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Carenza personale sanitario, Uil: «Problema cronico della Asl che assomiglia ad una storia infinita»

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GROSSETO – “Parlare di cronicità della mancanza di personale sanitario (infermieristico ed assistenziale), nell’Azienda sanitaria Toscana sud est, e in particolar modo all’Ospedale Misericordia di Grosseto, potrebbe essere paragonato al romanzo di Michael Ende, dal titolo La Storia infinita“. Esordisce così la nota della segreteria di Area vasta UilFpl Toscana sud est.

“I confronti continui con l’Azienda sanitaria, le prese di posizioni, anche mediatiche, dei vari soggetti sindacali e professionali coinvolti, gli incontri a carattere esplicativo richiesti ed intrattenuti con la stessa azienda sull’articolazione e sulle caratteristiche del personale sanitario, sono stati veramente copiosi, ma, alla fine dei ‘salmi’, il risultato è sempre lo stesso – proseguono da Uil -: personale sanitario in perenne burn-out; il godimento delle ferie che appare sempre di più un miraggio da oasi sahariana; i tempi per l’ingresso del nuovo personale proveniente dalle graduatorie Estar che, pur riconoscendo l’alacrità del personale aziendale impegnato, sono tra l’evangelico ed il biblico; il personale con limitazioni che si trova, di fatto ed impropriamente, ad essere ‘contato’ in maniera ‘integrale’ rispetto alle dotazioni occorrenti; il consequenziale ricorso continuo a personale di Agenzia interinale, per non parlare delle ‘aperture’ di nuovi servizi/postazioni infermieristiche nell’ambito sanitario all’Ospedale Misericordia, ad esempio come è successo con l’Obi 4, il 118, il Polo donna, il Codice rosa, le Attività ambulatoriali, che comportano l’esigenza di ulteriore personale infermieristico ed ausiliario”.

“Purtroppo, sembra di essere all’interno di un tunnel lunghissimo, la cui uscita è ancora molto lontana – vanno avanti dal sindacato -. A differenza di tutte le azioni messe in campo dall’Azienda per migliorare la situazione, nonché dei fiumi di parole scorsi a livello alluvionale, il risultato, per il personale sanitario, è sempre lo stesso: burn-out, scoramento, disagio, avvilimento, demotivazione, frustrazione. E questa è una situazione concreta, tangibile, fattuale: il non vederla o non riconoscerla appieno, rappresenterebbe quanto di più ciecamente pervicace possa essere ostentato. E questo nonostante, da quel che ci risulta, si significhi un impegno rilevante in termini economici da parte dell’Azienda sanitaria, pari a circa 2 milioni di euro per la riorganizzazione del personale del comparto, utilizzato in ambito sanitario”.

“Per quanto ci riguarda – va avanti Uil -, è stato realizzato un sistema che potrebbe anche funzionare, ma che non deve essere gestito né interpretato con una impronta ‘centralizzata’, scollegata dalla realtà operativa e che, da quel che vediamo, non valorizza il contributo che potrebbe essere apportato dalla comunità professionale infermieristica, con la quale i livelli interrelazionali ci risultano essere alquanto ‘scemanti'”.

“Percepiamo, in maniera sempre crescente, una distanza netta fra la comunità professionale infermieristica e l’apice dipartimentale che, di fatto, non incide, non riconosce o non riesce ad incidere sui problemi reali, fattuali e concreti summenzionati, non prendendo in considerazione i problemi reali, ma consolidandosi, per altro, in una sorta di autoreferenzialità permanente – continua il sindacato -. Andrebbe invece, a nostro modesto avviso, attuata una politica gestionale che, con umiltà ed alacrità, scendesse dal ‘piedistallo’ autoreferenziale in cui si trova, e ‘si mettesse in discussione’ per la valorizzazione del personale sanitario, e della qualità di cura da erogare, ottenendo consequenzialmente anche il miglioramento del clima organizzativo tra i colleghi”.

“In questa ottica, di spirito di servizio e di clima organizzativo migliore, sarebbe forse opportuno che gli apicali infermieristici non perdessero di vista la ‘clinica’ al pari dei medici: c’è bisogno di tutti in un momento difficile come questo, sia come filosofia etico-professionale che come aspetto organizzativo solidale”.

“Siccome alla scrivente organizzazione sindacale non appartiene la cultura della colpa ma quella della responsabilità – conclude la Uil -, si ritiene opportuno significare che la Asl debba prendersi le proprie responsabilità in questo ‘coacervo’ di insoddisfazioni e criticità permanenti, che non possono essere eluse o non riconosciute, a partire dal vertice Dipartimentale infermieristico”.

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