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Buoni spesa, Pci: «Chi decide a chi andranno e a chi no?»

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GROSSETO – La segreteria del Pci della Federazione Grosseto ha scritto una lettera al presidente e al direttore del Coeso, Società della Salute Amiata Grossetana, Colline Metallifere e Area Grossetana e ai sindaci 20 comuni Coeso riguardo ai buoni spesa che saranno distribuiti nei prossimi giorni alla popolazione in difficoltà economica, come previsto dall’ordinanza del Dipartimento di Protezione civile. Di seguito il testo.

Con la presente, come segreteria del Pci della Federazione di Grosseto, ci permettiamo di sottoporre alla vostra attenzione i disagi segnalati da diversi cittadini che evidenziano la difficoltà per mettersi in contatto con i numeri di telefono indicati per richiedere il bonus alimentare, questo nonostante l’aumento delle linee disponibili.

Oltre a questo comunichiamo che molti che hanno potuto contattare il call center fanno presente che le risposte avute dagli operatori escludono la possibilità di presentazione delle domande, e quindi di accedere al contributo, a soggetti che fruiscono di altri sostegni di varia natura come disoccupazione, cassa integrazione, contributi affitto o altre misure simili.

Questo atteggiamento ci pare scorretto in primis perché impedisce al cittadino di effettuare una legittima richiesta alla quale l’amministrazione o il gestore del servizio deve dare risposta motivata e, soprattutto, perché l’ordinanza di protezione civile 658 del 29 marzo 2020 all’articolo 2 comma 6 prevede: “L’Ufficio dei servizi sociali di ciascun Comune individua la platea dei beneficiari ed il relativo contributo tra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico”.

Due considerazioni: è vero che la gestione del servizio sociale è affidata al Coeso, ma l’ordinanza indica che la platea dei beneficiari sia individuata dai servizi comunali e quindi da figure professionali che conoscono le situazioni familiari più esposte agli effetti economici. Allo scopo si chiede se idonee figure professionali che svolgano servizio presso gli enti stiano svolgendo questo tipo di servizio che consente in modo più puntuale e corretto l’individuazione di quei bisogni reali presenti sul territorio. Si aggiunge inoltre che è improbabile, per non dire impossibile, che operatori di Grosseto, seppur bravi e qualificati, possano conoscere situazioni di disagio sociale in difficoltà economiche, oggi maggiormente accentuate, dall’emergenza Covid in tutti e 20 i comuni del COeSO – Società della Salute. Tali bisogni non sono valutabili con una semplice telefonata oppure chi li ha è incapace di conoscere le opportunità date dalle misure previste.

L’ordinanza prevede una priorità ma non esclude soggetti già assegnatari di sostegno pubblico. Tali richieste potrebbero pertanto essere evase una volta soddisfatte le situazioni di maggiore bisogno.

Allo scopo e a nostro modesto parere sarebbe utile individuare punti di riferimento precisi sul territorio in collaborazione con le associazioni di volontariato sociale operanti, in grado di svolgere quelle funzioni per far emergere il maggior numero di famiglie o persone in difficoltà per facilitare ed orientare in maniera più puntuale gli aiuti previsti.

Con la presente si chiede inoltre di sapere se il servizio è gestito direttamente da figure professionali del Coeso o dei comuni oppure se è stato affidato a soggetti terzi e, in quest’ultima ipotesi, a quale soggetto è stato affidato il servizio, a quanto ammontano i costi previsti per sostenere tale affidamento e quali sono le specifiche figure nonché le funzioni assegnate alle stesse per lo svolgimento del servizio.

Alla presente si richiede risposta formale ai sensi delle disposizioni di legge previste in materia di accesso e informazione agli atti della Pubblica Amministrazione.

 

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