell’Istituto”.

“La focalizzazione dell’informazione sull’emergenza covid-19 rischia di far passare in secondo piano la chiusura di uno dei più importanti centri internazionali di studi in campo storico, fiore all’occhiello della ricerca grossetana e toscana – scrive Umberto Tattarini, docente di storia-. L’Isgrec di Grosseto è stato chiuso, dopo un esposto anonimo in procura e dopo un’ispezione da parte della polizia provinciale, a causa dell’inagibilità degli uffici e della non fungibilità dei locali adibiti a biblioteca. Tutto questo è accaduto il 5 marzo scorso. Da quella data, non si è riusciti, né a livello comunale né a livello provinciale, a risolvere la questione, trovando uno stabile valido che possa contenere tutti gli archivi dell’istituto: si tratta di oltre 600 metri lineare di libri e materiale archivistico, cuore stesso dell’intero Isgrec. Nonostante la grave emergenza che stiamo vivendo, sarebbe auspicabile che l’amministrazione comunale e provinciale si mobilitasse per riuscire a trovare uno stabile adatto a contenere gli archivi e la biblioteca dell’Isgrec ed evitare così che un istituto di tale importanza possa rimanere chiuso”.

“Desidero esprimere la mia solidarietà, frammista a forte preoccupazione, all’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea, che da quasi trent’anni costituisce a livello nazionale un centro di documentazione, ricerca, divulgazione e organizzazione insostituibili – ci scrive Alessandro da Firenze -. Da docente di Storia nei licei (e partecipante con i miei studenti ad una delle iniziative realizzate grazie all’Istituto, il viaggio-studio al Confine orientale), auspico che quanto prima venga individuata la soluzione al problema della sede e della sopravvivenza dell’Isgrec”.

“Sono laureata in Storia contemporanea ed ho recentemente collaborato con l’Isgrec nella gestione della donazione di una biblioteca privata – ci racconta Elisa -. Oltre a constatare la grande professionalità e competenza con cui l’Istituto è amministrato, mi sono passati tra le mani volumi il cui possesso e la cui libera consultazione sarebbero una ricchezza per qualsiasi città, la biblioteca e i fondi d’archivio necessitano quindi di locali aperti alla cittadinanza, non solo per insegnanti e studiosi, ma soprattutto per le giovani generazioni di grossetani. Mi unisco pertanto all’accorato appello mosso da cittadini e ricercatori perché siano forniti all’Istituto dei locali nei quali possa portare avanti la sua insostituibile attività”.

“Sono uno studente di storia ed ex tirocinante all’Isgrec – ci scrive Michele -. Ho appreso dai giornali che vi è il rischio di cessazione delle attività di questo prezioso Istituto di interesse pubblico. Sono deluso e preoccupato dall’atteggiamento della giunta comunale. L’Isgrec, con la sua biblioteca, il suo ricco archivio, e la continua promozione di interessanti iniziative culturali, rappresenta un essenziale centro di studio per la città, oltre a costituire un valida opportunità per tirocinanti, studenti e ricercatori. Auspico che sarà trovata al più presto una soluzione ed esprimo la mia piena solidarietà all’istituto”.

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