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Class action contro l’inceneritore, Barocci: «La sentenza ferma le immissioni e la prosecuzione dell’attività»

FOLLONICA – Il giudice «inibisce tutte le immissioni provenienti dall’attività dell’impianto e inibisce la prosecuzione dell’attività del medesimo impianto». Così la sentenza del tribunale di Grosseto in merito alla Class action presentata contro l’inceneritore di Scarlino.

«La sentenza conferma quanto abbiamo documentato da tempo: l’impianto di incenerimento di Scarlino ha funzionato fuori norma dal 2005 con i forni privi delle dimensioni imposte dalla legge per l’abbattimento delle micidiali diossine, disperse nel territorio della piana» afferma Roberto Barocci del Forum ambientalista Grosseto.

«Secondo la sentenza le concrete modalità di costruzione e di esercizio dell’impianto hanno comportato la violazione del diritto alla salute invocato dalla popolazione che ha promosso la causa. Pertanto il fatto che, al momento, l’impianto sia stato privato delle autorizzazioni amministrative, come deciso dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato del gennaio scorso, e non è funzionante non ha fatto venir meno l’interesse ad ottenere una pronuncia del tribunale che ne inibisca il funzionamento, come invece l’avvocato Alessandro Antichi della Scarlino Energia ha cercato di cancellare».

«Infatti, il collegio peritale, composto da tre ingegneri, di cui due professori universitari, e da un dirigente sanitario, ha dedotto che i tre volumi di postcombustione dell’impianto di Scarlino sono da abbattere o da raddoppiare – prosegue Barocci -, così come già scritto dal più prestigioso istituto pubblico di ricerca italiano, il Cnr istituto di ricerca sulle combustioni di Napoli, non garantendo nello stato attuale il criterio di omogeneità e permanenza dei fumi a temperature tali da abbattere le diossine».

«La Regione Toscana ha finora fatto finta di non capire quali siano le norme violate, le reali dimensioni dei forni e di non sapere quali siano le condizioni di inquinamento della Piana, affidandosi a verifiche inattendibili dei dirigenti Arpat, e attivando agli stessi impianti la sesta procedura autorizzativa, dopo che le cinque precedenti autorizzazioni sono state annullate da sentenze della giustizia amministrativa. Ma la Regione non potrà portare a compimento il suo disegno nell’illegalità. Infatti nella sentenza di ieri si riporta anche il parere sanitario espresso dai consulenti del Magistrato i quali ritengono che vi siano fondati elementi per considerare la ripresa dell’attività di incenerimento della Scarlino Energia, nella sua attuale configurazione impiantistica e gestionale, insostenibile da un punto di vista ambientale e/o sanitario per il contesto dell’area della piana di Scarlino».

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