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Voto a 16 anni: ecco come avete votato al nostro sondaggio #InstaPoll

elezioni generica Camera

GROSSETO – Torna l’appuntamento con #InstaPoll, i sondaggi che IlGiunco.net propone alla propria community per sapere come la pensa su alcune questioni di interesse generale. Con il successo del Fridays for future torna, nel dibattito pubblico, la questione del voto ai sedicenni. Così vi abbiamo chiesto se siete d’accordo o meno con l’abbassamento dell’età minima di voto.

Ma cosa è successo? Nei giorni scorsi l’ex primo ministro Enrico Letta suggeriva al nuovo Governo di valutare la possibilità di abbassare l’età del suffragio universale dai 18 ai 16 anni. “Sarebbe un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi” dichiarava in un’intervista a La Repubblica.

La proposta di abbassare l’età minima di voto dai 18 ai 16 anni non è di certo una novità, né in Italia, né in Europa, né nel mondo. Nel mondo, sono otto i Paesi dove il diritto di voto è esercitato a partire dai 16 anni: Cuba (dal 1976), Nicaragua (dal 1984), Brasile (dal 1988), Austria (dal 2007), Ecuador (dal 2008), Argentina (dal 2012), Scozia (dal 2014) e Malta (dal 2018).

In Europa, però, è la Germania la prima ad aver concesso il diritto di voto ai sedicenni, anche se non a livello federale. Dal 1996 l’organo legislativo del Land della Bassa Sassonia viene eletto anche dai sedicenni e dai diciassettenni, regola, questa, estesa ad altri nove Lander negli anni successivi. Nel 2007 anche la Svizzera ha dato via alla sperimentazione del voto a 16 anni nel cantone di Glarona, soluzione recentemente adottata anche in Norvegia. Dal 2015 è la volta dell’Estonia, che ha esteso ai sedicenni la possibilità di votare per gli organi elettivi locali. Infine, in Bosnia il diritto di voto è acquisito da chi ha 16 e 17 anni solo se lavoratore. Infine, in Grecia, Indonesia, Corea del Nord, Sudan e Timor Est, il diritto di voto è esercitato a partire dai 17 anni.

In Italia, nel corso della storia l’età minima di voto è stata più volte modificata. Nel 1861 (unità d’Italia) il diritto di voto era riservato ai soli cittadini maschi con più di 25 anni e di elevata condizione sociale. Nel 1881 l’età minima veniva abbassata a 21 anni e il suffragio esteso anche alla media borghesia. Su proposta di Giolitti, nel 1912 il Parlamento approvava una legge che estendeva il diritto di voto a tutti i maschi sopra i 30 anni e ai maschi che, superati i 21 anni di età, avessero superato, con buon esito, l’esame di scuola elementare (erano molto pochi). Il suffragio universale maschile vero e proprio venne introdotto nel 1918: potevano votare tutti i cittadini maschi sopra i 21 anni. Non solo, per i maschi che avevano prestato servizio militare durante la prima guerra mondiale, l’età minima si abbassava a 18 anni. Per il suffragio universale, esteso anche alle donne, si deve aspettare il 1945. L’età minima, però, era fissata a 21 anni. Sarà la legge 39/1975 che porterà a 18 anni l’età necessaria per eleggere la Camera dei Deputati. Per partecipare alle elezioni del Senato, invece, l’età minima è fissata a 25 anni.

Il sondaggio de IlGiunco.net, condiviso sul nostro profilo Instagram, vi chiedeva: “Voto a 16 anni: siete d’accordo?”. Il risultato è stato netto: l’85,8% dei votanti ha detto no, contro il 14,2% dei sì. Tra i sì, molti ragazzi anche sotto i 16 anni.

Il diritto di voto a 16 anni è una storica battaglia del Partito democratico fin dai suoi esordi, nel 2007, nonché della Lega, che nel 2015 ha presentato una riforma costituzionale in tal senso che, però, non è mai stata discussa. La proposta di Letta è stata accolta positivamente dal Governo. Sia il primo ministro Giuseppe Conte, il ministro degli esteri Luigi Di Maio che il segretario dem Nicola Zingaretti hanno espresso parere positivo. Ma anche il leader dell’opposizione Matteo Salvini. Considerando i dati Istat, i 16-17enni in Italia sono circa 1,1 milioni, il che avrebbe un’incidenza del 2% sugli attuali 49 milioni degli aventi diritto di voto.

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