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Nuovo progetto per il “Dopo di noi”: apre la seconda casa. «Sarà una palestra dell’autonomia»

Venerdì iniziano le turnazioni nel 2° appartamento del progetto “Per un Dopo di Noi sostenibile e replicabile”. Frascino: «piccole strutture residenziali più costose, ma garantiscono migliore qualità della vita. La nostra scommessa e la sostenibilità economica di un modello»

GROSSETO – Dopo il primo appartamento (in via Piemonte) dedicato al Dopo di Noi partito a inizio agosto, domani sarà la volta di quello di via Edoardo De Filippo, nel quartiere del Casalone a Grosseto. Si chiude così il cerchio del progetto triennale “Per un Dopo di noi sostenibile e replicabile” finanziato da Regione e Coeso-Sds attraverso i fondi della Legge 112/2016 e con risorse proprie dalla Fondazione Il Sole Onlus.

«Il secondo appartamento che sarà utilizzato a partire da questo weekend – spiega Monica Calabrese, responsabile del progetto Dopo di Noi per la Fondazione – ospiterà a rotazione quattro gruppi di quattro persone ciascuno, che per periodi progressivamente più lunghi a partire dai week end di tre giorni, impareranno a vivere in autonomia lontano dalle sicurezze della vita in famiglia. Un lungo percorso che si basa sulla valorizzazione e implementazione delle autonomie delle persone coinvolte, che costituisce una sorta di “palestra dell’autonomia” che coinvolgerà persone relativamente giovani; più o meno dai 20 ai 45 anni. L’obiettivo è quello di prepararle al momento in cui dovranno per scelta o per forza lasciare la propria famiglia originaria».

Rispetto al progetto Fondazione Il Sole ha decido di investire risorse proprie per circa 180.000 euro in tre anni, cofinanziando il 27% del progetto rispetto al minimo del 755 richiesto dal bando regionale. La percentuale più alta della Toscana. «È stata una scelta non facile – spiega il presidente della Fondazione Il Sole, Massimiliano Frascino – ma inevitabile. Siamo convinti del fatto che le piccole strutture residenziali a dimensione familiare siano quelle che garantiscono la migliore qualità della vita alle persone con disabilità psichica, intellettiva e relazionale non autosufficienti, soprattutto perché vengono salvaguardate le relazioni umane e l’inserimento nel microcosmo del quartiere. Naturalmente questo tipo di soluzione non è possibile per le persone più gravi con un elevato bisogno assistenziale, ma la platea di riferimento per gli appartamenti della 112/2016 rimane vasta. Noi vogliamo costruire una risposta residenziale diversa rispetto alle mega strutture da 100/130 posti letto, come quelle ad esempio realizzate o in via do realizzazione a Pisa (nel comune di San Giuliano Terme), perché non ci piace l’idea che l’assistenza e l’integrazione diventino un’industria. L’obiettivo è creare nel tempo una rete di appartamenti a Grosseto e Provincia che siano parte integrante nelle comunità di riferimento. È una scommessa impegnativa che richiede risorse economiche oltre che passione. Per questo bisogna sia chiaro a tutti che l’obiettivo si raggiunge solo se si mettono insieme le risorse pubbliche, quelle del Terzo settore (la Fondazione) e quello delle famiglie. Fra tre anni tireremo una riga e vedremo se avevamo avuto ragione o meno a pensare a un “dopo di noi sostenibile e replicabile”, non arrendendoci all’’idea che le persone con disabilità possono solo avere la prospettiva di vivere in grandi strutture istituzionalizzanti e confinanti».

 

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