I coordinatori di Urbact in città, il sindaco: «La nostra esperienza di Pop Up diventata best practice in Europa»

GROSSETO – Il Comune di Grosseto è entrato a far parte del Progetto “iPlace” di Urbact insieme ad altre dieci città di altrettanti Paesi dell’Unione Europea, il cui capofila è la città portoghese di Amarante: il capo progetto, l’irlandese Wessel Badenhorst, ed il rappresentante della città capofila, Thiago Ferreira, sono in questi giorni sul nostro territorio per una serie di incontri istituzionali ed operativi.

Urbact fornisce utili spunti per la definizione di migliori politiche locali e contribuisce al miglioramento delle capacità dei diversi livelli istituzionali, oltre a costituire un necessario momento di confronto con le città di altri paesi europei.

I coordinatori di Urbact hanno visitato il Parco dell’Uccellina e lo stabilimento di Latte Maremma. Hanno incontrato tutte le associazioni di categoria, il Polo universitario grossetano e la Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, analizzando la realtà economica locale da cui uscirà un progetto elaborato, oltre che dal Comune di Grosseto, anche dagli stakeholder locali.

“La partecipazione a Urbact costituisce per Grosseto una grande occasione per far conoscere, in Italia ed in Europa, le competenze e le esperienze tematiche che abbiamo maturato in tema di sviluppo urbano sostenibile – commenta il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna -. Sarà anche, per noi, un momento decisivo per poter crescere e rapportarsi direttamente all’interno di un gruppo di lavoro europeo.”

Il Comune di Grosseto, all’interno di “iPlace”, lavora per individuare le nicchie per lo sviluppo locale sostenibile, sfruttando la connessione tra persone, luogo e tecnologia. In particolare, sarà chiamato a condividere le best practice maturate in materia da condividere, poi, con altri partner a livello europeo.

“La bella notizia è che il nostro progetto Pop Up è già stato inserito nella rete Urbact come esempio di best practice – spiega l’assessore all’Europa Riccardo Ginanneschi -. E questo non solo per il risultato ottenuto, che ha visto oltre il 50 per cento delle attività proseguire la loro esperienza, ma anche come modalità di percorso di realizzazione che ha coinvolto, a differenza di altre esperienze altrove, tutte le associazioni”.

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