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La Maremma da primato: Laura e le due lauree in russo: «Vogliamo lavorare a Grosseto, dateci fiducia»

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GROSSETO – A 24 anni, con una formazione e un titolo di studio di eccellenza, potrebbe cercare lavoro ovunque. In Italia e all’estero. Invece Laura Russo, grossetana, appena laureata con una tesi in russo alla scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori di Trieste – la Sslimt è uno dei centri più prestigiosi d’Italia per lo studio delle lingue straniere – ha scelto di scommettere sulle possibilità che potrebbe regalarle la sua terra, la Maremma. E lo racconterà all’assise 2019 della delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud, in programma venerdì 25 ottobre dalle ore 16.30 all’Hotel Airone, il cui tema sarà “2029: ritorno al futuro”.

«Non nego che sia molto difficile pensare al futuro – racconta Laura, nata a Grosseto nel 1995, padre insegnante di economia all’istituto tecnico commerciale cittadino, madre impiegata e un fratello minore – quando finora ho dovuto pensare solo a studiare, con l’obiettivo della laurea da raggiungere il prima possibile. Adesso che quell’obiettivo è raggiunto, si apre un mondo di tante possibilità ma di altrettante incertezze perché non so se riuscirò a trovare l’occasione di fare la cosa più giusta in base alle mie competenze. A Trieste, dove ho studiato, ci sono aziende che offrono lavoro nel commercio estero, ma almeno per un po’ di tempo farò tutto quello che posso per restare qui, in Maremma, a casa mia. Non vorrei accontentarmi, cioè fare un lavoro che potrebbe svolgere anche qualcuno meno qualificato di me: il mio desiderio è usare le mie competenze per aiutare gli altri in una terra eccezionale come la nostra, un luogo fantastico ma dal potenziale non sfruttato e qualche carenza, a partire da quelle infrastrutturali. Siamo geograficamente chiusi, i collegamenti sono viaggi della speranza. Peccato, perché se Grosseto fosse un centro d’eccellenza nessuno se ne andrebbe».

Il percorso formativo di Laura è cominciato proprio nella sua città. «Fin da piccola – racconta – ho avuto la grande passione delle lingue, perché volevo comunicare con gli altri. Il primo amore è stato l’inglese, che ho cominciato a parlare alle scuole elementari e alle medie, poi ho frequentato il liceo linguistico, dove ho studiato anche francese e tedesco. All’università naturalmente ho scelto la facoltà di Lingue e letterature straniere, ma cercavo qualcosa di non convenzionale, proprio per avere più chance lavorative: le alternative più gettonate erano il russo, il cinese, il giapponese, il coreano e l’arabo. Mi sono chiesta quale Paese mi sarebbe piaciuto visitare, e la scelta naturale è stata proprio la Russia. Ha le sue tradizioni, ma è il Paese più europeo: mi ha affascinato fin da subito. Sono partita da zero. Laurea triennale a Pisa e (dopo un test d’ingresso molto selettivo) laurea magistrale a Trieste con due tesi in russo». E doppio 110 e lode.

«Ero stata in Russia per un mese nell’estate 2016 con una Summer school dell’Università di Pisa – racconta ancora Laura Russo – e prima della laurea magistrale, da fine agosto 2018 a gennaio 2019, ho vissuto cinque mesi in uno studentato a Nizhny Novgorod, quinta città russa per estensione che si trova a quattro ore a est di Mosca. Lì ho sostenuto tutti gli esami del secondo anno e ho frequentato lezioni di lingua e traduzione in russo e tedesco. Non è stato facile, con una temperatura di -19 gradi. Il freddo ti condiziona la vita. Solo dopo che mi sono trasferita per studiare ho capito quanto sia bella la Maremma, dal clima al verde. E dopo la laurea sono sempre stata convinta di tornare». È l’inizio di una nuova tappa.

«Come mi vedo nel 2029? Sarebbe bello – dice Laura – se fossi un’intermediaria tra aziende russe e italiane, un punto di riferimento per il mercato maremmano, sicuramente con tanti viaggi in Russia per mantenere i contatti. E poi, mi vedo con una famiglia: sono cresciuta con idee e valori che vorrei trasmettere ai miei figli, ma occorre essere nelle condizioni per poterlo fare. Il lavoro è un aspetto importante della vita. Essere costretta a lasciare la mia terra perché qui non sono riuscita a realizzarmi professionalmente sarebbe una sconfitta: io non sono un’eccezione, tutti i ragazzi che studiano all’università sono nella mia stessa situazione. Per cambiare ci vuole impegno da parte di tutti, sia da parte pubblica che privata. Io credo nella mia generazione: dateci fiducia, smettiamo di piangerci addosso e rimbocchiamoci le maniche».

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