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A tu per tu con Pierangelo Niosi, l’artista roccastradino che ha fatto del “Qui e ora” il suo mantra

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ROCCASTRADA – Uno dei motivi più forti che conducono l’uomo all’arte ed alla scienza è la fuga dalla vita quotidiana con le sue dolorose crudezze e la tetra mancanza di speranza, dalla schiavitù dei propri desideri sempre mutevoli” diceva Albert Einstein. Qual è la motivazione per cui tu hai scelto la strada dell’arte?. È la domanda che rivolgo a Pierangelo Niosi subito dopo averlo ringraziato del tempo che ha voluto concedermi per questa intervista.

Sono d’accordo con Albert Einstain: l’arte è davvero una fuga dalla realtà, per approdare ad un mondo interiore inespresso, ignoto, che non si trova nella pseudo-realtà, quella cioè che noi ci illudiamo che possa essere la nostra realtà, ma è solo soggettiva, sicuramente non è la realtà oggettiva, è solo quella che percepiamo con i nostri 5 modesti sensi umani. Sono sicuro esistano molteplici realtà, che poi fanno parte di un Tutto che le somma, ma che noi, forse, non riusciremo mai a svelare del tutto. La realtà interiore è una variante della nostra realtà oggettiva percettiva. Fare l’intronauta, ed andare a scavare dentro di noi ciò che siamo e ciò che possiamo o vorremmo essere è la ricerca più difficile che ci sia, perché ci facciamo del male a scoprire davvero chi siamo.

Artista maremmano a tutto tondo, sei anche figlio d’arte, se non sbaglio.

Sì, sono figlio d’arte inteso come figlio di un fotografo. Mio padre lo era, ma io allora neppure la amavo la fotografia, solo perché preferivo le ragazze a mio padre, che mi chiedeva di aiutarlo in camera oscura, con la sola luce rossa, a stampare ( non esisteva il digitale allora…). Così mi sottraeva tempo prezioso per le conquiste, ero giovane a quel tempo. E’ morto presto di un male incurabile, avevo 20 anni io, lui solo 47. Dopo che lui se ne andò, con le attrezzature rimaste cominciai a scattare foto, e iniziai a vincere premi. Dopo anni di lavoro impiegatizio, ebbi poi la svolta: rinunciai alla tranquillità e sicurezza di un lavoro e mi licenziai e iniziai a fare il fotografo. Cominciai ad appassionarmi oltre che di di fotografia di arte in genere. Ho frequentato corsi di ogni tipo. Amavo dipingere e fare sculture sin dalle elementari, ma alle superiori, dove ho avuto anche dei premi in pittura ho cominciato a pensarci seriamente.

Segno zodiacale Leone con ascendente Scorpione e segno zodiacale del Serpente secondo l’oroscopo cinese: come ti descriveresti in breve?

Mi descriverei molto complicato nella mia apparente semplicità. Mi riconosco in parte negli oroscopi, ci sono sempre vari fattori a diversificarci anche se nati lo stesso giorno. Un oroscopo personale con ricerca astrale personalizzata, cambia ed ha davvero alle volte delle mire centrate. Io sono sempre stato appassionato di esoterismo e magia in genere. Amo le società tribali e le civiltà antiche che studio da anni, sia come arte che come spiritualità e vari credo. Oltre ai nativi americani, che adoro, amo anche il Medioevo, quindi con tutto ciò che più di magico e spirituale possa esserci. Il serpente nell’oroscopo cinese dice che siamo esseri indipendenti, preferiamo volare da soli, anche se ciò implica spesso un carico maggiore di stress. Quando sono stanchi o di cattivo umore, è meglio non infastidirmi ma lasciarmi il tempo e lo spazio necessario per sbollire. Sono esplosivo e posso distruggere tutto ciò che ci circonda. Ma siamo, dice, anche il simbolo della saggezza, siamo intelligenti e sapienti. Siamo abili comunicatori anche logorroici e prolissi. I serpenti tendenzialmente sono dei gran pensatori. E lo posso confermare: scrivo da una vita racconti, poesie, libri e riflessioni a voce alta.

Sei nato a Roccastada ed abiti a Ribolla in provincia di Grosseto, ma le tue microsculture in stalattite sono famose in tutto il mondo: puoi spiegarci di cosa si tratta?

