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Quattro anni fa la tragedia Erasmus in cui morì Elena Maestrini

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GAVORRANO – Ricorre oggi, 20 marzo, il quarto anniversario del tragico incidente stradale in Spagna che ha portato alla morte di tredici studentesse Erasmus. Tra di loro anche la 21enne Elena Maestrini di Gavorrano. Le ragazze erano di ritorno a Barcellona in pullman dopo una gita a Valencia per assistere al celebre Festival del Fuoco de Las Fallas.

A quattro anni di distanza la vicenda giudiziaria che ruota intorno alla tragedia non si è ancora conclusa. Dopo tre archiviazioni e altrettanti ricorsi, l’ottobre scorso la Corte d’appello di Tarragona aveva rinviato a giudizio l’unico indagato, Santiago Rodriguez Jimenez, il conducente del pullman in quella tragica notte. Ma la data della prima udienza ad oggi non è ancora stata fissata. Si muove lentamente la giustizia spagnola e i genitori delle vittime lo sanno fin troppo bene.

«Il rapporto con la giustizia spagnola si può assumere in due parole: silenzio e assenza – dice Gabriele Maestrini, il padre di Elena, alla vigilia del quarto anniversario -. Tre giorni fa abbiamo ricevuto una mail dallo studio legale a Barcellona in cui ci hanno comunicato che sono stati annullati tutte le udienze in Spagna. Neanche da dirlo, non ce l’avevano nemmeno fissata ancora».

Quest’anno è anche la prima volta che il giorno dell’anniversario non si terrà nessuna cerimonia di commemorazione, perché l’Europa intera in questo momento è nella morsa del Coronavirus, ma la memoria e il dolore delle famiglie restano accesi in ugual misura da quattro lunghi anni.

Il rettore dell’Università di Firenze, Luigi Dei, dove frequentavano il corso di Economia le tre vittime toscane Elena Maestrini, Lucrezia Borghi e Valentina Gallo, ha ricordato questo giorno sul suo profilo Facebook. «La memoria è più forte del virus – scrive. Oggi, quattro anni fa, vivevo il più terribile momento del mio mandato di rettore: avevo appena appreso la notizia della tragedia di Tarragona. Non avrei mai pensato di ritrovarmi da solo, guardando a distanza quella pietra incisa, a ricordare le nostre Elena, Lucrezia e Valentina, insieme a tutte le altre. Purtroppo possiamo abbracciarci solo a distanza in questa giornata di memoria, lo facciamo grazie alla tecnologia, ai social, a un mondo virtuale che oggi è il nostro più formidabile alleato in questa dura battaglia».

«Domani è primavera – aggiunge -, avrei voluto portare dei fiori e deporli sotto la stele, fiori che ci conducano ai colori dei sorrisi di Elena, Lucrezia e Valentina e che magari ci accompagnino verso l’estate, verso quei mari per i quali le nostre ragazze volevano stupirsi e grazie ai quali speriamo e sogniamo la fine di questo incubo».

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