L’Atlante vuole rinascere con mister Izzo: «Non cambierei il mio gruppo con nessun altro»

GROSSETO – Sette punti nelle ultime quattro giornate per l’Atlante Grosseto, storica società maremmana di calcio a 5 retrocessa in serie B dopo tante stagioni in A2. Tre risultati utili vitali per levarsi dal fondo della classifica e continuare a crescere, con un gruppo di giovani di buone speranze. “L’obiettivo è quello di giocarci tutte le partite al massimo delle nostre possibilità, salvarci il prima possibile e poi chissà. Siamo una squadra molto giovane ma questo non deve essere un alibi”. A parlare è Alessandro Izzo, classe 1990 di Piombino, da otto anni biancorosso di maglia e cuore nel ruolo di portiere, che dalla seconda giornata dell’attuale campionato ha preso in mano le redini della rosa maschile.

 
“L’Atlante sta creando basi importanti con questi ragazzi – ha continuato l’allenatore – sono stato chiamato per valorizzarli e alzare i giri del motore dopo un precampionato deludente. Credo molto in loro, li vedo crescere allenamento dopo allenamento. Non cambierei il mio gruppo con nessuna squadra, i miei giocatori sanno che ho grande considerazione di loro. La loro età mi impone di usare più bastone che carota, ma sanno che su me possono sempre contare anche per fatti extra campo. Detto questo sono molto importanti anche i componenti dello staff: il nostro segretario Paolo Landi, i dirigenti Bacci e Casalini. Tutti uniti possiamo fare bene. Mi piacerebbe che il nostro presidente fosse più presente durante gli allenamenti anche se capisco quanto sia pieno di impegni, mentre è stato importante avere vicino Giovanni Lamioni, supervisore dei nostri allenamenti per ben tre volte. Lo aspettiamo nuovamente nonostante anche lui abbia veramente poco tempo libero: dopo tre anni di A2, con la retrocessione in serie B la società ha vissuto un periodo molto duro”.
Izzo ha messo da parte i guanti da portiere dopo la prima di campionato, debuttando da allenatore nella gara casalinga contro la Mattagnanese. “Avevamo fatto insieme solo tre allenamenti – ha ricordato – avevo una squadra davvero scarica, non c’era gruppo e giocavano in un modo completamente diverso da quello che voglio io: facevano la difesa troppo bassa, mentre la mia idea di futsal non è subire ma imporre gioco, poi ovviamente nella partita ci sono varie fasi. Comunque nonostante il ko per 2-7 già vidi qualche miglioramento, in fondo stavamo 2-3 fino a sette minuti dalla fine. Come mai abbiamo fatto risultato fuori casa? Se andiamo a guardare le squadre affrontate alla Bombonera, sono tutte di primissima fascia e con un mercato d’estate abbastanza importante. Escludo l’esordio con la Mattagnanese perché avevamo lavorato proprio poco assieme, ma poi abbiamo perso con la seconda Gubbio di misura e con due tiri liberi sbagliati nel finale. Poi c’è stata la sconfitta con la corazzata Ancona, che però ho visto come una vittoria: abbiamo veramente dominato. E in generale abbiamo sempre fatto partite di livello. Il girone è tosto e a breve la classifica si spaccherà. Gubbio e Prato si giocheranno le prime due posizioni. La salvezza dipende completamente da noi: se la squadra continua a seguirmi ed impegnarsi al massimo non avremo problemi di nessun genere”.
Fiducia e stima verso gli estremi difensori che difendono le porte dell’Atlante: “Credo molto nei tre che ho. Dudu Triches è il mio titolare ed è sicuramente uno dei portieri più promettenti e validi del girone (nelle prime mie due gare non lo avevo, grossa assenza), mentre i “baby” Tamberi e Pasquini stanno crescendo, sono sotto la mia completa osservazione, devono aiutare l’Under 19, esserne protagonisti e allenarsi bene con noi. Entrambi hanno già esordito in questo campionato. Quindi come giocatore mi faccio elegantemente da parte. Poi si sa, in estrema emergenza non direi no a questi colori”.

