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batterio legionella: rischi anche in Maremma, specie per acque sorgive e termali

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GROSSETO – Non solo virus cinese. Esiste nell’acqua un altro insidioso batterio a minacciare la salute pubblica: quello della legionella, che preoccupa le imprese, in particolare quelle del settore turismo.

Per fare chiarezza sull’argomento, Confcommercio Grosseto, in collaborazione con la Asl e con Bioricerche, ha organizzato un seminario che ha riscosso grande interesse tra gli imprenditori maremmani, ed in particolare tra gli operatori delle strutture ricettive.

A fare un quadro esaustivo sulla tipologia di batterio, sulla trasmissione della legionellosi, sulle precauzioni da adottare, ed anche in materia di rischi e di controlli, sono stati Franco Cionco, direttore UO tecnici della prevenzione Igiene pubblica provincia di Grosseto Usl Toscana Sud Est, la collega dell’Azienda sanitaria Alessandra Serafini, Tecnico della prevenzione esperto Igiene pubblica, Sergio Papalini, direttore del laboratorio di analisi chimiche e microbiologiche Bio-Ricerche di Castell’Azzara.

“Per noi è importantissimo che le imprese siano informate e che conoscano gli eventuali rischi derivanti da questo insidioso batterio che si potrebbe annidare negli impianti delle strutture – ha commentato Gabriella Orlando, direttore di Confcommercio Grosseto -. Abbiamo proposto in città un seminario scientifico, che però è servito per dare spiegazioni anche a chi non è un tecnico. I nostri uffici rimangono a disposizione per ulteriori informazioni sulla materia, ed anche per accompagnare le imprese nella verifica del proprio Documento di Valutazione dei Rischi e della eventuale sua integrazione con le linee guida da adottare per la prevenzione della legionellosi”.

Come precisato durante la giornata, presente negli ambienti acquatici naturali e artificiali, la legionella è un batterio ubiquitario, che c’è comunque e ovunque, pertanto ciò che si deve evitare è “solo”, per quanto possibile, la proliferazione di eventuali colonie.

Le legionelle si trovano infatti in acque sorgive, comprese quelle termali, fiumi, laghi ecc. Da questi ambienti esse raggiungono quelli artificiali come condotte cittadine e impianti idrici degli edifici, quali serbatoi, tubature, fontane e piscine, che possono agire come amplificatori e disseminatori del microrganismo, creando una potenziale situazione di rischio per la salute umana.

“Cosa deve fare un imprenditore?  In primis, valutare il rischio della propria attività – ha spiegato Franco Cionco – conoscere gli impianti della sua struttura e di conseguenza intervenire per la gestione dello stesso rischio, attuando tutte quelle procedure di disinfezione, pulizia, sanificazione, che permettono di tenere basso il livello del batterio”.

L’attenzione deve essere massima nelle strutture ricettive, hotel, campeggi, affittacamere, strutture termali, impianti sportivi, piscine e palestre.

“L’aspetto più importante è la formazione – ha aggiunto Papalini – Il consiglio che diamo agli imprenditori è di leggere e tenere sempre presenti le Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate in Conferenza Stato-Regioni del 2015. Si tratta di buone pratiche che devono essere applicate, al fine di attuare tutte le azioni preventive e gestire correttamente il problema”.

 

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