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Buoni spesa, Pci: «Qualcosa non funziona, si dice una cosa ma se ne fa un’altra»

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MASSA MARITTIMA -“Una famiglia di Massa, che ci autorizza a fornire queste informazioni, ci ha raccontato che dopo innumerevoli peripezie è riuscita a contattare il famoso triage che si occupa di valutare le richieste dei buoni alimentari. Dopo le domande di rito effettuate, la risposta dell’operatore è stata molto semplice e sintetica: ‘A voi non spetta nulla perchè il vostro caso non rientra nella casistica'”. A scriverlo, in una nota, Segreteria Pci Colline Metallifere.

“L’utente massetano ha tentato una semplice replica – spiegano dal Pci -: ‘ Scusi ma lei la domanda la inoltri ugualmente, se ci fosseto possibilità’. La risposta è stata secca e decisa: “No, inutile perdere tempo, il sistema la rifiuta e non vi spetta nulla’.  Il sistema è rappresentato da un computer che include ed esclude. E la valutazione professionale dei servizi annunciata allora non esiste? Il nucleo ci racconta la situazione nella quale si trova. Lei disoccupata anche perché in questo periodo i lavori saltuari che faceva sono fermi. Lui operaio con una retribuzione fissa di 1050 euro/mese. A seguito dell’emergenza la ditta per la quale lavora lo ha messo in cassa integrazione e da questo mese percepirà, così gli hanno detto, circa 900 euro. Con questa retribuzione dovranno pagare 350 euro di affitto, 160 euro per un prestito attivato per ristrutturazione e lavori, oltre alle bollette per le varie forniture. A questo si aggiunga che gli è stata tolta una settimana di retribuzione perché un familiare è risultato positivo al virus e lui, giustamente, è stato tenuto a casa dal datore di lavoro per evitare rischi ad altre persone ma il periodo gli è stato considerato non di ‘malattia’ ma ‘non retribuito'”.

“A questa situazione si è aggiunta quella di un nucleo monoparentale – continua il Pci -. Una signora che ha subito lo stesso trattamento e si è visto il rifiuto della stessa domanda perché prende un minimo contributo sociale, che tra l’altro il prossimo mese sarà interrotto, per poter tirare avanti. Per il Pci è molte sono le considerazioni da fare. È giusto dare precedenza a chi non ha nulla e si trova in situazioni di più maggiore difficoltà. Pensiamo che tuttavia sia non corretto non accogliere la domanda affidando la giustificazione alla sola valutazione di una macchina. Per il Pci sarebbe opportuno, come era stato annunciato ma evidentemente non seguito nel concreto, far effettuare una valutazione al servizio professionale che più di un computer può considerare tutti gli aspetti umani e vicini alla persona che tengano conto di tutti quei fattori che possono incidere negativamente in questo grave momento delle difficoltà delle persone”.

“Continuiamo a ritenere – concludono dal Pci – che in caso di un minore utilizzo di risorse per coprire i più gravi bisogni acuiti dall’emergenza, si debba provvedere a soddisfare anche altre possibili richieste che sono bisogni reali che rischiano di diventare emergenze che vanno a sommarsi a quelle già esistenti”.

 

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