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Benini contro Di Giacinto: «A Follonica dobbiamo rispetto e trasparenza, ad esempio sulle poltrone»

FOLLONICA – “Ci hanno provato in tutti i modi a costruire una campagna diversa e un personaggio diverso: un Di Giacinto sorridente, propositivo, positivo. Ce lo hanno mostrato perfino davanti allo specchio mentre si fa la barba o beve il caffè, un improbabile Salvini di paese. Ma niente, sceso dal cartellone è sempre lui; un personaggio su cui probabilmente non c’era unità e di cui si sta cercando di nascondere la debolezza, a tratti perfino un certo spaesamento, dietro slogan positivi. E soprattutto alcuni suoi collaboratori, di cui Massimo Di Giacinto è acriticamente succube, non riescono a nascondere la loro vera natura, fatta di sotterfugi, di illazioni, di insinuazioni, di astrusi complottismi, e molta poca chiarezza nei confronti degli elettori”. Così Andrea Benini, candidato sindaco del centrosinistra.

“Per esempio, a proposito degli esiti delle alleanze che hanno stretto negli ultimi mesi – prosegue -. Credo che i follonichesi abbiano il diritto di sapere se ci sono accordi tali da influenzare la composizione delle giunta, a prescindere dai risultati elettorali. Come ho avuto modo di dire anche pubblicamente, il sostegno dei socialisti, almeno dei vertici, non credo sia ‘a costo zero’. Non lo sarebbe stato per me, almeno: circa un anno fa mi ha offerto sostegno per la candidatura, senza mai (dico mai, nemmeno per sbaglio) parlare di temi o problemi della città, in cambio di un accordo che prevedeva garanzie per il ‘dopovoto’. Una richiesta per me inaccettabile, che invece cinque anni prima avevo sottoscritto, sbagliando. Si dirà, parafrasando Humphrey Bogart ne L’ultima minaccia, ‘E’ la politica, bellezza'”.

“Invece ritengo ci si debba assumere la responsabilità di smascherare questo modo insopportabilmente opportunista, che considera la vita e i problemi delle persone solo un indistinto e sfumato sfondo al tempo da impiegare per le trattative su ‘garanzie’ e ‘assetti’ – va avanti Benini -. Ritengo inconcepibile limitare la libertà di un sindaco eletto nella composizione della giunta. Che è un elemento fondamentale per l’amministrazione comunale e deve essere composta da persone di fiducia, che non possono essere imposte dai partiti o dalle liste a sostegno”.

“Gli esiti di questa mia decisione, di cui ero perfettamente consapevole, sono visibili a tutti: i socialisti hanno dato vita ad una lista che si è presentata al primo turno, con Francesco De Luca candidato sindaco, per poi presentarsi nuovamente al secondo turno e far pesare, magari a peso d’oro, i tanti o pochi voti presi. E che adesso troviamo felicemente alleata, con tanto di apparentamento, con il centrodestra. Scelte legittime, mi trovo però dubbioso sul fatto che non ci siano accordi per la distribuzione, per dirla chiara, di poltrone. La mia squadra è chiara, gioco a carte scoperte. Di Giacinto no. E penso sarebbe doveroso rendere noto un eventuale accordo, che certamente, come sarebbe successo con me un anno fa (e ancora di più cinque anni fa), non contempla discussione sui temi della città. Mai. Importante anche per trasparenza nei confronti di quell’elettorato socialista che forse non si riconosce nelle scelte dei vertici”.

“Invece, si va avanti con poca chiarezza, con l’annuncio progetti roboanti e spesso di difficile realizzazione, si spazia dall’astronave al parco centrale, ad una scuola di musica che si materializzerebbe sul pratone dell’Ilva, per non parlare del misterioso soprappasso ferroviario che unirebbe le due zone artigianali di Follonica e Scarlino, alternati all’attacco becero nei confronti degli avversari, che spesso scadono anche sul personale. Questo perché non c’è una vera visione della città, se non l’esigenza di inseguire il consenso a seconda dei contesti e delle occasioni in cui ci si trova, aggiornando il programma elettorale in funzione della sollecitazioni del momento – continua il candidato del centrosinistra -. Non credo, almeno mi auguro, che tutti gli esponenti del centrodestra locale condividano questa modalità di condurre una campagna elettorale, l’incapacità di confrontarsi sulle proposte, dimostrando un livello di bassezza davvero non comuni”.

“Questa è la vera identità di alcuni della coalizione di centrodestra – ancora Benini -. Finora ho evitato qualsiasi commento, anche di fronte alle pesanti accuse di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che attacca il Pd di minacciare chi sui social sostiene Di Giacinto. Non ho commentato perché credo che i cittadini siano in grado di valutare da soli e che siano stufi di questo tipo di baruffe e questo mio commento, sarà l’unico e l’ultimo del genere”.

“Noi portiamo avanti un messaggio positivo di dialogo, di costruzione di una idea di città e di comunità. Loro hanno provato a cambiare faccia, ci hanno seguito nei nostri stessi luoghi e imitato le nostre parole. Ma alla fine non riescono a nascondere la loro vera natura: da parte di alcuni, un linguaggio violento, mistificatore, cinico. Perché anche dopo il 15 marzo Follonica deve essere una comunità salda e coesa, non si merita di contare le macerie di una campagna elettorale autodistruttiva – conclude Andrea Benini -. Noi andiamo avanti, riprenderemo per mano Follonica, alcuni del centrodestra, con un Di Giacinto inerte, sembra facciano di tutto per lasciarla da sola”.

 

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