#quarantena: ricostruzione o muerte

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A volte ritornano. Questione ambientale, giustizia sociale e salute. Sono le tre priorità sulle quali Beppe Sala vuole ricostruire il ruolo di leadership economica di Milano, superata l’emergenza Covid-19.

Il sindaco di Milano, un po’ come tutti in Lombardia, qualche errore l’ha commesso. Come quando, e non è stato un gran colpo di genio, ha assecondato la campagna “Milano non si ferma!!”. Che all’inizio di quella sarebbe diventata la pandemia ha contribuito a diffondere il contagio.

Sala però, a differenza di molti altri, ha chiesto scusa. Gesto simbolico ma di indubbia valenza politica.

Se si fosse limitato a questo, tuttavia, avrebbe semplicemente fatto ciò che dovrebbe essere considerato ovvio. Anche se la stragrande maggioranza dei politici lombardi non l’ha fatto. Sala è andato molto oltre – l’ha spiegato in un’intervista a Repubblica, martedì 24 – perché si sta già impegnando su come vuole modificare le cose a Milano, una volta passata la buriana. Imparando da quest’esperienza feroce che è la pandemia. Uno dei pochissimi a non farsi sopraffare dagli eventi, rimanendo lucido e, mentre lotta, pensando al dopo.

Proviamo a ipotizzare. Questione ambientale: a Milano si vive di merda con uno smog tipo Bombay. Sala penserà a sostituire gl’impianti di riscaldamento, alla riconversione energetica e al trasporto pubblico?

Giustizia sociale. La povertà nelle aree metropolitane è un fenomeno sociale evidente, con molti emarginati. Dai giovani con salari bassi, ai migranti senza casa ai diseredati. Housin sociale, formazione per i Neet, percorsi d’integrazione?

Salute. La sanità lombarda ha fatto un figurone di merda, al di là dei mega numeri della pandemia. Lo dicono tutti, ora: troppo sbilanciata sui mega ospedali e pochissimi servizi territoriali. Troppo privato che non è integrato nella rete. Assenza di politiche della prevenzione e di dialogo ospedale-medici di base. Ristrutturare la rete puntando sulla presa in carico diffusa?

Insomma roba che profuma di welfare novecentesco, direbbero i detrattori. Roba di sinistra che guarda più alla qualità della vita e meno al business, diciamo noi.

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