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A tu per tu con Silva Gentilini, la poetessa della Laguna

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FOLLONICA – Ci sono persone con cui entriamo subito in sintonia anche se non le conosciamo personalmente. E la prima volta che ho parlato al telefono con Silva Gentilini ho avuto questa esatta impressione, e passare dalle formalità iniziali ad una conversazione a tutto tondo è stato un attimo. La ringrazio di questo, come la ringrazio per avermi dato la possibilità di farle questa intervista.

Giornalista free lance per le riviste “Cosmopolitan” e “Moda”, scrittrice e poetessa, vale davvero la pena fare una bella chiacchierata con lei.

Orbetello è la città in cui sei nata ed in cui tutt’ora vivi: come è il tuo rapporto con il mare?

Sono legata ad ogni vicolo, pietra e scorcio della mia cittadina immersa in una laguna che non smette di regalare uno spettacolo diverso ad ogni ora del giorno. Il mare è a due passi, in particolar modo quello della Feniglia, dell’Ansedonia o di Giannella. Senza il mare mi manca il respiro. Ho vissuto in altri luoghi, ma il mio sguardo ha sempre cercato il mare nell’orizzonte.

Segno zodiacale Vergine: quali sono le tue caratteristiche che più si avvicinano a quelle del sesto segno dello zodiaco?

La Vergine è affidabile, mi ritrovo molto in questa caratteristica, sia nel lavoro che nell’amore. Credo nella costanza e nell’impegno, ma non sono metodica come il segno suggerirebbe, anzi.

Hai lavorato per Mediaset ed Endemol come consulente editor occupandoti di fiction tv: vuoi dirci qualcosa di quella esperienza?

Sono stati anni pieni di soddisfazione, potevo svolgere un lavoro creativo pur non spostandomi troppo da casa, andando a Roma tre, quattro volte al mese. Mi occupavo della lettura e la valutazione di soggetti, sceneggiature e romanzi da trasformare in fiction tv, e dovevo fornire una dettagliata scheda valutativa per ogni progetto. Ma ero sempre una free lance, anche se sotto contratto, quindi potevo occuparmi di crescere mia figlia, visto che sostanzialmente ero sola a farlo.

Nel novembre 2017 Mondadori pubblica il tuo primo romanzo “Le formiche non hanno le ali”: come è nata l’idea di scrivere un romanzo?

Ho sempre scritto novelle, racconti, articoli, ma avevo questa storia familiare che premeva per uscire e che consideravo inconfessabile. E’ stata una lunga gestazione, piena di dubbi, ma mai di ripensamenti. Una volta aperto l’argine, è uscita da sola. Naturalmente il romanzo è autobiografico.

Hai pubblicato poesie e racconti con il poeta Roberto Roversi: vuoi raccontarci di questa importante collaborazione?

Ero una ragazza di sedici anni, amavo molto i poeti d’oltreoceano, su tutti una vera ossessione per SylviaPlath, ma anche Anne Sexton, Emily Dickinson, Walt Whitman, Raymond Carver. Quando da un giornale venni a conoscenza che un poeta bolognese, Roversi, un uomo straordinario, dava voce a nuovi talenti, lo contattai. Fu la prima persona importante a farmi sentire doveroso il diritto di esprimermi, di non sentirmi diversa. Grazie a lui partecipai a reading di poesia con poeti noti, ma ancora ero alla ricerca di una mia voce.

Da gennaio 2018 sei testimonial della fondazione no profit Ema Pesciolino Rosso: vuoi parlarcene?

Dopo l’uscita del mio romanzo “Le formiche non hanno le ali” mi contattò il fondatore Gianpietro Ghidini per chiedermi se volevo portare la mia storia tra le scuole, ai ragazzi, ma anche negli auditorium, nei teatri, o ovunque ci fosse bisogno. Ero davvero restia a farlo, era stato già duro scrivere questa storia personale, raccontarla davanti a tanta gente mi pareva impossibile. Invece gli incontri che ho fatto e spero, continuerò a fare, sono da annoverare tra le belle esperienze della vita. Riuscire a trasmettere la voglia di farcela a qualunque costo, oltre ogni difficoltà, mi riconcilia con il passato.

Ed arriviamo ai giorni nostri. Perché proprio in questi giorni è uscita la tua silloge dal titolo “Il coperchio di gesso”, che ha vinto il primo premio al Premio letterario Milano International 2019?

In questi giorni esce sul sito della PegasusEdition, Amazon e in qualche libreria, questa raccolta di poesie inedite di quegli anni inquieti, dei versi non usuali a cui riconosco una grande energia. La poesia è stata il primo amore per la scrittura e dentro vi ritrovo quella ragazza per cui oggi provo tenerezza. L’adolescenza, quando anche non è dura in modo particolare, è un momento di transizione, cambiamento, di possibilità, da essere per molti, il periodo più incisivo dell’esistenza. “Il coperchio di gesso” è dedicato a tutte le ragazze, le donne e i bambini che hanno subito o subiscono violenza, a chi ha perso la vita a causa di questo e a chi è sopravvissuto.

Beh Silva, adesso per concludere in bellezza mancherebbe un piccolo assaggio del tuo ultimo lavoro, una piccola frase, poche righe, come un regalo da portare con noi. Scegli tu.

Scelgo le frasi iniziali della poesia di apertura, “Scarafaggio”: Mi hanno ucciso senza farmi morire. Hanno decretato la mia fine senza farmi sconti. Non ho mosso un dito per fermarli. Le mie mani erano legate

Grazie Claudia, grande sintonia subito anche per me, aspetto di incontrarti al più presto.

 

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