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#quarantena – State boni, se potete

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L’aria s’è fatta “friccicarella” da quando è chiaro che la curva dei nuovi contagi tende a stabilizzarsi, e quindi relativamente presto dovremmo – condizionale d’obbligo – tornare a una situazione di “contagi zero”. Tuttavia andrebbero consigliate sobrietà e calma. Soprattutto rispetto ai nuovi sport nazionali in rapida emergenza.

Tipo quello di giocare al previsore di quando e come si riaccenderà il motore della macchina. Sport in cui eccellono i fancazzisti alla Renzi. Che avendo molto tempo libero, ogni giorno sfornano una ricetta, letta qua e là su quel che si sta elucubrando in giro per il mondo. Che a forza di tentativi una ne azzeccano, e così si precostituiscono il terreno fertile per pontificare: «l’avevo detto, io». Lasciate fare a chi sa, che proprio per questo non ha certezze. E dubita. Come Socrate che sapeva di non sapere.

Altro sport in voga. Piangere miseria. Mai pensato ci fosse tanta gente che dopo appena un mese si potesse ritrovare sull’orlo della bancarotta. Ma non era il Paese col più alto patrimonio privato pro-capite al mondo? Oggi tutti già sul lastrico. C’è da giurarci soprattutto evasori fiscali pluridecennali. A chiacchiere, con le vacche grasse, campioni del più competitivo e feroce liberismo mercatista. Quello dei Chicago boys, di Friedman e del Darwinismo sociale come virtù teologale. Oggi questuanti dello Stato (fu ladro & vessatore), che deve assolutamente sostenere i consumi. Probabilmente per qualcuno anche l’acquisto di gioielleria e posateria.

Poi ci sono quelli che il mondo non sarà più lo stesso. Che siamo in guerra e che ci vorrà un piano Marshall, ché saranno necessari anni prima di tornare ad abbracciarci e viaggiare. Fidarci gli uni degli altri, respirando a meno di un metro di distanza. Che i cinema chiuderanno e supermercati anche. E via previsioni apocalittiche, nel solco del più truculento millenarismo. Dopodiché, forse, entro dicembre arriverà il vaccino, e l’umanità si riprenderà velocemente da una tragedia vera. Ma che fa parte di una lunga catena, della quale non costituisce certo l’anello più importante.
Insomma. Calma e gesso. E considerata la delicatezza del momento: «più spesso, e più piccine».

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