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Decreto “Cura Italia”, Lega: «Per le partite iva oltre al danno la beffa»

GROSSETO – “Quante sono le partite Iva che avranno diritto all’indennità prevista dal decreto Cura Italia? Sicuramente un numero esiguo e con fondi limitati”. Scrive la Lega provinciale di Grosseto, partendo da uno spunto social del presidente del Consiglio comunale Claudio Pacella, esponente del partito e medico di medicina generale.

“Penso ai tanti medici ed infermieri – afferma Pacella – che stanno dando il loro contributo, lavorando a partita iva, con dispositivi di protezione individuale ormai insufficienti, esposti ai rischi, senza un orario di lavoro o straordinari retribuiti, cui, magari, un’indennità, anche di 600 euro che sono comunque una cifra esigua, al limite del ridicolo per il danno che molti professionisti che non stanno lavorando subiscono, avrebbero rappresentato un piccolo sostegno. Invece si prevede che venga garantita per chi è iscritto alla gestione separata Inps, ma non per chi lo è agli ordini professionali e, dunque, alle casse private o autonome”.

“E’ sbagliata proprio la dicitura liberi professionisti – sostiene Riccardo Megale – proprio perché la maggior parte delle persone che svolgono una libera professione è iscritta ad un ordine e non paga i propri contributi all’Inps, ma ad una cassa obbligatoria autonoma”.

“Oggi parlare di partita iva e di libera professione non è sinonimo di benestante – sostiene Megale –, anzi possiamo dire che il concetto è quasi opposto. Penso agli avvocati, agli ingegneri, agli architetti, ai geometri, ai commercialisti e ragionieri, ai periti agrari o industriali, ai giovani veterinari, agli agronomi o ai biologi ed ad altri ancora che operano sul nostro territorio e che non stanno lavorando”.

“L’indennità è insufficiente – sostiene Pasquale Virciglio, anche lui medico -. Nonostante questo pensiamo che sia necessario estenderla a tutte le partite iva indipendentemente dall’ordine professionale di iscrizione e, di conseguenza, dall’istituto previdenziale o cassa autonoma cui versano i contributi. Penso nella mia professione ai giovani medici che si sobbarcano spese importanti, tra bollette e affitti e che oggi non possono beneficiare neppure di un’indennità che seppur piccola potrebbe rappresentare un aiuto”.

“Come Enpam e come Ordine dei medici –conclude il segretario provinciale Andrea Ulmi -. Abbiamo scritto sia al presidente della Regione che a quello del Consiglio per spiegare come la misura sia insufficiente. Allargando lo sguardo non posso non vedere che le partite iva iscritte all’Inps, a differenza dei co.co.co., sono poche, per questo crediamo che oltre al danno, per loro, ci sia pure la beffa, al pari di quella dei soci delle società di persone che al momento sembrerebbero escluse dal beneficio”.

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