Sì, sono un montagnolo dei poggi, come si dice da noi, un ruspante doc. Per quanto riguarda le sculture su stalattiti, uniche al mondo, questa mia follia manifesta è iniziata, come tutte le cose, casualmente. Sono un ambientalista fissato, vegetariano da oltre 30 anni, ed andando in giro ad esplorare il mio territorio, a ricercare la nostra storia, capire, fotografare, mi imbattei nei dintorni del Lago dell’Accesa in una grotta, enorme, che si inoltra in meandri complessi, che io ho esplorato, e che era stata letteralmente distrutta la prima enorme camera, spaccando tutti gli stalattiti e stalagmiti per far posto ad attrezzature da lavoro. Non c’era troppa cultura e rispetto, anni fa, per il patrimonio naturalistico. Insomma raccolsi dei pezzi per terra e li misi in tasca, non avrei certo fatto danno. Un giorno di pioggia ero al negozio e non veniva nessuno: casualmente iniziai a raschiare un pezzetto di stalattite che pian piano prendeva forma. Ho la capacità di realizzare tutto ciò che penso, mentalmente sia in fumetto, grafica disegno e anche in ceramica e pietra e legno, insomma, mi riesce scolpire, incidere. Ne venne fuori una piccola maternità. Amo chiamarla così, da ateo, ‘Madonna con bambino’ la vedo meno adatta. Fu la lampadina che si accese e ne intravidi le enormi possibilità. Tornai sul posto e ne raccolsi molti di pezzi sotto la terra, fra la polvere e il fango. Ormai danno, io, non ne potevo fare di più. In oltre trenta anni ne ho fatte a decine e decine di sculture di varie dimensioni con varie mostre in Italia e all’estero, senza andare di persona, inviavo. Addirittura Franco Maria Ricci a Firenze le volle nelle sue vetrine per 20 giorni, negli anni intorno al 2002. Il perché sta nel fatto che sono uniche in Europa: tale tipologia di scultura appartiene più alla cultura orientale, tipo i “Netzuche” giapponesi per capire. Ho preso premi specifici, premi speciali, appositamente fatti per me, perché non potevano fare paragoni con altre sculture.
Avrei voluto fare una mostra a Massa Marittima, essendo la grotta nel territorio di Massa, ma ancora non mi è stato possibile. Lo vedrebbe chiunque che non sono stato io a rompere le stalattiti, si vede che è roccia ormai vecchia, disidratata. Adesso sono solo pezzi di carbonato di calcio aridi e senza vita, da decine di anni li’ per terra come dei cadaveri, non scorrendovi più acqua al loro interno e intorno ad esse, che le rendeva splendide, vive. Io ho cercato così di ridare un po’ di dignità a quei pezzi spaccati. Adesso la grotta è in territorio privato, vicino alle Cascatelle del Fiume Bruna, ma essendo in terreno privato, non si può più andare, né per la grotta né per le Cascatelle. Peccato, perché ne varrebbe la pena poterle visitare: sono un patrimonio naturale per tutti. Si priva chi vuol godere di bellezze naturali, di non poterlo fare. Eccola, quale è stata la nascita di quelle strane cose ancestrali, uniche, che nascono dalla mia parte nascosta. Quella più segreta di me.

Ne hai realizzate molte…sei legato a qualcuna in particolare?

Si ne ho fatte molte e da folle, come ogni artista, non mi sono mai messo una mascherina e la polvere in grande quantità di carbonato di calcio, il materiale di cui sono composte la maggior parte delle stalattiti, mi ha fatto non bene. Adesso, insieme a polveri che per quasi 9 anni ho respirato anche alle Acciaierie di Piombino, con decenni di polvere di stalattite ho l’asma, ma è una parte di me che si è unita in simbiosi per sempre a ciò che creo. La gente che non le osserva non si rende neppure conto di cosa siano. Quelle alle quali sono affezionato di più. Oltre alla prima che non cederò mai, sono quelle dal passaggio da scultura classica a pura fantasia, con folletti animali, draghi, maghi, serpenti, sirene, insomma quelle che mi hanno fatto esprime me stesso, anche esotericamente, come ho detto , ne sono appassionato. E’ una alchimia strana che si è formata fra me e loro, le mini e microsculture intendo.

