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Il Comune licenzia il sindaco «Atto politico gravisssimo»

MONTEROTONDO MARITTIMO – Giacomo Termine è stato licenziato dal Comune di Piombino. Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo non avrebbe «superato il periodo di prova» secondo l’amministrazione piombinese.

«Il provvedimento – come afferma in una nota la Cgil – è stato formalizzato lo scorso 24 dicembre. Il sospetto è che si tratti solo di un pretesto per mascherare un vero e proprio licenziamento “politico”. Termine è infatti un sindaco del Pd e segretario provinciale del Partito democratico: non vorremmo che il centrodestra stesse cercando di creare un “caso” per sfruttarlo a fini elettorali in vista delle prossime elezioni regionali.

«Termine è da anni sindaco di un Comune che conta poco più di un migliaio di abitanti: la sua retribuzione non è dunque comparabile a quella di un sindaco di una città di medie dimensioni. Il 31 dicembre 2018 il primo cittadino è stato assunto dal Comune di Piombino – in quel momento guidato da un’amministrazione di centrosinistra – come istruttore direttivo amministrativo (cat. D). Ovviamente Termine – per poter continuare a svolgere nel migliore dei modi il suo mandato elettivo a Monterotondo Marittimo – ha potuto e dovuto usufruire dei permessi previsti dalla legge per assentarsi da Piombino».

«La stessa cosa avveniva quando Termine era ancora dipendente presso il Comune di Gavorrano: il primo cittadino di Monterotondo Marittimo utilizzava legittimamente i permessi previsti dalla legge per svolgere al meglio il suo incarico elettivo e infatti non ha mai ricevuto contestazioni – prosegue la Cgil -. Termine è anche presidente della Conferenza dei sindaci Ausl sud-est, presidente della Società della salute Colline Metallifere e membro della giunta esecutiva Unione di Comuni Montana Colline Metallifere (tutti incarichi svolti a titolo gratuito). La questione è la stessa: malgrado il primo cittadino abbia usufruito dei permessi previsti dalla normativa non ha mai ricevuto contestazioni dall’amministrazione di Gavorrano».

«Fino a che il Comune di Piombino è stato guidato dal centrosinistra Termine non ha mai ricevuto contestazioni. Neanche lo scorso giugno – con l’insediamento della nuova amministrazione – erano state evidenziate criticità. Non capiamo dunque il comportamento dell’amministrazione guidata dal sindaco Ferrari. Il sospetto è che si voglia sfruttare la vicenda a fini elettorali» afefrmano Fabrizio Zannotti, segretario generale Cgil provincia di Livorno e Mauro Scalabrini, segreteria Fp-Cgil provincia di Livorno.

«La decisione del Comune di Piombino di recedere dal rapporto di lavoro instaurato con Termine è profondamente ingiusta e strumentale. Il messaggio che si trasmette è pericoloso: si vuol far intendere che solo i cittadini economicamente facoltosi o pensionati possono permettersi di diventare sindaci di Comuni piccoli. In ballo c’è il diritto di ciascun cittadino di poter svolgere nel migliore dei modi l’incarico per cui si è stati eletti. Tutti insomma devono poter avere la possibilità di assumere incarichi politico-amministrativi. Se tale possibilità viene negata, soltanto le persone economicamente facoltose potranno permettersi di diventare sindaco di un piccolo Comune: una prospettiva che riteniamo profondamente ingiusta».

«La motivazione del licenziamento non ha fondamento: Termine aveva infatti già superato il periodo di prova relativo alla mansione in oggetto quando era alle dipendenze del Comune di Gavorrano. Il sindaco ha comunque sempre sottolineato la sua disponibilità a esser trasferito – mantenendo invariato il suo inquadramento – in altri uffici dell’amministrazione piombinese. Al Comune di Piombino chiediamo dunque di fare un passo indietro e di rivedere la propria decisione. In caso contrario la Cgil utilizzerà tutti gli strumenti previsti dalla legge per far valere i diritti del dottor Termine e impugnerà il licenziamento» conclude la Cgil.

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