Profondo l’attaccamento di Izzo verso la società maremmana, in cui è entrato dopo un anno di serie D nella sua Piombino. “Poi sempre Grosseto – sono le sue testuali parole – un anno nell’Under 21, poi la B e la A2. Nel mio primo anno ero il portiere dell’Under 21, vincemmo il campionato per la prima volta nella storia dell’Atlante. L’anno dopo entrai in orbita della prima squadra e dopo qualche spezzone feci un grande esordio da titolare contro il Maran Nursia, squadra di fenomeni”. Affezione verso i propri colori sociali ma anche grande carattere e tenacia nel lavorare nell’ombra fra non poche difficoltà ed essere sempre a disposizione del gruppo: questo è stato Izzo da giocatore. “Non sono mai partito titolare – ha continuato – Ogni stagione tornavo ad allenarmi tardi causa lavoro, ottobre o addirittura dicembre e non avendo un fisico esile, oltre al tempo di ritardo avevo quello di preparazione. Quindi ero veramente pronto a metà campionato. E ho avuto colleghi del calibro di Borriello e Del Ferraro. Il primo lo considero uno dei portieri più forti tra i pali fra quelli che ho visto giocare in B e in A2 insieme a Thiago Perez, ex del Prato con la quale ho un buonissimo rapporto, mentre del Ferraro l’ho pure allenato; nonostante fossimo in sana competizione avevamo un bel rapporto e colpiva per il gioco con i piedi. L’anno scorso, nonostante il solito problema di lavoro, ero designato come portiere titolare, ma il portiere che doveva iniziare per poi giocarsela con me lasciò la squadra anzitempo e ricordo che mi ritrovai a giocare con febbre a 39 e senza nemmeno un allenamento la Coppa Italia contro il Pistoia: vincemmo la gara. Iniziai il campionato di A2 e non giocavo brutte gare, ma in ognuna di esse c’era qualche mia imperfezione o errore chiaro. Era facile da prevedere vista la mia assoluta non preparazione ma di fatto c’era molto aspettativa verso di me tanto che venivano fatte notare le mie imperfezioni. Ma questo non mi distraeva: ho una personalità forte”.

Alesandro Izzo

Risale sempre all’anno scorso l’unica pausa fra Alessandro e l’Atlante. “Quando seppi però che stavano cercando un portiere brasiliano – ha continuato Izzo – decisi di interrompere i rapporti. Il campionato andava avanti ma per l’Atlante le cose non migliorarono con il nuovo portiere, anzi ci furono addirittura nuovi acquisti di giocatori di movimento, ma l’annata recitava retrocessione in B e ultimo posto in classifica. A poche giornate dal termine l’Atlante mi chiamò, aveva il portiere squalificato e lo scontro salvezza a Roma. Levai l’orgoglio, un impegno di lavoro, resettai tutto e accettai di andare in panchina con loro. Destino volle che a fine primo tempo il portiere di riserva del brasiliano squalificato non se la sentiva più di giocare. Entrai, dopo quattro mesi senza allenarmi, e parai subito a freddo un tiro libero. Poi, partita tirata fino alla fine che si concluse male. Ma questo è come il mio cuore ha reagito al biancorosso dell’Atlante. Non mi sento parte di quella retrocessione, anche se la faccia in qualche gara ce l’ho messa quindi mi assumo le responsabilità”.

Alessandro racconta volentieri il se stesso portiere, ma si dimostra perfettamente inquadrato oltre che maturo nel compito di mister. “Non escludo di riprendere in futuro il posto lasciato – ha detto con la solita sincerità – in meno anni possibili, ma adesso sono proiettato a 360 gradi in questo nuovo ruolo. Come ogni allenatore dipendo dai risultati ma ho un rapporto molto schietto con la società. Ovviamente per proseguire bisognerà essere chiari sulle prospettive. Al momento sono contento di guidare la squadra dove per sette anni sono stato giocatore. Ai ragazzi dico sempre di metterci il cuore, grande attenzione e che i dettagli fanno la differenza. La cosa più difficile? Accontentare tutti: vorrei vederli sempre con il sorriso a 32 denti ma ovviamente non è possibile ogni volta. La cosa più bella invece è vedere che la squadra crede in quello che fa, ogni giorno e in ogni allenamento, e la attua in campo. Mi piace rimproverare e far capire gli sbagli ai miei giocatori. Ma ammetto che mi da più soddisfazione abbracciarli e far capire loro che prima di un allenatore sono un uomo che farebbe tanto per loro”.

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