Per il 40esimo anniversario della Coop hai creato una scultura in ferro e vetro di Murano: come nasce l’idea di usare insieme questi due materiali, antitetici se vogliamo?

Si nel 1999 mi fu commissionata una scultura per tale importante data per Ribolla.
L’idea è nata casualmente come tutte le cose che si creano. Le idee arrivano da sole, come le parole per le poesie, per i libri e tu, Claudia mi capisci, sei una scrittrice anche tu. Le idee arrivano da sole. Avevo conosciuto, ed è un mio caro amico, Luciano Zarotti, un artista nonché insegnante alla Accademia di Belle Arti di Venezia. Lui mi disse: “perchè non fai una scultura in vetro?”. Beh, la scultura in vetro a Ribolla non la vedevo pertinente, ed allora, rifacendomi alla storia delle Miniere di Ribolla, ciò che imperava qui era tralicci in legno, ma sopratutto in ferro, per le strutture dei pozzi, tutto intorno era ferro, ferro, ferro, oltre al carbone. Allora decisi di farla in ferro e vetro. Ho imparato a saldare bene il ferro. Ho dovuto farlo. Oltre 100 scatole di elettrodi. La struttura è tutto ferro a doppio T e ferro ad U di varie dimensioni e con apposite chiusure, che ho studiato come inserire lastre di vetro artistico, fatte una per una a mano da me e dai fonditori a Murano, nella “Fucina degli Angeli”. E’ stata una esperienza meravigliosa. Venezia, Murano e infine a Montemassi, dove l’ho montata e fatta in nove mesi. Sì, un parto effettivo.

Scrivi poesie e racconti, sei un fotografo,un pittore grafico ed un attore di teatro: hai anche un sogno nel cassetto?

Sì, scrivo poesie da sempre e ho pubblicato in gioventù un paio di libri. Come fotografo ho spiegato prima il perché e come negli anni ’80-’90 ero in Maremma uno dei due che lavorava in studio col banco ottico per brochire e cataloghi vari. Credo di aver fotografato, dalla provincia di Roma a quella di Firenze, ogni tipo di attività. Ero il fotografo di varie agenzie pubblicitarie dell’epoca insieme ad un altro bravissimo fotografo di Grosseto. Se andavi in giro all’epoca e magari andavi in una gelateria, un’enoteca, una pasticceria, fabbriche di caschi, isolanti motori, hotel di lusso, insomma credo che chiunque si sarebbe imbattuto in pieghevoli e brochure fatti con foto mie. Poi ho fatto il fumettista, il ceramista Raku, l’incisore, oggettistica di artigianato, un’altra scultura in ferro e vetro che è in Casteani, Gavorrano, dedicata ad un ragazzo scomparso prematuramente. Sì, ho fatto l’attore e regista teatrale per 40 anni, l’anniversario nel 2019, ho recitato ovunque. Ho preso per quest’anno un pausa, devo finire di scrivere un libro iniziato troppo tempo fa. A scuola come pdf ho insegnato a bambini e abbiamo in tre anni fatto pubblicazioni di racconti e fumetti dei bambini stessi e dato in tre anni 10mila euro a Theleton, sì hai capito bene diecimila euro. Il sogno nel cassetto, anche se sono anziano ormai, sarebbe riuscire a terminare quel libro, perché è qualcosa di diverso anche quello, un qualcosa di insolito, ma per adesso la trama me la tengo per me. Poi il mio sogno vero sarebbe potermi illuminare. Amo la meditazione e tutto ciò che di spirituale mi collega all’India e al modo di sentire il Tutto di cui facciamo parte e sentirmi in simbiosi con esso. Trovare le risposte alle mia ricerca introspettiva. Che è la mia meta.

Grazie Pierangelo e chissà che i sogni non diventino realtà.

Il qui e ora è la mia realtà, il mio sogno. I sogni illusori muoiono sempre all’alba. Non esiste, conosciuta da noi, una realtà oggettiva. Passato o futuro, sono solo un unico presente continuato, e la mia realtà e la risposta sono solo nel presente: here and now… Grazie Claudia

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