Coronavirus: «Mio fratello vive in Cina». Come si vivono questi giorni e la preoccupazione per l’emergenza

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GROSSETO – La preoccupazione di chi sta vivendo una situazione di emergenza. Il quotidiano, la vita di tutti i giorni che cambia. La mobilitazione, le indicazioni delle istituzioni, le difficoltà da affrontare. Una testimonianza diretta di quello che sta succedendo a Pechino, capitale della Cina, che da giorni si prepara a contrastare le conseguenze della possibile diffusione del virus e della malattia legata al Coronavirus. Una testimonianza diretta che arriva dalla voce del fratello di Jule Busch, giornalista de IlGiunco.net di origine tedesca, da venti anni in Italia.

Vi racconto il perché il Coronavirus mi riguarda da vicino. Chi mi conosce sa che mio fratello vive a Pechino con sua moglie cinese e i loro tre figli. Si chiama Mirko Wormuth. In questi giorni ci sentiamo spesso al telefono, soprattutto per gli auguri, perché si celebra il capodanno cinese che per loro rappresenta la festività più importante dell’anno. L’epidemia è un argomento di cui parliamo spesso e la loro preoccupazione con il passare dei giorni è crescente. Fino a ieri erano tutti in vacanza a Harbin nel nord della Cina, ma sono dovuti tornare a casa in anticipo perché rischiavano di non poter più rientrare a Pechino a causa del virus.

Intanto la città di Wuhan, da dove sembra essere partito il virus, è già una città fantasma e completamente blindata. Di 11 milioni abitanti, 5 milioni l’hanno abbandonata e in questo momento un rientro è impensabile (considerate che Roma non arriva a 3 milioni di persone).

In questi giorni a Pechino, città di circa 22 milioni di abitanti, la soglia delle polveri sottili è altissima, ma le maschere, per chi si muove nella città, in questo momento servono soprattutto per proteggersi dal virus.

Quindi, mio fratello e la sua famiglia ve li potete immaginare chiusi nel loro appartamento, che ordinano cibo online, ma frutta e verdura fresca non sono disponibili. In queste ore riflettono sulle decisioni da prendere e come proteggersi. Non escono. “Non sappiamo niente” dicono, perché le autorità cinesi, da cui parte ogni notizia ufficiale, diffondono sì, informazioni e numeri ufficiali, ma che non stanno in relazione con le precauzioni che vengono adottati in questi giorni.

Le scuole nel Paese sono ancora chiuse per le vacanze, ma è poco probabile che riapriranno a breve. La scuola tedesca che frequentano i miei nipoti, nel quartiere diplomatico abitato principalmente dai miei connazionali, sta valutando di proseguire l’anno scolastico per via telematica, anche perché una gran parte delle famiglie sta lasciando il Paese e anche mio fratello sta valutando una scelta in questo senso. L’ambasciata sta cercando di emettere aggiornamenti in tempo reale, l’invito ufficiale è di non soggiornare a Pechino se non è strettamente necessario. Ma se ci vivi da 20 anni?

In un’intervista rilasciata ieri (https://www.focus.de/digital/dldaily/ausbreitende-lungenkrankheit-coronavirus-folgen-deutsche-wirtschaft_id_11597831.html) mio fratello parla delle conseguenze che l’epidemia potrebbe avere sull’economia mondiale. Le conseguenze personali, invece, sono tutto un altro paio di maniche perché in questo momento la sua famiglia sta decidendo se la mamma con i bambini lascia o non lascia il Paese, sapendo che il rientro a breve sarà quasi impossibile, mentre lui sa già che deve restarci, senza sapere quando potrà rivedere la sua famiglia.

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