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Pci: «Se si sospende il referendum per coronavirus, perché non farlo anche per il ballottaggio?»

FOLONICA – “Che la decisione spetti al governo per svolgere o meno il ballottaggio a Follonica, previsto per domenica 15 marzo, è cosa scontata. Ma ci sono domande alle quali, secondo noi, andrebbero date risposte”. A scriverlo, in una nota, la Segreteria Pci Federazione di Grosseto e la Segreteria Pci Colline Metallifere.

“Non si capisce come, a pochi giorni dall’emanazione di un decreto che ha chiuso su tutto il territorio nazionale attività pubbliche per evitare i diffondersi della patologia, non si possa votare il 29 marzo, ossia quindici giorni dopo la scadenza del decreto, e lo si possa fare invece, a Follonica, il 15 marzo – proseguonono -. Se il problema del contenimento è legato ad elementi di contatto sociale per i quali è bene evitare assembramenti di persone in luoghi pubblici questa decisione non può essere valida solo per il referendum e non per il ballottaggio”.

“È vero si che nessun caso si è verificato a Follonica, ma chi può garantire che non vi siano portatori di virus che possano contribuire a far emergere focolai? – continuano dal Pci -. Inoltre, chi potrà garantire le condizioni asettiche nei seggi e, soprattutto, quelle delle persone che a migliaia si potrebbero trovare ad esprimere il voto domenica 15 marzo, ed in proposito, quali iniziative saranno intraprese per assicurare una sanificazione continua all’interno dei seggi, per i cittadini e per i componenti dei seggi stessi che verranno a contatto con decine e decine di persone?”.

“Inoltre – vanno avanti dal Pci -, che incidenza avrà il coronavirus sull’effettiva partecipazione al voto dei cittadini? In tanti, per prudenza o paura, potrebbero rinunciare di recarsi ai seggi in ragione di quanto il governo ha stabilito con i propri decreti che vietano le attività pubbliche e rinviano, non si sa a quando, la consultazione referendaria per cercare di contenere la diffusione di un virus che sembra avere grandi potenzialità di essere trasmesso”.

“Vogliamo puntare l’attenzione anche su un’altra questione che deve far riflettere – ancora dal Pci -. Le politiche di tagli effettuate in questi anni mettono a nudo le difficoltà che simili eventi evidenziano. Avere tagliato decine di migliaia di posti letto a livello nazionale, 2mila 600 nella nostra Toscana, dimostra la miopia politica su un problema di salute pubblica che il coranovirus fa emergere. La diffusione di un virus, le cui cause sono senz’altro concatenate a elementi ambientali, e vi sono forti dubbi anche su responsabilità umane, ci dice che sempre più ci troveremo a combattere guerre di tipo batteriologico – virale, per questo sarebbe opportuno prevenire e non farsi trovare impreparati cercando di predisporre posti letto di emergenza e, soprattutto, di intensiva e subintensiv”a.

“Da qui – concludono dal Pci – un appello anche al futuro sindaco di Follonica, affinché si faccia promotore, data l’importanza demografica del Comune per tutta la Provincia, di un’azione di ripristino dei posti letto soppressi da scelte nazionali e regionali scellerate”.

 

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