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Cambiamenti climatici, Gentili: «E’ l’agroecologia la soluzione alla crisi»

GROSSETO – “Stando ai dati diffusi dall’Eea (Agenzia Europea per l’Ambiente), l’agricoltura dell’Europa del sud, e dunque anche dell’Italia, sarà presto messa letteralmente in ginocchio dalla crisi climatica – raccontano da Legambiente -. Ondate di calore, alluvioni, siccità e, molto più in generale, eventi meteorologici estremi metteranno a dura prova le coltivazioni cosiddette non irrigue, facendole diminuire in trent’anni di circa il 50%. E guardando un po’ più in avanti, la situazione è ancora più preoccupante: alla fine del secolo, queste coltivazioni subiranno una ulteriore riduzione raggiungendo quota meno 80%. Senza alcun dubbio, si tratta di un allarme che deve vedere tutti i prima linea e che deve essere affrontato e gestito ponendo al centro del dibattito le modalità attraverso cui salvaguardare la produzione primaria e mettere definitivamente da parte l’agricoltura intensiva e industriale, tra le principali cause dell’attuale crisi”.

“Quella a cui ci troviamo di fronte – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, è un’emergenza che deve essere affrontata da subito e deve rappresentare la priorità nell’agenda dei decisori politici ad ogni livello. Estati torride alternate a periodi troppo piovosi stanno mettendo a rischio le colture mediterranee. Per tale ragione, è necessario incentivare significativamente politiche agricole sia a livello nazionale che europeo attraverso le quali consentire alle aziende di difendersi meglio dai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di CO2 del comparto di riferimento. Un meccanismo premiante, dunque, che dovrà servire per dare un nuovo impulso alla lotta ai pesticidi, notoriamente dannosi sia per il suolo che per la salute dell’uomo. Dalle nuove politiche agricole, inoltre, dovrà passare anche il rafforzamento delle pratiche agricole sostenibili e dell’agroecologia circolare, unica alternativa possibile per il prossimo futuro”.

“Per comprendere ciò – ha continuato Gentili -, è sufficiente far parlare i dati: il tasso di assorbimento della CO2 dei suoli nell’agricoltura convenzionale è pari all’1%, in quelli bio sale al 3,5%. A fronte di ciò, l’agroecologia mette al bando sostanze di sintesi, evitando l’inutile consumo di combustibili fossili. Ciò vuol dire che l’agroecologia non solo ci consentirà di fronteggiare la crisi del settore agricolo ma rappresenta anche un valido alleato nel rallentamento delle conseguenze della crisi climatica. Alla luce di questo ragionamento, appare irrimandabile l’apertura di un tavolo permanente ad ogni livello proprio sull’agroecologia circolare attraverso il quale giungere ad una vera e propria ridefinizione dell’intero settore sia per quanto riguarda il sistema Paese che nei singoli territori”.

“Facciamo un esempio – prosegue Gentili -: la Maremma, luogo in cui non a caso ha sede il Polo nazionale per l’agroecologia sostenibile di Legambiente (località Enaoli – Rispescia), ha tutte le carte in regola per dare forma ad un distretto agroalimentare in chiave eco-sostenibile, all’avanguardia e capace di fare scuola in tutta Italia ed Europa. Purtroppo, però, ad oggi siamo costretti a constatare ancora una non piena applicazione di questo sistema che deve trovare presto una traduzione pratica oltre che una dimensione reale. Attraverso il distretto agroalimentare in chiave eco-sostenibile, la nostra Maremma potrebbe essere protagonista non solo di un rilancio economico green ma anche di un nuovo modo di fare agricoltura attraverso una rete realmente sostenibile e capace di fronteggiare le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto”.

“Questo consentirebbe di ridurre i consumi idrici ed energetici, abbattere gli input chimici, aumentare la fertilità del suolo e fornire prodotti sani ai consumatori. Inoltre, permetterebbe la creazione di un laboratorio a cielo aperto interamente dedicato alla sostenibilità, all’agroecologia ed al biologico e ci consentirebbe di diventare sempre più competitivi sul mercato, abbinando alle produzioni di qualità e senza residui chimici di sintesi l’identità territoriale maremmana. A nome dell’associazione che rappresento – conclude Gentili -, sollecito quindi ancora una volta tutti i decisori politici, gli operatori e i corpi intermedi a lavorare con decisione in questo senso”.

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