Riduzione dei parlamentari: ecco come avete votato al nostro sondaggio #InstaPoll

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GROSSETO – Torna l’appuntamento con #InstaPoll, i sondaggi che IlGiunco.net propone alla propria community per sapere come la pensa su alcune questioni di interesse generale. Con l’approvazione della legge sul taglio dei parlamentari, vi abbiamo chiesto se siete d’accordo o meno con la riduzione del numero di deputati e senatori.

La legge costituzionale sul taglio dei parlamentari è stata approvata alla Camera dei deputati con 553 sì, 14 no e due astenuti. Dei presenti (569 deputati), hanno votato a favore le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia viva e Leu) e le forze di opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia), anche se con alcune distinzioni personali al loro interno, più alcuni deputati del gruppo Misto. Hanno votato contro +Europa (3 deputati) e il gruppo di Maurizio Lupi Noi con l’Italia (4 deputati). Nel Movimento 5 Stelle, ha votato in dissenso il deputato Andrea Colletti, mentre la dem Angela Schirò si è astenuta.

Il provvedimento prevede la riduzione dei parlamentari, che passeranno da 945 a 600 (-36%): i deputati saranno 400, contro i 630 attuali, mentre i senatori 200, contro i 315 che sono.

Trattandosi di una legge che va a modificare la Costituzione, in base all’articolo 138 della Carta, l’esame ha previsto quattro letture parlamentari (due al Senato e due alla Camera), dove ciascuna camera ha dovuto approvarla a maggioranza assoluta dei suoi componenti nella seconda votazione.

Sempre in base all’articolo 138 della Costituzione, la legge sarà sottoposta a referendum confermativo (senza quorum) se, entro tre mesi dalla pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una camera o 500mila elettori o cinque Consigli regionali. Se questo dovesse avvenire, si voterebbe a maggio-giugno 2020. Da quella data, se il testo della legge venisse confermato, scatterebbero i 60 giorni concessi al Governo per ridisegnare i collegi. Infatti, a seguito della riforma il numero degli abitanti per deputato aumenta da 96.006 a 151.210, mentre il numero di abitanti per ciascun senatore cresce da 188.424 a 302.420. E’ proprio questo uno dei punti critici additati da chi è contrario alla riforma. Molti costituzionalisti hanno sottolineato che la riforma votata lunedì è uno smacco alla rappresentanza parlamentare, visto che aumenta il numero di cittadini rappresentato da ogni parlamentare.

Anche per questo motivo, le forze di maggioranza hanno già definito delle riforme correlate che si impegneranno a realizzare nei prossimi mesi: entro il mese di ottobre presenteranno in Senato gli emendamenti al disegno di legge costituzionale sul voto ai 18enni per l’elezione dei senatori; entro dicembre verrà definita la riforma costituzionale per modificare la platea che elegge il presidente della Repubblica (art. 83 Cost.), con la riduzione dei delegati regionali, nonché la modifica dell’elezione del Senato non più a base regionale (art. 57 Cost.); entro dicembre dare il via alla riforma elettorale. Le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia viva e Leu) si impegnano a bilanciare il taglio dei parlamentari con una nuova legge elettorale da presentare entro l’anno. L’idea è andare verso un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza.

Nel frattempo, il leader della Lega Matteo Salvini ha depositato in Cassazione il quesito per un referendum abrogativo per l’introduzione di un sistema maggioritario, richiesto da otto Consigli regionali, quelli di Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Sardegna Piemonte, Abruzzo, Basilicata e Liguria.

Il via libera alla riforma sul taglio dei parlamentari è sicuramente una delle più grandi conquiste del Movimento 5 stelle, che lo avevano posto come uno degli obiettivi in campagna elettorale per ridurre i costi della politica. Il taglio del 36% dei parlamentari, ovviamente, porta con sé un risparmio, che il M5s ha stimato pari a circa 500 milioni di euro a legislatura, ovvero 1 miliardo di euro in 10 anni. Soldi che, secondo i cinque stelle, potranno essere reinvestiti “per costruire 133 nuove scuole o 67mila aule per i nostri bambini, ma anche per comprare 13mila ambulanze, assumere 25mila infermieri o 11mila medici. 1 miliardo equivale a 133 nuovi treni per i nostri pendolari, al Sud come al Nord”.

Queste cifre, però, sono state giudicate esagerate da numerosi istituti, come l’Osservatorio economico dei conti pubblici di Carlo Cottarelli. Se si prende in considerazione un’indennità lorda mensile di 10.400 euro e un rimborso spese mensile pari a circa 8.500 euro per ogni parlamentare, si conclude che Camera e Senato risparmieranno circa 82 milioni di euro lordi all’anno. L’economista Edoardo Frattola, che ha lavorato al report, in un’intervista a La Repubblica ha sottolineato infatti che “il vero risparmio per lo Stato deve essere calcolato al netto, e non al lordo delle imposte e dei contributi pagati dai parlamentari allo Stato stesso. “Questa cifra – conclude Frattola – è molto più bassa rispetto a quella enfatizzata dai sostenitori della riforma, ed è pari allo 0,007% della spesa pubblica italiana”.

Comunque sia, la stragrande maggioranza di voi sembra soddisfatta della riforma. Vi abbiamo chiesto se siete d’accordo o meno con la riduzione dei parlamentari: l’81,6% di voi ha risposto di sì.

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