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Gli studenti maremmani all’orientamento al lavoro di Confindustria: «Puntate sulle vostre inclinazioni»

GROSSETO – Cento studenti hanno partecipato alla terza edizione di Orienta-To, la giornata nazionle di Orientagiovani, organizzato dal gruppo Giovani imprenditori nella sede della delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud. Un’iniziativa che ha coinvolto classi quarte e quinte dell’istituto a indirizzo Turistico dell’Isis Fossombroni, del liceo classico e scientifico Chelli e dell’indirizzo Aia del Polo tecnologico Manetti Porciatti di Grosseto. Tutti studenti vicini alla cruciale tappa del diploma, dunque anche all’ingresso nel mondo del lavoro o al proseguimento degli studi, ai quali Confindustria ha voluto offrire un contributo qualificato – da parte di imprenditori e docenti – per una scelta consapevole del proprio percorso professionale.

«Questo – ha detto agli studenti Giovanni Mascagni, responsabile della delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud – è un aiuto per le scelte che vi coinvolgeranno. Ci teniamo molto a voi: curando il vostro futuro, curiamo anche il futuro del nostro territorio. Innanzitutto dobbiamo chiederci come sarà il lavoro nel futuro e di quali competenze ci sarà bisogno. Il tasso di disoccupazione giovanile in Toscana è pari al 18,4% e in tutto il Paese le imprese prevedono di assumere 190mila tecnici, ma sanno già che non li troveranno. Dunque dobbiamo concludere che tanti giovani si formano su competenze che non servono alle imprese. Ma studiare conviene sempre: il titolo di studio è un investimento per il futuro. E le lauree stem (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica) continuano ad essere le più richieste».

Per una panoramica completa sui percorsi formativi a disposizione, alla giornata Orienta-To sono intervenuti Annalisa Senserini della Fondazione Polo universitario grossetano, Daniela Marchini e Giacomo Spinsanti dell’Università di Siena, Andrea Conte e Samuele Risoli dell’Università di Pisa, Davide Nesi dell’Università di Firenze e Paola Parmeggiani, direttore della Fondazione Eat, eccellenza agroalimentare toscana che offre la nuova esperienza formativa-professionale degli Its, formazione post-diploma non universitaria che risponde alla domanda di nuove competenze da parte delle imprese.

«Oggi – ha detto Parmeggiani – uscire dalla scuola superiore non garantisce un lavoro stabile e duraturo. C’è bisogno di tecnici specializzati. Occorre investire nelle proprie competenze e trovare un contatto con le imprese».

E dagli imprenditori sono arrivate indicazioni preziose. «I due ingredienti fondamentali – ha detto Andrea Fratoni, presidente del gruppo Giovani imprenditori Grosseto di Confindustria – sono la consapevolezza e la passione. Scegliete un percorso che faccia star bene, che vi gratifichi, con la consapevolezza di quello che offre il territorio, non solo la provincia di Grosseto. Nell’azienda dove lavoro, Elettromar, ci occupiamo di automazione industriale e negli ultimi due anni abbiamo assunto 40 persone che ora sono in giro per il mondo: c’è bisogno di freschezza e i giovani rappresentano una ricchezza perché portano una visione nuova. Abbiamo bisogno di voi».

Appello ribadito da Monia Renzi, fondatrice e Ceo di Bioscience research center: «La Maremma, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, è una realtà vivace e sorprendente. Certo, occorrono idee chiare e la volontà di seguire le proprie aspirazioni. C’è una grande differenza – ha spiegato – tra chi ha bisogno di uno stipendio e chi, pur volendo uno stipendio, cerca una collocazione nell’ambito di ciò che vuole davvero fare. L’imprenditore vuole un valore aggiunto, uno che possa far parte del gruppo».

Anche Lucio Cinà, Ceo di Cicci research, ha creato una propria impresa: «Ho frequentato il liceo scientifico a Grosseto e Ingegneria elettronica a Roma. Le basi solide nelle scuole superiori sono indispensabili, poi all’università arriverà la specializzazione. Chi vuole fondare una società deve proporsi di risolvere un problema».

Un’altra storia tutta grossetana è stata quella raccontata da Daniela Busisi, amministratore di Busisi ecologia: «L’impresa – ha detto – è nata da un’idea di mio nonno, si è inventato un mestIere: commerciare metalli, scarti di lavorazione. Alla fine degli anni Settanta abbiamo aggiunto un centro di autodemolizioni e mio padre e mio zio hanno iniziato a lavorare come dipendenti. Il grande salto è avvenuto a metà degli anni Novanta, quando hanno deciso di aprire un centro di stoccaggio rifiuti. Siamo un’azienda di servizi alle imprese e abbiamo evoluto la nostra attività: l’attenzione non è più smaltire ma recuperare. Il lavoro è cambiato molto e io ci sono cresciuta dentro. Per qualche anno mi sono realizzata con un’altra attività tutta mia, poi nel 2011 con la morte di mio nonno ho sentito di dover tornare a casa. Oggi ho molta difficoltà a trovare persone con le competenze necessarie: serve un ricambio generazionale».

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